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→  febbraio 13, 2018

Sir, According to Bill Emmott (“Five Star struggles to be Italy’s agent of change”, February 9), the Five Star Movement is the Italian En Marche. It might be appropriate to recall some of its proposals for the upcoming election.

It wants to repeal the Fornero pension reform, which in 2011 saved Italy, then on the brink of bankruptcy, and reduce the age of retirement; to abolish mandatory vaccination of children; to allow the deficit to rise above 3 per cent of gross domestic product and to abolish commitment to a balanced budget (a constitutional mandate which has never been obeyed). On public debt its “theory” is that it is a macroeconomic problem only because it is denominated in euros: it therefore proposes to redenominate it in lire, placing the Bank of Italy once more under the control of the Treasury, obliging it to buy the debt that would not be financed by the market.

If these policies resemble those of Emmanuel Macron’s movement, your previous reporting on French politics seems less than accurate.

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Pubblicato In: Giornali
→  febbraio 10, 2018


Al Direttore.

Ai primi di Gennaio Bill Emmott scrive per Project Syndicate: “The Bunga Bunga Party returns to Italy”. Berlusconi, spiega, potrebbe finire per essere il salvatore politico dell’Italia, non escludetelo. Però, posto di fronte all’alternativa scalfariana, chi sceglierebbe tra Berlusconi e Di Maio, risponde che “Se fossi costretto sceglierei Di Maio”. Ieri, sul Financial Times, in un articolo intitolato “Five Star is Italy’s equivalent to En Marche in France. The trouble is it lacks an Emmanuel Macron” spiega: è vero che “manca dell’esperienza, dell’abilità, e del savoir faire di Macron”; ma se dopo il 4 marzo, il solo governo possibile sarà quello espresso da una grande coalizione con Berlusconi come kingmaker, Di Maio potrà solo dare la colpa a se stesso: “Avrà fallito l’obiettivo di soddisfare i suoi elettori affamati di cambiamento e avrà fallito quello di salvare l’Italia”. Bill Emmott è il direttore dell’Economist che nel 2001 firmò la copertina che fece il giro del mondo: “Why Berlusconi is unfit to lead Italy”. Adesso sappiamo perché Bill Emmott è unfit a capire qualcosa di questo paese. E, in generale, di politica.

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  febbraio 9, 2018


Al Direttore,

se quella di scegliere i vincitori e salvare i perdenti era un’insana idea, come chiameremo quella del Governo, proprietario dell’incumbent Trenitalia e della rete RFI, di “suggerire” ai consiglieri del newcomer Italo, riuniti in consiglio come devono decidere del loro futuro? Prepotente? Arrogante? In ogni caso dimostrazione al mondo intero che in Italia c’è sempre chi si arroga il potere di interpretare a modo suo i limiti che l’art.41 Cost mette alla libertà dell’iniziativa economica privata.

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  febbraio 6, 2018


Politica e sindacati colpiscono sotto elezioni un simbolo della modernità. Appunti per discutere di tecnologia e lavoro

Se la simbolizzazione dell’istinto, l’intervento di meccanismi difensivi, e la produzione di conflitti sono, come dice l’enciclopedia Treccani, le componenti riconoscibili dell’isteria, sembra proprio che come tale debba essere qualificata l’ondata di reazioni suscitate dal “braccialetto Amazon”: l’istinto ha fatto di quel braccialetto il simbolo di ogni aggressione, ha allertato difese a tutto campo, ha prodotto l’estensione del conflitto.

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  febbraio 1, 2018


Le campagne elettorali, di solito, non godono di buona stampa. Quella in corso, però, qualche merito l’ha pur avuto: in tema Europa, i toni di chi proclamava o di voler uscire dall’euro o di volerne sfidare le regole, si sono attutiti; e in tema di promesse elettorali, è tutta una corsa a dimostrarne la sostenibilità.  Se da un lato alcune idee – che l’uscita dall’euro sarebbe uno schianto, e che le riforme senza “coperture” sarebbero un’agonia – sembrano diventate opinioni acquisite, dall’altro ci sono equivoci che continuano a circolare nei discorsi pre-elettorali.

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Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore
→  febbraio 1, 2018


Al direttore.

C’è una questione sovrastante quella se fossero leciti gli esperimenti sulla nocività delle emissioni diesel (e io penso che lo fossero): doveva essere immediatamente chiaro che devono passare ancora generazioni prima che un’azienda tedesca possa prendere in considerazione il fare esperimenti che coinvolgano uomini e gas.


Pubblicato In: Giornali, Il Foglio