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→  agosto 1, 2017


Everybody lies.
Big Data, New Data, and What the Internet Can Tell Us About Who We Really Are.

di Seth Stephens-Davidowiz
HarperCollins, 2017
352 pagine

“Non è che Internet ci fa vivere in una bolla cognitiva, con pareti sempre meno porose alle influenze esterne, dove diventiamo sempre più chiusi sulle nostre idee?” In modo dubitativo, me lo sentii chiedere da uno studente, alla fine di una lezione nell’àmbito del programma dell’Istituto Bruno Leoni per le scuole. In modo assertivo, è quello che sostiene Salvatore Bragantini sul Corriere della Sera del 30 Luglio: per lui “Internet mette a rischio la nostra democrazia”. Dubbio o una certezza che sia, il modo per verificare se hanno qualche fondamento nei fatti, era finora l’indagine demoscopica: si seleziona un gruppo di persone in modo che formino plausibilmente un campione della società che si vuole analizzare, gli si fanno delle domande e se ne studiano le risposte. Il metodo è costoso, tanto più quanto più cerca di essere preciso, e soprattutto è esposto a un rischio inevitabile e non misurabile: ciò che l’interrogato risponde (ad esempio sulle proprie intenzioni di voto), è altro da ciò pensa, e questo da ciò che realmente farebbe. Perché mentiamo tutti, mentiamo agli altri perché mentiamo a noi stessi. “Everybody lies” è il titolo del libro di Seth Stephens-Davidowiz, 300 pagine di esempi di come l’analisi dei dati, una disciplina che richiede solide competenze statistiche e matematiche unite a intelligenza sociologica, consenta di rispondere a questo genere di domande: risposte quantitative, mirate per categorie di persone (età, sesso, luogo, religione, educazione), e scevre dal rischio della menzogna. Quando, protetti dall’anonimato della ricerca su un motore di ricerca, invece di rispondere a domande di altri, cerchiamo risposta a domande nostre, noi lasciamo tracce di desideri e di preoccupazioni, di associazioni di idee e di istinti. Big Data è il siero della verità, a volte rivela verità di cui neppure siamo coscienti.

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→  luglio 30, 2017


Intervista di Filippo Santelli

«La società unica delle reti mi sembra un puro “wishful thinking” da parte del governo». Franco Debenedetti, ex manager di Olivetti e per tre volte senatore, tra Pds e Ulivo, definisce una beata illusione l’ipotesi avanzata da Palazzo Chigi, per bocca del sottosegretario Giacomelli, di far confluire in un unico soggetto le infrastrutture di rete di Telecom e Open Fiber. «Sarebbe un male per Il Paese perche ci riporterebbe allo Stato padrone.”

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→  luglio 28, 2017


Al direttore.

Quelli che ancora oggi lamentano che, quando si è privatizzata Telecom, non lo si sia fatto mantenendo la rete di proprietà pubblica, si sono mai figurati come si sarebbe dovuto fare? Stet avrebbe dovuto preparare societariamente gestione tecnica e gestione commerciale. Stet.Tecnica avrebbe gestito tutto quello che attiene la connessione degli utenti, Stet-Commerciale si sarebbe occupata di pubblicità, contratti, fatturazione, incasso, e un contratto avrebbe stabilito quanto le sarebbe stato riconosciuto per questi servizi, come percentuale del ricavo da clienti.

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→  luglio 25, 2017


“Aver privatizzato le rete” telefonica è stato un errore: è davvero questa la posizione del Governo, come afferma il sottosegretario Antonello Giacomelli? E, in questo caso, che cosa intende fare? Proporre la costituzione di una commissione d’inchiesta? A rispondere di tale errore, non potendo chiamare l’allora Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi, chiamerà a giustificarsi l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi? L’attuale premier sta gestendo situazioni complicate su molti fronti, interni ed esteri, non credo che desideri perdere tempo a riscrivere i libri di storia. Ci permettiamo, rispettosamente, di suggerirgli non già una smentita ufficiale, che sarebbe troppo onore, ma un personale invito al sottosegretario a non impegnare la posizione del governo su argomenti che appartengono, al massimo, a dibattiti e convegni di reduci.

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→  luglio 21, 2017


Il problema non sono i leader, ma il bagaglio (culturale, politico ed economico) del popolo della sinistra

È un vero peccato che su You Tube il video del discorso di Massimo D’Alema al 2° Congresso del PDS del febbraio 1997 al Palaeur di Roma risulti “bloccato dall’autore per motivi di copyright”. Peccato perché ricordo l’effetto che mi fece, diciamo pure l’entusiasmo che provai: e mi sarebbe piaciuto risentirlo dopo questi vent’anni. Mi sarebbe piaciuto paragonare le emozioni di allora con quelle provate a qualche Leopolda, e verificare se è vero quello che sovente mi vien di pensare: che il D’Alema di allora era il Renzi di adesso.

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→  luglio 12, 2017


Habent sua fata libelli, e non solo loro: quando, un anno fa, il gruppo di economisti, sociologi ed attuariali raccolti e guidati da Nicola Rossi, riprendendo precedenti suoi studi, iniziarono a formalizzare il progetto che ora porta il nome di “25xtutti”, nessuno di loro poteva sapere quando esso sarebbe stato terminato e quali sarebbero stati i rapporti numerici e programmatici tra le forze politiche. Deve considerarsi una fortunata combinazione che quel momento sia venuto in piena campagna elettorale, quando cioè le parti politiche mettono a punto le piattaforme con cui si presenteranno agli elettori. Il fatto che ora si sappia che la campagna elettorale durerà diversi mesi, dà la profondità di prospettiva in cui collocare progetti di grande respiro.

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