→ Iscriviti
→  settembre 26, 2008

sole24ore_logo
di Giuseppe De Rita

Caro direttore,
non sono passate molte settimane da quando scrissi sul rapporto fra mercato e intervento pubblico, rapporto che, per me antico saraceniano, corrisponde al concetto e alla prassi dell’«economia mista». Scrivevo allora che non amo più di tanto questo termine, perché lo considero figlio di un’epoca passata, ma le vicende delle ultime settimane mi convincono a tornare sull’argomento, forse con un po’ di maggiore cattiveria. Sono infatti sbalordito dal modo un po’ svagato e impudente con cui politici e opinionisti ripropongono il tema.

A parte l’onesta determinata lucidità con cui Giulio Tremonti dice che «la salvezza è nel pubblico» e Francesco Giavazzi ribadisce il primato del mercato, il panorama delle opinioni è congestionato e confuso, con qualche tocco di furbizia. Ci si ritrovano infatti la propensione a pensare “a pendolo” (prima il mercato, poi il pubblico, poi il mercato, e oggi di nuovo il pubblico); la vaga definizione di nuovi necessari ruoli di intervento dello Stato (da quello diretto sulle opere pubbliche alla ridefinizione delle regole di sistema); la ricerca di nuovi mix di responsabilità, con la riproposta di un’«economia sociale di mercato»; l’avventura intellettuale e politica verso concetti e prassi di sussidiarietà orizzontale e verticale, che per ora hanno sfondato solo nella dottrina sociale cattolica. Un panorama, mi si perdoni la preannunciata cattiveria, un po’ desolante, specialmente se si mettono a confronto le opzioni sopra elencate con le spietate difficoltà poste a tutti noi dalla crisi, nazionale e internazionale, che stiamo attraversando. Dovessi io gestire la crisi, sparerei a vista a chi mi venisse a parlare di sussidiarietà o di economia sociale di mercato (chiedendo venia al professor Natalino Irti e alla Scuola di Friburgo). Con tutti i dubbi di chi l’ha vissuta in prima persona e ne ha visti il bene e il male, preferisco la rude prassi decisionale beneduciana, di un uomo che era convinto che l’economia mista prima si fa e poi la si teorizza.

Riproporre l’economia mista comporta però la presa di coscienza che oggi, rispetto al passato, vince un accentuato policentrismo dei poteri, sia privati che pubblici; e che quindi non si può riproporre una pura e semplice pendolare ripresa di un determinante intervento statale. Non siamo più la società semplice degli anni fra il 1935 e il 1960; siamo una realtà molto più complessa per cui lo Stato può essere indispensabile in casi specifici ma non può ritornare a essere quel «soggetto generale dello sviluppo» su cui tanti (quorum ego) hanno discettato fino a metà degli anni 70. Ricordiamoci infatti che il nostro sviluppo ha non uno, ma tanti soggetti. Un sistema che ha cinque milioni e mezzo di imprese è per sua natura policentrico; un sistema che ha un centinaio di migliaia di aziende che affrontano con successo e in piena autonomia la globalizzazione imperante, è policentrico; un sistema in cui alcuni settori importanti (distribuzione, logistica, trasporto) sono regolati da una concentrata dialettica fra piccole e grandi imprese, è policentrico; un sistema in cui la dimensione finanziaria e bancaria ha dato luogo a un’intensa metamorfosi dimensionale e istituzionale, è policentrico (basterebbe vedere come alcune grandi banche hanno recentemente operato con un impegno da “banche di sistema” che in passato sarebbe stato demandato alle grandi agenzie pubbliche); un sistema in cui alcuni enti locali, regionali e comunali, hanno sviluppato proprie strategie di sviluppo (in Emilia o in Lombardia, a Torino o a Milano, nella conurbazione triveneta come nei piccoli comuni dell’Italia centrale) è policentrico.

Questo non vuol dire che la responsabilità politica e l’intervento pubblico siano oggi poco importanti, vuol dire solo che essi devono sostenere il policentrismo e non sostituirlo: devono cioè dare generale orientamento politico alle decisioni e ai poteri dei vari soggetti (capendo e gestendo oggi la crisi e aiutando domani le minoranze vitali che competono sui mercati mondiali); e devono concentrarsi su singole e strategiche operazioni di infrastrutturazione che diano assetti di rete al policentrismo imprenditoriale e localistico. Per il resto asteniamoci; prendiamo decisioni e operiamo di fatto in una logica di economia mista, ma senza filosofarne, se non vogliamo innescare pericolosi atteggiamenti collettivi di securizzazione.

Si dirà da qualcuno che anche questa attiva limitata partecipazione del potere pubblico al complessivo policentrismo del sistema potrebbe collidere con le filosofie e le prassi “mercatistiche” dell’Unione europea. Ma la crescita di complessità e articolazione dell’economia europea impone a tutti un po’ di elasticità culturale, prima che politica. Attento come sono, da ricercatore, al progressivo policentrismo di interessi e di poteri che l’Europa a 27 sta creando, credo che sarebbe delittuoso governare ancora il continente con l’approccio ideologico (puramente liberista sul piano economico, ottusamente burocratico sul piano normativo, sotterraneamente lobbistico sul piano del business) che ha contraddistinto il governo comunitario negli ultimi due decenni. Qualcosa va cambiato, ma avremo la forza politica e la presenza dialettica per non restare su un piano puramente esigenziale? Io credo di si, se non ci sentiremo in difficoltà minoritarie; la nostra esperienza di economia mista e di governo policentrico del sistema non sono cose di cui vergognarsi, sono anzi componenti essenziali, e oggi indispensabili, di un moderno governo dello sviluppo.

ARTICOLI CORRELATI
Il sociale di mercato e la deriva socialista
di Franco Debenedetti – Il Sole 24 Ore, 26 settembre 2008

Il liberismo? È più «sociale» dello statalismo
di Geminello Alvi – Il Giornale, 08 settembre 2008

Il modello tedesco di mercato sociale
di Carlo Bastasin – Il Sole 24 Ore, 28 Agosto 2008

→  maggio 30, 2008


Cartello a perdere.
Assicurazioni, Antitrust e Scambio d’Informazioni

a cura di Alberto Mingardi
Prefazione di Franco Debenedetti
Rubbettino Editore, 2008
pp. 319


In un libro in cui si parte da sentenze antitrust in questioni riguardanti vari rami assicurativi, per discutere dei principi, teorici, ideologici e politici, su cui si basa l’attività antitrust stessa, e quindi sottoporne a critica i costrutti fondamentali, mercato rilevante, attività collusiva, quello stesso di concorrenza, giungendo infine a mettere in serio dubbio la possibilità di un antitrust che non sia distorcente del mercato; in un siffatto libro non può mancare una considerazione sulla situazione esistente fino a pochi anni fa in un Paese quale il nostro, in cui il 50% delle attività economiche erano intermediate dallo Stato, e di conseguenza per interi settori non aveva senso parlare di mercato e di concorrenza; e sviluppare alcune considerazioni sul ruolo che l’Autorità per la Concorrenza ed il Mercato ha avuto nella più grande trasformazione della nostra economia, vale a dire l’uscita dello Stato da gran parte delle attività finanziarie e industriali che esso gestiva.

leggi il resto ›

→  novembre 22, 2007

vanityfair_logo_red
da Peccati Capitali

Cento dollari per un barile di petrolio, un dollaro e mezzo per un euro: soglie che impressionano. E preoccupano: se aumenta il prezzo del petrolio aumenteranno riscaldamento, luce, trasporti, dunque tutti i beni; se l’euro forte rende più difficile alle nostre aziende vendere all’estero, diminuirà l’occupazione. I prezzi salgono per motivi reali o perché qualcuno li fa salire?

leggi il resto ›

→  maggio 24, 2007

vanityfair_logo_red
da Peccati Capitali

Ci sono compiti che lo Stato decide di sottrarre all’azione del Governo, dei Ministeri e della Pubblica Amministrazione, e di affidarne l’attuazione alla competenza di Autorità indipendenti. L’esempio più importante è la tutela della concorrenza. Per la Costituzione, questo è un compito dello Stato, l’art. 117 lo elenca subito dopo politica estera e difesa, e prima di leggi elettorali e sicurezza; lo Stato, per garantire interventi imparziali e tecnicamente corretti, delega questo compito all’Antitrust.

leggi il resto ›

→  aprile 19, 2007


La particolarità del mercato delle telecomunicazioni, soprattutto nel nostro Paese e variazioni sul tema “media”. Il libro di Franco Debenedetti si propone come una “critica liberale” al progetto Gentiloni sulla televisione.

Il video della presentazione che si è tenuta a Roma il 19 aprile nella Sala Capitolare del Chiostro del Convento di S.Maria sopra Minerva a Roma. A discutere con l’autore: Franco Bassanini, Antonio Maccanico e Giulio Tremonti. Il dibattito è stato moderato da Enrico Mentana.

Mentana introduce il dibattito

Debenedetti risponde
Perché questo libro

Franco Debenedetti
leggi il resto ›

→  aprile 7, 2007

sole24ore_logo
Governo? Non è né assente né reticente». Romano Prodi è nel suo ufficio di Palazzo Chigi. Una giornata intensa, come tante altre, prima di una brevissima pausa pasquale. Ha appena risolto la spinosa trattativa del rinnovo del contratto degli statali. Con soddisfazione. Il tono è tranquillo, le parole misurate, nell’amarezza consapevole che il nostro è un Paese del tutto particolare.Questa volta non per un Esecutivo inadeguato, o per la debolezza della classe politica. Tutt’altro. La colpa è altrove.

leggi il resto ›