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→  febbraio 5, 2019


Al direttore.

Le ferrovie creano esternalità positive, suscitando attività nei luoghi serviti dai loro mezzi. Nei tempi lunghi, il paper di Peter Dizikes, economista del Mit, dimostra gli effetti che le ferrovie indiane ebbero sulle differenze di sviluppo tra aree servite e aree non servite. In tempi recenti, ci sono casi in cui le ferrovie stesse riescono a internalizzare le esternalità: sul Big Read del Ft del 28 gennaio si legge che alcune ferrovie giapponesi sono ormai tali solo di nome, un terzo dei loro ricavi venendo dallo sviluppo immobiliare e fondiario, un terzo dai servizi, negozi e alberghi, che forniscono ai passeggeri. A casa nostra, nessuno aveva previsto la dimensione delle esternalità che l’alta velocità ha avuto sui valori dei beni e sullo sviluppo delle attività del paese. Valutare compiutamente le esternalità è atto squisitamente politico: riguarda quale futuro si indica per il paese, e dipende da come si vuole che si sviluppi. Ma è anche, in limiti diversi, imprescindibilmente un fatto tecnico. E’ questo che in primo luogo siamo ora curiosi di conoscere: quali e quante esternalità positive siano state considerate dalla commissione costi-benefici della Tav. Con l’occasione siamo anche interessati a verificare che non siano state considerate le variazioni di entrate per accise o per pedaggi, che sono solo spostamenti di flussi finanziari senza effetto su costi e benefici.

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  gennaio 27, 2019


Terza edizione del Festival della Cultura e della Libertà, in programma il 26 e 27 gennaio 2019 e con la direzione scientifica di Carlo Lottieri.

Sono intervenuti: Carlandrea Triscornia (giornalista), Nicola Iannello (giornalista e fellow dell’Isituto Bruno Leoni), Raimondo Cubeddu (professore), Roberto Festa (professore), Nicola Iannello (giornalista e fellow dell’Istituto Bruno Leoni), Luca Diotallevi (professore), Lorenzo Infantino (professore), Michele Silenzi (saggista), Emanuele Galba (giornalista), Stefano Moroni (professore), Laura Parmeggiani (giornalista), Franco Debenedetti (presidente dell’Istituto Bruno Leoni), Luigi Marco Bassani (professore), Corrado Sforza Fogliani (presidente del Centro Studi della Confedilizia).

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Pubblicato In: Convegni
→  gennaio 23, 2019

Franco Debenedetti commenta la crescita italiana, sulle revisione a ribasso sul PIL e sulle ipotesi di recessione tecnica.



Pubblicato In: Audio/Video
→  dicembre 27, 2018


È naturale che, come scrive Franco Bassanini (Il Sole 24 Ore, 21 Dicembre 2018), “molte disposizioni del nuovo Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche tendano a favorire investimenti nelle infrastrutture di tlc di ultima generazione”. Però esso preserva il principio della neutralità tecnologica, le autorità nazionali non possono discriminare tra tecnologie. Per il consumatore quello che conta, più del punto di arrivo, è il transitorio: quanto tempo? quanti soldi? chi paga? Dipende da politiche fiscali, di competenza degli stati sovrani, non della Commissione. I nostri vicini europei intendono effettuare il passaggio alla rete tutta ottica con gradualità (2025 – 2030): per Deutsche Telekom la copertura universale FTTH a breve nel Paese sarebbe impossibile, costerebbe €70 mld; il Presidente Macron ha rivisto il piano FTTH del precedente governo aprendo a tutte le tecnologie d’accesso. Esclusa la Spagna (dove i cabinet non esistono, i cavi in rame sono interrati in trincea) l’Italia è l’unico Paese dell’Europa Occidentale ad aver dichiarato di voler realizzare una copertura FTTH «universale»; gli altri per ora prevedono di accelerare i collegamenti a 100 Mbit/s e la predisposizione di connessioni FTTH per utenti affari e pubblica amministrazione e per le stazioni radio del futuro sistema 5G. I molto citati casi di passaggio diretto dal rame a FTTH hanno tutti motivazioni specifiche: in Giappone le linee sono aeree e le interferenze elettromagnetiche non consentono altro mezzo; in Corea FTTH è usato nei condomini delle tre più grandi città (quasi l’80% della popolazione); altrove si usa il rame potenziato su rete esistente rinunciando alla rete tutta ottica subito, quindici anni fa obiettivo del governo.

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Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore
→  dicembre 11, 2018


di Ferruccio De Bortoli

La nostalgia del pubblico padrone e salvatore (Alitalia, ma anche Enel-Open Fiber)fa il paio con l’incapacità governativa di seguire le catene di valore (taglio degli incentivi 4.0). Ma la piccola industria, unico soggetto di cui i gialloverdi si sentono alfieri, ora si ribella. Teme l’oblio e gli appetiti esteri, che userebbero i nostri guai per comprare a prezzi di saldo

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Pubblicato In: Corriere Della Sera, Giornali
→  dicembre 9, 2018


Al direttore.

Giovedì sera Marco Travaglio, dalla posizione sovrastante di cui gode a “Otto e Mezzo”, pontificava con tono perentorio sull’inutilità della Tav – “passerà solo qualche treno merci semivuoto” – e quindi ne sanciva le definitiva cancellazione. Mi ha fatto tornare in mente le riunioni a Torino con Sergio Pininfarina senior, a quel tempo presidente della Trieste-Lione. Era il 1994, e anche allora c’era una vivace opposizione all’Alta velocità: sarà solo un treno per i ricchi, dicevano. Fu solo cambiando il progetto in “Alta velocità Alta capacità” che si riuscì a superare l’ostacolo: con un aumento di costo, dovendosi ridurre la livelletta e costruire svincoli, quali si vedono percorrendo in auto la Torino-Milano. Ma l’opera è stata fatta, e ha totalmente cambiato l’economia del paese e le possibilità – di lavoro e di svago – degli italiani in modi che, credo, neppure il suo artefice Lorenzo Necci poteva immaginare. Dà da pensare sentire qualcuno che, dall’alto del suo scranno, spaccia per comune buon senso l’angustia della propria visione.


Pubblicato In: Giornali, Il Foglio