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Archivio della categoria »Giornali« Segui questo argomento

→  gennaio 28, 2023


Caro Direttore,

che peso sul cuore oggi. I milioni di sofferenze atroci, una per una, giorno dopo giorno, ora dopo ora. E il debito contratto per averle, grazie alla fortuità del caso, scampata. I criminali di Auschwitz, i pazzi del Wannsee non sono nati dal nulla: nel giorno del ricordo rileggiamo Poliakoff.

→  gennaio 26, 2023


Intervista di Christian Benna a franco Debenedetti

Franco Debenedetti: «Badiamo piuttosto alle eccellenze piemontesi»

«Si può anche sognare ma è pericoloso vivere fuori dalla realtà. L’Olivetti ha lasciato in eredità nel nostro territorio rilevanti risorse di capitale umano e un’immagine che poche altre imprese al mondo possono vantare. Ma quale vantaggio strategico possono apportare a chi vuole fare batterie di nuova generazione?». Franco Debenedetti, già vice presidente e poi ad di Olivetti negli anni d’oro dell’Olivetti, ha compiuto 90 anni il 7 gennaio. «Il regalo più bello — racconta l’imprenditore, politico e saggista torinese — mi è stato fatto dall’Istituto Bruno Leoni, di cui sono presidente, con un libro che raccoglie saggi sull’attività che ho svolto dopo quella imprenditoriale, da politico e da editorialista soprattutto in temi di economia».

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→  gennaio 17, 2023


di Michele Masneri

Contro il logorio della città industriale negli anni Sessanta nasceva il design notturno e pop di Strum e Studio 65. Tutto parte dal Piper

Nei fatali Sessanta, mentre a Milano si muovevano i soliti dioscuri del design, da Magistretti a Castiglioni a tutti gli altri, a Firenze nasceva il design radicale, a Roma nel design non è mai successo niente, a Torino succedeva qualcosa di eccezionale. Come a Firenze, la molla fu la noia. Nel ’64 Un articolo su Casabella intitolato “Torino. Monopolio e depressione culturale ” a firma di Riccardo Rosso, sconosciuto studente di Architettura ma futuro socio di Pietro Derossi (allievo di Mollino) e del costituendo gruppo Strum, che stava per “architettura strumentale” e aveva come obiettivo principale quello di utilizzare l’architettura come uno strumento di partecipazione alle lotte sociali e politiche, rompe il grigiore esistenzial-architettonico.

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→  gennaio 6, 2023


di Michele Magno

Al direttore.
Domani Franco Debenedetti, voce tra le più limpide del riformismo italiano, taglia il traguardo dei novant’anni. E’ una bella notizia, anche perché la sua vitalità intellettuale conferma che l’età che conta è quella della mente, mentre l’età anagrafica non è, di per sé, indicativa di nulla. In un paese in cui la retorica del giovanilismo tocca talvolta vette grottesche, è una verità che andrebbe riscoperta. E in un paese in cui si continua a cercare il consenso dei contemporanei a carico dei posteri, la sua biografia di imprenditore e parlamentare, di presidente dell’Istituto Bruno Leoni e di studioso del capitalismo postindustriale, racconta un’altra storia. Una storia che rivendica l’autonomia morale dell’individuo contro le (cattive) ragioni della cattiva politica. L’etica della responsabilità personale dovrebbe essere connaturale alla democrazia liberaldemocratica, fondata su doveri di cittadinanza liberamente accettati e condivisi, mentre vengono meno in una concezione hegeliana dello stato come soggetto che pretende di imporre ai cittadini i loro stili di vita. In questo senso, la libertà non è una polizza di assicurazione sul benessere o sulla felicità. Si può essere agiati e felici senza essere liberi, si può essere liberi senza essere felici e neppure agiati. La libertà assicura soltanto se stessa. Grazie, Franco, per il tuo lungo impegno a favore della società aperta.

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→  gennaio 4, 2023


di Franco Debenedetti e Francesco Vatalaro

“Il Governo”, ha detto la premier Giorgia Meloni nella conferenza stampa di fine anno, “si dà il duplice obiettivo di assumere il controllo della rete e di lavorare il più possibile per mantenere i livelli occupazionali. Il resto lo lasciamo alla dinamica libera del mercato”.
Dovrebbe essere la parola definitiva: ma definitivo è sempre una parola grossa. Tanto più parlando di TIM, come vedremo.

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→  dicembre 16, 2022


In che cosa credevano i riformisti?”, si chiede Alberto Mingardi, sul Foglio dell’8 dicembre. Certo non nel neoliberisme di cui forse non era neppure nato il nome. Credevano di poter costruire, attraverso il Partito democratico, un soggetto nuovo, capace di parlare agli elettori non nei termini del conflitto sociale ma in quelli di una crescita inclusiva. Credevano di avere ragione, e la sinistra pure, nel senso che pensavano di non essere solo dei soprammobili atti ad attirare il voto borghese. Credevo anch’io di avere ragione quando nella campagna elettorale del 1996 andavo nelle sezioni del Pci di Torino Mirafiori a spiegare perché fosse bene per i lavoratori eliminare il famoso articolo 18. Pietro Ichino l’avevo conosciuto alla Società umanitaria di Milano quando presentava “Il lavoro e il mercato, per un diritto del lavoro maggiorenne”. Era l’estate del 1997 quando Carlo Azeglio Ciampi, allora ministro del Tesoro del governo Prodi, mi telefonò per dirmi che avevano convinto Cofferati, e che Telecom Italia sarebbe stata tutta venduta. Era il 2002 quando uscì “Non basta dire NO”, dove raccoglievo i contributi di undici leader della sinistra, da Boeri a Trcu, da Ichino a Salvati, da Ranieri a Rossi.

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