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→  luglio 30, 2014


Al Direttore.

Sono molto preoccupato. Come mi scrive Abravanel che è andato a trovare amici in Israele per dimostrare solidarietà, “Israele sta vincendo la battaglia, ma rischia di perdere la guerra”. Ieri sera ho finito di leggere “La Famiglia Moskat” di Isaac Singer. Nello spirito di mercoledì sera, ti trascrivo una frase: “Was sind denn die Juden? Ein Volk, das nicht schlafen kann und das die anderen nicht schlafen laesst” (“Chi sono dunque gli ebrei? Un popolo che non può dormire e che non lascia dormire gli altri” nda).
Un abbraccio.


Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  luglio 18, 2014


Dire che i dibattiti su flessibilità e crescita sono rimasti finora su piano dell’indeterminatezza, come scrive Carlo Calenda sul Sole di martedì, è un eufemismo: sarebbe più esatto dire dell’ambiguità, ambiguità voluta, in modo da poter presentare l’esito di una discussione nel modo politicamente più conveniente.

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Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore
→  luglio 13, 2014


Michael Lewis,
Flash Boys,
W.W. Norton and Company,
New York, pagg. 288.


Nathan Rothschild aveva un’informazione privilegiata: sapeva che Wellington aveva vinto. Ma qualunque cosa avesse fatto, comperare o vendere, sarebbe stata anch’essa un’informazione, che altri avrebbero sfruttato, erodendo il valore della sua. Così quella mattina in Borsa andò al solito posto vicino a una colonna, senza che nulla potesse trasparire dal suo comportamento: quello che poi avvenne fa parte delle leggende della finanza.

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→  luglio 6, 2014


Correva l’anno 1988, governo De Mita. Paolo Cirino Pomicino, alla Funzione Pubblica, lanciava il concorso pubblico per lo “Sportello del Cittadino”: invece della via crucis tra ministeri e procedure, i cittadini avrebbero avuto un unico strumento da cui interfacciare tutta la P.A. Naturalmente non successe nulla: le burocrazie ministeriali, ammesso che accettassero di lasciarsi così interrogare, di come scambiarsi i dati tra di loro, manco si son poste il problema. Fanno resistenza, si disse, e si disse l’ovvio: se non incontrassero resistenza, le riforme sarebbero già state fatte. Per riformare la Pa il governo Renzi ha introdotto una certa mobilità dei dipendenti e promosso un largo ricambio generazionale dal basso. Ha scelto cioè meccanismi che agiscono dall’interno: buoni per rompere dipendenze e incrostazioni, c’è da dubitare che siano adeguati a far prevalere le ragioni dell’efficienza su quelle della propria convenienza. L’efficienza si può definire solo con un riferimento esterno, alle convenienze degli altri, di quelli che stanno dall’altra parte dello sportello. Non c’è coscienza individuale, non accordo collettivo, non questionari scambiati con gli utenti che serva a fare quello che la concorrenza sul mercato fa automaticamente: scoprire quanto valgono beni e servizi. Per A. Gambardella e G. Tabellini (Il Sole 24 Ore del 22 giugno), sarebbe poco importante se a sviluppare le infrastrutture che aspettiamo dall’epoca dello “sportello del cittadino” (1988) fossero informatici di Google o di Poste Italiane.

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Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore
→  luglio 4, 2014


Al direttore.

Rinfacciare ai tedeschi di aver sforato Maastricht per un anno, quando noi siamo fuori dai parametri da quando c’è il trattato, lo si può scusare come enfasi retorica. Ma confondere il deficit con il debito, il flusso con lo stock è un errore da bocciatura. Weber è stato generoso.


Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  luglio 1, 2014


L’abilità di Renzi in Europa, l’inversione delle priorità (prima economia, poi il resto) e i suoi rischi

Prima la flessibilità e poi le riforme, o prima le riforme e poi la flessibilità? Matteo Renzi, gliene va dato atto, ha tagliato corto sulla disputa barocca: “Ora tocca a noi fare le riforme”, ha detto rientrando in Italia dal vertice con i capi di governo dell’Unione europea. Sa infatti che la flessibilità l’abbiamo già usata: sui rapporti deficit/pil (2,6 per cento per il 2014 e 1,8 per cento per il 2015) abbiamo chiesto, e quasi ottenuto, una deroga rispetto all’impegno di pareggio strutturale del bilancio pubblico. Quello lo raggiungeremmo solo nel 2016. Sa che questi obiettivi si basano su tagli di 3,5 miliardi nel 2014, 17 nel 2015, 32 nel 2016; sa che molti, e non solo nei palazzi di Bruxelles, ma anche in quelli romani, dubitano che questi tagli siano sufficienti a centrare obiettivi e soddisfare impegni; sa che a fronte di essi ci sono solo due decreti con effetti finanziari minimi, e un disegno di legge non pubblicato che dovrebbe fornire risultati a partire dal 1° gennaio 2015. Sa che per la revisione della spesa pubblica esistono solo delle slide, e che di Carlo Cottarelli, che le ha compilate, poco si parla e meno ancora si sente.

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio