L’appello per i BOT alla patria è poco saggio e perfino un po’ rischioso

novembre 9, 2011


Pubblicato In: Giornali, Il Foglio


Fosse solo per il signor Melani, che compera una pagina del Corriere per invitare “le molte persone che dispongono” di qualche ricchezza a comperare Bot e così salvare il Paese, la si può considerare una innocua bizzarria o un tollerabile esibizionismo: al massimo annotare che che l’idea di dare l’oro alla Patria non sembra il massimo per rassicurare la City, e voltare pagina. Ma l’idea è stata ripresa dalle grandi banche, che anzi sarebbero disposte in tal caso a rinunciare alle commissioni. E’ allora il caso di chiedersi: riacquistarsi il debito migliorerebbe o peggiorerebbe la situazione del Paese?

Intanto dobbiamo dare una delusione ai volonterosi: comprare BOT non è un gesto patriottico. Infatti chi compra BOT sul mercato al tasso del giorno, è tanto patriottico quanto gli “odiati speculatori” che lo fanno se il tasso è interessante. Ma anche se quelli che rispondono all’appello fossero tanto numerosi da comperare anche solo i 15 miliardi dell’asta di Gennaio a un tasso inferiore al prevedibile tasso di mercato, non cambierebbe nulla: a meno che il risparmiatore italiano non divenga, asta dopo asta, prestatore di ultima istanza, e si comperi lui tutto il debito pubblico italiano.

Supponiamo più realisticamente che l’appello abbia un discreto seguito, e numerosi siano coloro che acquisteranno BOT per alcune diecine di migliaia di euro ciascuno. Persone avvedute, che non avranno gli euro nel materasso ma depositati in banca, oppure investiti in titoli (quelli che già hanno i loro risparmi in BOT, li lasciamo stare): per comperarne di nuovi dovranno vendere gli uni e ritirare gli altri. Per le case, ci vuole più tempo.

Se ritirano soldi dalle banche, queste avranno meno depositi con cui finanziare prestiti a individui o aziende. Se vendono azioni di imprese italiane, ne deprimono i corsi, aumentano il loro costo del capitale, e rendono meno convenienti i loro investimenti. (A rigore resterebbero quelli che hanno investito in imprese estere, ma non sono tanti, ed è improbabile che aderiscano: non senza ragione, c’è anche un patriottismo dell’euro).

Oppure sono solo danari messi da parte temporaneamente perché destinati a consumi. Ma il risultato di decisioni di risparmiare anziché consumare, sarebbe di far diminuire il PIL, quindi di fare aumentare il rapporto debito/PIL, la disoccupazione, la spesa per cassa integrazione, e le tasse, non potendosi aumentare il deficit.

Guarda caso: non sono proprio gli stessi ragionamenti che si fanno a chi propone la patrimoniale pesante, un colpo secco, via il dente via il dolore? Il proposito “patriottico” di Melani si rivela identico, quanto ad effetti, a quello “giacobino” di un Nichi Vendola, tanto per fare un nome. Con una differenza. Il signor Melani ha ben chiaro quali sono le cause del debito, o meglio del deficit che lo ha formato, e le elenca all’inizio del suo appello: sono spese e sprechi. Invece Nichi Vendola si presenta insieme a Bersani e Di Pietro come la sinistra che potrebbe andare al Governo: riconosce che il debito si accumula perché le spese non sono sotto controllo?

Certo, ridurre le spese e stimolare la crescita non è facile: questo ci mandano a dire gli spread. Sono così elevati perché si pensa che a questo Governo manchi l’energia e la volontà per provare a fare le riforme sempre rinviate, o perché si teme che chi potrebbe sostituirlo non abbia neppure capito dove sta il problema?

Se dove sta il problema l’avranno intanto capito i “concittadini, amici, fratelli” a cui si rivolge, il signor Melani potrà dire che la sua bizzarria non è stata inutile e il suo esibizionismo giustificato.

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di Aldo Cazzullo – Il Corriere della Sera, 05 novembre 2011

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