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→  maggio 28, 2016


Dovesse Trump diventare presidente degli Stati Uniti, gli altri Paesi della Nato dovranno “pagare quanto devono “ e se non lo fanno “dovranno difendersi da soli”. Gli USA spendono per la difesa il 3,5% del PIL, i Paesi europei in media 1,4%, l’Italia lo 0,95%. Quasi nessun Paese d’Europa riuscirebbe a far fronte a spese di questa entità rispettando i vincoli di bilancio, dovrebbe intervenire Bruxelles: e c’è da chiedersi se i Nato-bond varranno a superare i veti che finora hanno bloccato gli eurobond. Per stimolare investimenti, meglio i soldi dell’Unione spesi per comprare gli elicotteri o i soldi della BCE sparsi dagli elicotteri?

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Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore
→  maggio 17, 2016


Al direttore.

Avrei voluto che il Senato lo si abolisse del tutto; che almeno si mettesse fine alle regioni a statuto speciale; che si votasse di nuovo col maggioritario di collegio a due turni. Io sento il peso di una riforma votata (quella del Titolo V), altri sentiranno l’amarezza di una riforma bocciata: prima, tre bicamerali fallite, dopo, dieci anni di stallo. Ho 83 anni, non voglio allungare la lista delle occasioni mancate, voterò sì. E lei, Presidente?


Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  maggio 14, 2016


«Tieni sempre un biglietto da 1.000 franchi nel portafoglio», mi diceva mio padre, che aveva vissuto due guerre mondiali, vent’anni di dittatura, ed era scampato agli orrori della persecuzione. Franchi svizzeri intendeva: l’euro non c’era ancora, e il marco tedesco non era proprio una cosa che si associava alla salvezza. Oggi in Europa siamo fiduciosi che le vicende del secolo breve siano consegnate ai libri di storia; ma in giro per il mondo ci sono paesi con governi autoritari, divisi da guerre interne, con monete dall’incerto valore e non convertibili, con fallimenti bancari: in quei Paesi dollaro, euro, sterlina sono la principale riserva di valore. Tant’è che il biglietto da 100 dollari gode di un aggio rispetto a quelli di taglio inferiore, e le banconote da 50 pound costituiscono un quinto delle sterline in circolazione. Il consiglio paterno mi è tornato alla mente leggendo che la Bce ha deciso di non stampare più banconote da 500 euro. I biglietti di banca si consumano, si distruggono, finiscono dentro i portafogli, e quindi i “bin Laden” (il nome con cui è conosciuto il 500 euro) usciranno dalla circolazione. È vero che il compito della Bce è fornire moneta all’economia dell’eurozona: ma l’Europa non può disinteressarsi di quello che succede nei Paesi problematici ai suoi confini, e se lo fa, ci sono le ondate dei migranti a ricordarlo. È vero anche che c’è la moneta elettronica: ma governi illiberali esistono, e difendersi dagli hacker può essere più difficile che proteggersi dai ladri.

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Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore
→  maggio 10, 2016


Ilva, banda larga, Atlante: in tutti i dossier importanti la Cassa depositi e prestiti (Cdp) è presente con partecipazioni di minoranza. E dove non lo è, si invoca che lo sia: perché la sua stessa presenza certifica che il dossier è importante. Anzi strategico. Una partecipazione, quella di Cdp, non tanto piccola da essere irrilevante, e non tanto grande da essere determinante: sufficiente ad avere influenza. Una partecipazione tale da poter testimoniare una presa di posizione che si ritiene appropriata, senza avere la responsabilità degli imbarazzi che potrebbe produrre se fosse approvata: poni caso, se si trattasse di promuovere un’azione di responsabilità contro i passati amministratori dell’azienda che si sta salvando. A questi delicati equilibri la Cassa è abituata, da quando nel 2003 l’allora ministro Giulio Tremonti convinse le fondazioni bancarie a investire quanto bastava perché Eurostat deconsolidasse il debito postale da quello delle Repubblica.

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  aprile 29, 2016


“Un importante precedente” è stata, secondo Mario Monti, la multa di 497 milioni di euro comminata nel 2005 dall’allora Commissario europeo alla concorrenza, a Microsoft: l’accusa era di installare dentro Windows il software Media player, così restringendo lo spazio di mercato ai concorrenti di prodotti per scaricare brani musicali.

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Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore
→  aprile 15, 2016


Atlante reggerà sulle sue spalle il mondo? Sulle prime sembrava davvero un gigante la struttura allestita da governo e Banca d’Italia: Cassa depositi e prestiti, fondazioni, grandi banche, assicurazioni, società di gestione del risparmio, tutti mobilitati per risolvere il problema delle banche in difficoltà, e impedire che un generale clima di sfiducia e l’aggressività di fondi stranieri sortissero effetti indesiderati, ossia che dalle ricapitalizzazioni uscissero assetti proprietari imprevisti o perdite eccessive dallo smobilizzo di crediti in sofferenza. Sembrava che, per aggirare il divieto al classico bail-out da parte dello stato, si fosse organizzata una sorta di salvataggio, più o meno spontaneo, da parte del sistema finanziario nazionale. A dissipare ogni dubbio, alla guida è stato posto un gestore di rinomata esperienza, un liberista educato a Chicago, Alessandro Penati. In ventiquattr’ore tutto si ridimensiona: le spalle di Atlante sono meno potenti, più piccolo il mondo che regge. Per la massima parte (70 per cento dei fondi) servirà a tamponare gli aumenti di capitale in corso, confidando che la sola reputazione dei soci valga a infondere un po’ di fiducia nei disamorati sottoscrittori, e impiegherà quel che resta per acquistare le tranche junior delle cartolarizzazioni previste per i Non performing loan (Npl), sperando che questo consenta di mantenere le tranche senior a prezzi vicini ai valori di carico delle banche. In sostanza, la vecchia guardia bancaria, ispiratrice dell’iniziativa, ci manda a dire tre cose: i prezzi di mercato sono sbagliati, le norme europee sono inadeguate e la concorrenza tra banche è inappropriata. Meglio quindi “fare i prezzi” degli asset a tavolino, riscriversi le regole in casa e infischiarsene dei conflitti d’interessi e delle distorsioni competitive, tornando alle assicuranti, italianissime “logiche di sistema”.

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio