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Archivio della categoria »Il Foglio« Segui questo argomento

→  settembre 10, 2022


Al direttore.
Perché a impegnarsi per estrarre tutto il gas che ha a disposizione l’Italia deve essere il prossimo governo e non doveva già essere questo? O è ordinaria amministrazione solo spendere e non ricavare?

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→  settembre 9, 2022


Al Direttore.

“Esiste un filo tra lettori ed elettori?” si domanda il direttore. In realtà tra le copie vendute dai libri dei politici e i voti raggiunti nelle passate elezioni sembra non esserci relazione; ma “frugando in modo malandrino” nei database dei numeri “si scopre qualcosa di interessante sulla loro capacità di appassionare, di coinvolgere, di incuriosire e di intrigare”. La domanda di Cerasa può estendersi: tra intellettuali che scrivono ed elettori che leggono, che filo esiste?

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→  agosto 26, 2022


Basta con i programmi che parlano solo di qualche soldo in più (sacrosanto) ma senza premiare il merito. Occorre un nuovo punto di vista. Il progetto “Scuole Pubbliche Autonome” è il cambiamento vero. Eccolo

Per chi votare? Per me è semplice: voterò per chi ai primi posti del suo programma mette la scuola. E non solo aumentando gli stipendi, come è pur giusto fare, ma farlo premiando il merito (e senza ricorre a penosi trucchetti, ad esempio quello di inventarsi la categoria del “docente esperto”, cfr. “Docente ‘esperto’ o ‘diversamente anziano’, di Luigi Oliveri, Phastidio, 8 Agosto 2022).

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→  agosto 1, 2022


Al direttore.

Ai dipendenti di Acque Sant’Anna sarà arrivata come una manna dal cielo la mensilità aggiuntiva di stipendio che Alberto Bertone, patron dell’azienda, ha deciso di dare a ciascuno di loro. “Per innescare un meccanismo virtuoso che permetta a tutti i lavoratori di avere maggiore fiducia nella capacità di acquisto”, ha spiegato. Penso che più d’uno si sarà chiesto se è davvero questa la ragione di così inconsueta generosità; tra questi, forse, qualcuno si sarà ricordato di aver sentito dire che “non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dalla cura che essi hanno del loro interesse”.

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→  luglio 26, 2022


La finanza deve dedicare ogni sforzo alla lotta contro il cambiamento climatico? Ci sono considerevoli ragioni per dubitarne

Il comitato per salvare il pianeta”, lo ha chiamato l’Economist, e ne ha scritto diffusamente Marco Bardazzi sul Foglio del 25 Giugno (“Chi ha paura del capitalismo verde”): ne fanno parte Mark Carney, Jamie Dimon e Larry Fink che dichiarano di voler usare il loro potere per ottenere che “imprese e finanza dedichino ogni sforzo alla lotta contro il cambiamento climatico”. E di potere ne hanno: Cherney è l’ex governatore della Banca d’Inghilterra, Jamie Dimon è l’amministratore delegato della JPMorgan Chease, e Larry Fink di Blackrock, il più grande fondo di investimento del mondo. Vogliono che “imprese e finanza dedichino ogni sforzo alla lotta al cambiamento climatico”. Ma sono convinti che questo non si possa fare senza “ripensare il capitalismo, fare della sostenibilità il cuore del business”.

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→  giugno 17, 2022


Dopo i motori a vapore e internet, oggi c’è una “telemigrazione” di persone che sta cambiando faccia al mondo del lavoro e delle idee

Tra il 1820 e il 1990 la quota di pil dei paesi del G7 era passata dal 20 per cento a quasi il 70 per cento del pil mondiale; da allora è ridiscesa al 50 per cento, circa il livello che aveva nel 1900. Questa inversione di tendenza indica che una nuova e diversa forma di globalizzazione è succeduta a quella precedente. La prima era dovuta ai motori a vapore che avevano abbattuto i costi per il trasporto di merci, la cui domanda era cresciuta con la pace dopo le guerre napoleoniche. La seconda globalizzazione è avvenuta quando internet ha abbattuto i costi per trasferire le idee da un paese all’altro. La prima favoriva la delocalizzazione di produzioni su larga scala in un ristretto numero di paesi, dove poi si aggregavano localmente, al fine di ridurre i costi di coordinamento. La seconda entra dentro l’impresa e ne disperde le singole attività tra diversi paesi: nascono le catene del valore globali. Oggi non c’è nessun prodotto che possa dirsi interamente “nazionale”. Per converso, come dimostrano le sanzioni alla Russia per l’invasione ucraina, nessun paese è autosufficiente, l’espulsione dal commercio internazionale può essere letale.

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