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→  marzo 25, 2017


Il 20 marzo Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, dà un’ampia intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung: compiti della Commissione, insistenza di Schaeuble a far rispettare strettamente le regole, sostegno di Draghi, solidarietà dimostrata dai paesi del nord dell’Eurozona con i paesi in crisi. Alla fine, affermato che “come socialdemocratico ritengo la solidarietà estremamente importante”, conclude: “Ma chi chiede solidarietà ha anche dei doveri. Io non posso spendere tutti i miei soldi per alcol e donne e subito dopo invocare il suo sostegno. Questo principio vale sul piano personale, locale, nazionale e appunto anche europeo”.

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  marzo 17, 2017


Consummatum est. Non si salvano più neppure le apparenze. Era sembrato che, per evitare il referendum per l’abolizione dei voucher, questi restassero per l’improbabile uso domestico e per i lavori intermittenti. Ma ha prevalso la paura che questo non basti, l’ansia di evitare anche la minima possibilità che la Corte di Cassazione lo ritenga non sufficiente ad evitare il ricorso al voto popolare.

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Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore
→  marzo 15, 2017


Al Direttore.

I convegni politici, soprattutto quando vengono caricati di grandi aspettative, hanno un tema dominante: non fa eccezione Lingotto ’17, la tre giorni organizzata da Renzi per preparare la mozione da presentare al Congresso del PD. Con una singolarità: che mentre il tema dominante di solito lo è per la sua presenza, questa volta lo è stato per la sua assenza. Dominante, dopo la bocciatura del 4 Dicembre, è il tema del sistema elettorale ma, che io ricordi (e sono stato quasi continuamente presente), non è stato neppure nominato fin quasi alla fine. Solo domenica verso la chiusura, è stato prima evocato da Piero Fassino (la vocazione maggioritaria indispensabile per essere polo aggregante di un campo più grande), e poi nominato da Matteo Renzi nel discorso conclusivo. Il quale, avvertito, bontà sua, che “non sappiamo quale legge verrà fuori”, e ammesso che “dopo il 4 Dicembre quel disegno è più debole”, ha affermato che è “la legge elettorale è un punto irrinunciabile”. Che irrinunciabile sia il suo essere maggioritaria, è tanto noto da lasciarlo sottinteso?

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  marzo 4, 2017


Che intenzioni ha? Una volta erano le mamme a chiederlo alle figliuole, e si riferivano ai loro corteggiatori. Adesso invece tocca agli investitori essere indagati: chi supera determinate soglie di partecipazione in società quotate, dal 5% in su, dovrebbe dichiarare che cosa intende fare nel prossimo futuro, se fermarsi dov’è giunto, oppure procedere nella conquista del controllo.

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Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore
→  marzo 1, 2017


Uno Stato che arretra agevola rendimenti e competizione. Il caso Telecom e il futuro della banda larga.

Ilva, Mps, banda larga: sono le tre “emergenze” che consentirono a Renzi di indossare i panni di “Mr.Wolf, risolvo problemi”, e di dimostrare che con lui le cose erano diverse, perché quella è l’Italia che cambia. Sappiamo come è andata a finire. Per Ilva, un paio di cordate di imprese sono in corsa per assicurarsi l’impianto di Taranto; ma non sembra abbiano trovato la soluzione né per produrre i volumi necessari per lavorare con profitto stando nei limiti dell’inquinamento, nè per recuperare parte dei mezzi finanziari per adeguare degli impianti. Per Mps, i 20 miliardi del governo e l’accordo di Bruxelles dovrebbero aver consentito di imboccare la strada giusta (sperando che non sia un dead end e alla fine ci sia l’uscita). Per la banda larga è tutto diverso: intanto non è un’emergenza che ti cade addosso, è più un obiettivo che un problema. Non ha una causa evidente, come l’inquinamento per Ilva, i crediti deteriorati per Mps. C’è una causa remota: da noi mancano del tutto le reti per la televisione via cavo che esistono negli altri paesi e vengono conteggiati come connessioni in fibra: fu la Stet stessa, all’epoca di Telebiella, a farsi fare una legge per bloccarle. Ma in tempi di internet, qual è la causa del ritardo italiano nella bandalarga, la mancanza di domanda o di offerta, troppi pochi computer o troppo poca connettività? Per Renzi la risposta è netta e univoca: il problema è la mancanza di connettività, la connettività è quella con la fibra, la fibra deve arrivare fin dentro la casa, per metterla ci vuole un concorrente di Telecom Italia, la rete che realizzerà deve essere alla fine proprietà dello Stato. Un po’ statalista lo erano anche le risposte alle altre “emergenze”, Cdp ha un piccolo ruolo in Ilva, avrebbe dovuto averlo anche in Mps finché le dimensioni erano “umane”. Ma sulla bandalarga l’approccio diventa conclamato, ne segue il canone più classico, “scegliere il vincitore”. Il governo decide sulla tecnologia (fibra più Ftth), sull’azienda (prima Cdp con Metroweb, poi anche Enel), sull’assetto del settore (due reti in concorrenza, la pubblica di Infratel e la privata di Telecom Italia).

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  febbraio 24, 2017


Abbiamo perso un’occasione: non bisognava sprecare i disagi procurati dai numerosi giorni di serrata e tenere duro. È troppo chiedere a questo Governo di risolvere il problema per tutto il servizio Uber, invece di limitarsi a prorogare di un anno, e sempre in via provvisoria, il permesso per la sola versione black; ma questo Governo aveva ragioni, e interesse, a non lasciarsi imporre una modifica del testo, sdraiandosi sulle richieste dei tassisti. Così, dopo Rutelli, dopo Bersani, dopo la proposta della seconda licenza gratis, dopo le vicende di Milano, nell’album delle “foto di gruppo con tassisti” vanno a finire immagini sempre più brutte.

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Pubblicato In: Giornali, Huffington Post