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→  settembre 2, 2019


L’Europa non basta. Che cosa può fare il prossimo governo per archiviare il doppio populismo, per ridare energia all’Italia ed evitare che la pazza svolta in Parlamento diventi un regalo per i nuovi e per i vecchi estremisti. Ottimisti e pessimisti a confronto in un “girotondo” di idee.

Obiettivo dopo aver visto l’abisso: la crescita.

Abbiamo visto l’abisso: il rischio che, per la prima volta nella storia repubblicana, un’elezione conferisse ad una maggioranza il potere di superare i paletti che la Costituzione-più-bella del mondo mette a difesa della nostra democrazia. E abbiamo comperato tempo: non abbiamo eliminato il rischio, ma l’abbiamo dilazionato. E’ costato caro, al Paese, non solo alle forze politiche che l’hanno contrattato: per evitare di aver buttato invano capitale politico bisogna mettere mano ad un programma di governo che dia la garanzia di disinnescarlo.

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→  agosto 28, 2019


“Crediamo nel libero mercato come il mezzo migliore per produrre lavoro, un’economia forte e sostenibile, innovazioni, un ambiente salubre, opportunità economiche per tutti.[…] Le nostre aziende hanno ciascuna il proprio scopo, noi condividiamo il nostro impegno verso tutti i nostri stakeholder” Così il documento della Business Roundtable del 19 Agosto 2019. E così continua: “siamo impegnati a fornire beni di valore ai nostri clienti, a investire nei nostri dipendenti, a trattare correttamente con i nostri fornitori, a sostenere le comunità in cui lavoriamo, a produrre valore di lungo termine per i nostri azionisti”. Seguono le firme autografe degli oltre 180 CEO, tra cui quelli di Apple, Pepsi, Walmart (https://opportunity.businessroundtable.org/ ourcommitment/).

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→  agosto 14, 2019


Philip Stephens is correct: there is certainly no bigger mistake than to confuse cause and effect (“Europe must set its own digital rules”, August 9). But if Europe lags behind the US in the knowledge economy, and now in the race for artificial intelligence, that is the cause of its lacking “companies of sufficient scale to compete with the Americans”, of its struggling “to nurture a culture of innovation”, and of not producing “enough top-flight computer scientists”; in no way can it be the effect. Companies don’t grow, and people don’t choose, in a vacuum.

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→  luglio 31, 2019


Le molte e varie critiche che suscita il progetto “libra” hanno tutte una preoccupazione in comune: che i dati sui movimenti finanziari possano essere uniti ai dati che già raccolgono i Big Data, consentendo una profilatura ancora più completa degli utenti. Una preoccupazione tanto legittima da poter essere, paradossalmente, ignorata: infatti se i proponenti non riusciranno a fornire garanzia che questo non accadrà, il progetto non riuscirà a decollare, perlomeno nei paesi sviluppati. I cittadini hanno dovuto tollerare che il fisco ricostruisca la totalità dei loro movimenti di danaro, mai accetterebbero un grande fratello, né pubblico né privato. Né, c’è da pensarlo, lo accetterebbero le 28 società finanziarie che già sono e quelle che saranno soci del progetto alla pari di Facebook, prime fra tutte le società che già trasferiscono danaro. Visa o Paypal esistono perchè diamo per scontato che i nostri dati rimangano privati: se si insinuasse il dubbio che non è più così, perderebbero l’intero valore del loro business. Tutte le operazioni saranno crittografate, probabilmente usando un sistema blockchain, ma reso meno costoso e più veloce di quello che è usato per i bitcoin. Per evitare gli usi criminali possibili con i bitcoin la titolarità dei conti dovrà essere in qualche modo assicurata. (E poi delle due l’una: non è possibile essere incolpati di non garantire la privacy e di offrire uno schermo ai delinquenti). E’ in senso tecnico, nel senso che i dati sono crittografati, che libra è stata chiamata criptocurrency. Una scelta non proprio felice, un nome diverso avrebbe evitato il fiorire di equivoci.

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→  luglio 6, 2019


«Il liberalismo è obsoleto», dice Putin: ovvio che è falso, scontato che sia condiviso dai leader sovranisti e dai loro sostenitori. E le opposizioni? Comprensibili certe critiche, controproducenti i rimedi che finiscono per coincidere con quelli sovranisti, non giustificabili le critiche radicali contro l’ultima innovazione che il liberalismo ha regalato al mondo, l’economia digitale. Se dichiara obsoleto il liberalismo chi non lo pratica, fa propaganda. Se lo dice chi nel liberalismo vive e del liberalismo gode i frutti, fa correre il rischio che obsoleto possa diventarlo.

→  luglio 5, 2019


«Il liberalismo è obsoleto» ha detto Vladimir Putin nell’intervista al Financial Times del 26 giugno. Vero o non vero, la corte del Cremlino non è qualificata per emettere simili verdetti.

Non lo è in punto di economia: il Pil della Russia solo nel 2020 raggiungerà quello della Germania, che non ha le sue risorse minerarie, e che avrà una popolazione di 83 milioni di abitanti, contro 144 della Russia. La crescita, da quando Putin è tornato al Cremlino, è dell’1,1% annuo, da 5 anni il reddito delle famiglie è in calo.

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