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Archivio della categoria »Il Foglio« Segui questo argomento

→  luglio 21, 2017


Il problema non sono i leader, ma il bagaglio (culturale, politico ed economico) del popolo della sinistra

È un vero peccato che su You Tube il video del discorso di Massimo D’Alema al 2° Congresso del PDS del febbraio 1997 al Palaeur di Roma risulti “bloccato dall’autore per motivi di copyright”. Peccato perché ricordo l’effetto che mi fece, diciamo pure l’entusiasmo che provai: e mi sarebbe piaciuto risentirlo dopo questi vent’anni. Mi sarebbe piaciuto paragonare le emozioni di allora con quelle provate a qualche Leopolda, e verificare se è vero quello che sovente mi vien di pensare: che il D’Alema di allora era il Renzi di adesso.

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→  giugno 23, 2017


La querelle per la banda larga in aree a “fallimento di mercato” rivela un tic ostile alla concorrenza.

Al direttore.

Sunt nomina consequentia rerum. Davvero “i nomi sono conseguenti alle cose”? E se invece fosse vero il contrario, cioè che le res dipendono dai nomina? Ovvero che valga anche per i fatti quel che comunemente si dice delle persone, che nomen omen?

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→  giugno 14, 2017


di Franco Debenedetti e Nicola Rossi

Un sentiero stretto ma molto, molto virtuoso”: si parla di finanza pubblica, e a leggerlo sul Foglio del 30 maggio c’è da trasecolare. E invece è quello che “dimostra” il professor Marco Fortis: basta sommare crescita e avanzo primario, e noi tra le grandi economie siamo secondi solo alla Germania. Se cresciamo meno è solo perché facciamo meno spesa pubblica, non avessimo quel debito potremmo spendere quanto spende la Germania e cresceremmo come lei. Miracoli della germanofobia!

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→  giugno 9, 2017


Pregiudizio anticapitalistico e terrorismo ambientalista all’origine degli errori di gestione della vicenda Riva

La vicenda ILVA, dopo cinque anni, sembra avviata a compimento. Se, come pare, lo stesso sarà per Alitalia e MPS, ci saremo liberati di tre ingombranti macigni. Ma una cosa è il sollievo, altra è la soddisfazione: che in questo caso è del tutto fuori luogo. Perché mentre Alitalia perdeva soldi fin da quando era dell’IRI e turbava i sonni di Prodi; mentre non c’era ancora l’euro quando la singolarità di una banca municipale nel mondo della finanza globalizzata suscitava i sarcastici commenti di Massimo D’Alema; l’ILVA privatizzata produceva acciaio e generava profitti, l’uno e gli altri in apprezzabile quantità. In cinque anni, dall’ordinanza del GIP di Taranto, Patrizia Todisco, che a luglio 2012 ordinava il sequestro dell’area a caldo dell’ILVA, “senza alcuna facoltà d’uso degli stessi a fini produttivi”, la società ha perso circa 4 miliardi e ad oggi restano da fare alcuni miliardi di investimenti ambientali e industriali, che il nuovo acquirente si è impegnato a eseguire; svaniscono alcune migliaia di posti di lavoro; non abbiamo più la nostra voce nel club degli acciaieri europei, dove si spartiranno i vantaggi derivanti dai dazi imposti dall’Europa sull’acciaio cinese. Un bilancio così costoso esige almeno di chiedersi se non si poteva far di meglio, e capire perché non lo si è fatto.

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→  maggio 5, 2017

The Euro and the Battle of Ideas
Brummermeier Markus K., James Harold, Landau Lean-Pierre

Princeton University Press, 2016
440 pagg

Idee e interessi.
“Non le idee, ma gli interessi materiali e morali governano direttamente i comportamenti degli uomini. Molto frequentemente però le ‘immagini del mondo’ che le ‘idee’ hanno prodotte hanno determinato, come se avessero azionato uno scambio, lungo quali binari la dinamica degli interessi avrebbe spinto le azioni degli uomini”. In questa famosa analogia di Max Weber, tutto dipende da dove ci si pone: se a valle dello scambio si parlerà di interessi, se a monte delle “immagini del mondo”, e quindi delle idee che le hanno prodotte.

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→  aprile 27, 2017


Al direttore.

Si chiama azzardo morale: se cedi una volta, autorizzi a credere che cederai anche la successiva e con una posta più alta, e così via. Un banchiere centrale che cede di fronte allo speculatore, ha finito di fare il banchiere centrale, non è più in grado di difendere la sua moneta. L’uomo politico che cede a chi ha votato No al referendum dell’Alitalia, ha finito di fare il governante, perché non è più in grado di imporre la propria volontà: perderà in futuro, con posta sempre più alta.

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