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Archivio della categoria »Huffington Post« Segui questo argomento

→  novembre 18, 2017


Non passa praticamente giorno che non esca un articolo o un commento che metta sotto accusa Gafa (l’acronimo europeo per designare Google, Amazon, Facebook, Apple, con la variante che reca pure una M, per Microsoft). In questi scritti, le accuse sono diverse e diversamente articolate, ma una è ricorrente: non pagano le tasse. Eppure è di tutte quella meno fondata, almeno per quello che ci riguarda. Come si vede analizzando i vari livelli di fiscalità: che sono tre, corrispondenti alle tre giurisdizioni, italiana, europea, americana.

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→  febbraio 24, 2017


Abbiamo perso un’occasione: non bisognava sprecare i disagi procurati dai numerosi giorni di serrata e tenere duro. È troppo chiedere a questo Governo di risolvere il problema per tutto il servizio Uber, invece di limitarsi a prorogare di un anno, e sempre in via provvisoria, il permesso per la sola versione black; ma questo Governo aveva ragioni, e interesse, a non lasciarsi imporre una modifica del testo, sdraiandosi sulle richieste dei tassisti. Così, dopo Rutelli, dopo Bersani, dopo la proposta della seconda licenza gratis, dopo le vicende di Milano, nell’album delle “foto di gruppo con tassisti” vanno a finire immagini sempre più brutte.

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→  febbraio 13, 2014


La ragione per cui tanti amano pensare che sia il naso di Cleopatra a decidere dei fatti della storia, è in fondo la stessa ragione per cui ci sono più persone che giocano d’azzardo inseguendo i “ritardi” dell’uscita di un numero al lotto o alla roulette, di quante giochino a scacchi studiando aperture e mosse di chiusura. E’ più confortante pensare che a decidere del nostro destino sia un caso al quale basterebbe poco per sottrarsi, piuttosto che il determinismo implacabile di forze e di mosse, difficile da capire e impossibile da modificare.

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→  febbraio 6, 2014


“ll movimento dei makers si va diffondendo” scriveva Huff Post. Pochi sanno che in Italia ci sono decine di migliaia di persone coinvolti nella digital fabrication, che le FabLab stanno nascendo ovunque in Italia. Ma basta guardarsi in giro per capire che le persone lavorano, comunicano, si aggregano, sono motivati in modi diversi, perfino agli antipodi di quelli dei tempi della politica industriale.

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→  gennaio 5, 2014


Chi? Chi esce come protagonista nella battaglia del “Chi?”? Chi è Zidane e chi Materazzi?
Come reazione, le dimissioni di Fassina sono poco comprensibili: non si reagisce a chi pensi ti abbia fatto un fallo, colpendo uno, Letta nella fattispecie, che nella vicenda non c’entra nulla. Che le idee di Fassina siano distanti da quelle di Renzi su quasi tutti i temi, uno per tutti il lavoro, lo sanno fin le pietre: se era per questo le dimissioni era un po’ che avrebbe dovuto darle. Il “chi?” non ha aggiunto nulla a cose note.

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→  gennaio 1, 2014


Chi si ricorda del Betamax Sony? Dove è finito Blockbuster? Sono episodi di una storia che si ripete. La stabilità di una posizione dominante è l’opportunità per un’innovazione che riesca ad aggirarla; chi se ne vede minacciato -allora erano i fornitori di contenuti – usa il proprio potere per soffocarla nella culla; se ci riesce, innovatori e innovazione finiscono nel dimenticatoio; se no, nasce un nuovo modello di business. Alla fine, a guadagnarci, possono essere anche quegli stessi che si sentivano attaccati. Pochi giorni fa un post su Techcrunch* faceva la ricostruzione di questa storia. Vale la pena ripercorrerla.

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