Archivio per il Tag »economia«
→ febbraio 10, 2012

I “bond della morte” (Stefano Rodotà, Repubblica, 8 febbraio) hanno un precedente, seppur di segno contrario, di cui parla Raghuram Rajan in Fault Lines. Poiché la monarchia francese nel XVIII secolo, pur di far cassa, aveva escogitato la vendita di rendite vitalizie, banchieri ginevrini pensarono di selezionare gruppi di donne “per la maggiore aspettativa di vita rispetto agli uomini” sui trent’ anni, in salute, di “impacchettarne” i vitalizi per diversificare rispetto al rischio di morte accidentale, e di rivenderne quote.
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→ febbraio 5, 2012

Vera concorrenza se calano le proprietà pubbliche.
Ci sono due Europe: c’è l’Europa a 27, quella del mercato unico, e l’Europa a 17, quella dell’euro. La moneta unica, invocata quale mezzo necessario per completare l’unione economica, è diventata, una volta introdotta, strumento per rendere imprescindibile l’unione politica. Per gli europeisti convinti, un’Europa ridotta solo ad area di libero scambio sarebbe la svendita di un ideale: ma si deve constatare che mentre l’Europa dell’unione economica vede gli aderenti, stati e cittadini, sostanzialmente soddisfatti, l’Europa dell’unione politica è attraversata da fratture profonde. La proprietà pubblica di attività economiche erige barriere tra stati, tiene in vita vestigia nazionalistiche: eliminarle è l’aiuto che l’Europa dei 27 puo’ dare a quella dei 17.
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→ gennaio 31, 2012

Debtor Nation: The History of America in Red Ink
by Louis Hyman
Choice’s Outstanding Academic Books, 2011
pp. 392
Before the twentieth century, personal debt resided on the fringes of the American economy, the province of small-time criminals and struggling merchants. By the end of the century, however, the most profitable corporations and banks in the country lent money to millions of American debtors. How did this happen? The first book to follow the history of personal debt in modern America, Debtor Nation traces the evolution of debt over the course of the twentieth century, following its transformation from fringe to mainstream–thanks to federal policy, financial innovation, and retail competition.
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→ gennaio 24, 2012

Le liberalizzazioni servono a crescere se smontano le inefficienze
“Liberalizzare non è privatizzare”: solo un inciso del Presidente Monti nella sua articolata presentazione del decreto liberalizzazioni, ma rivelatore, e utile per ragionare sul senso complessivo dell’azione di governo, del risanamento dei conti pubblici e della crescita, di Salva Italia e delle liberalizzazioni.
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→ gennaio 24, 2012

dalla rubrica Peccati Capitali
“Liberalizzazione dei taxi”, commedia in tre atti. Atto primo: il governo annuncia che liberalizzerà. Nessuno capisce in che cosa consista, dato che si ordina ai comuni di aumentare il numero delle licenze, ma i benpensanti plaudono: “Bravi, questo governo fa proprio sul serio, incomincia dalle piccole cose che interessano i cittadini.”
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→ gennaio 24, 2012

prefazione a
Terremoti finanziari.
Come le fratture nascoste minacciano l’economia globale
di Raghuram G. Rajan
Einaudi, 2012
pp. 200
Titolo originale
Fault Lines.
How Hidden Fractures Still Threaten the World Economy
by Raghuram G. Rajan
FT editor
pp. 200
1. Da Ginevra a Jackson Hole.
Vendere rendite vitalizie fu uno degli strumenti di finanza creativa escogitati dalla monarchia francese nel XVIII secolo nella sua insaziabile ricerca di denaro. Sfruttando il fatto che, per renderle più attrattive, queste obbligazioni potevano essere legate non solo alla vita di chi le acquistava, ma anche a quella di terze persone, ad alcuni banchieri ginevrini venne l’idea di selezionare gruppi di donne – anche allora avevano aspettative di vita maggiori degli uomini – sui trent’anni, in buona salute, di acquistare vitalizi per ciascuna di esse, di «impacchettarli» in modo da diversificare rispetto al rischio di morte accidentale, e di rivenderne quote ai cittadini ginevrini.
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