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Archivio per il Tag »Il Foglio«

→  settembre 11, 2018


Fare ordine: nei dati…
“Ci siamo accorti che le informazioni erano troppe: era necessario fare ordine”. La voce, alla radio austriaca, è quella di Larry Page, intervistato per la ricorrenza. Page Rank, l’algoritmo che assegna un peso numerico ad ogni elemento di un collegamento ipertestuale di un insieme di documenti, “fa ordine” perché consente di ordinare gli elementi di un insieme secondo la loro l’importanza relativa. Questa è la ragione del successo di Google: grazie a Page Rank possiamo orientarci nella sterminata massa di dati con cui il web ci sommergerebbe. Con il web, il mondo è diventato di colpo immensamente più grande; se, come insegna Agostino, il nostro “prossimo” sono quelli che abbiamo vicino, prossimo diventano virtualmente tutti gli abitanti del pianeta. Rischiamo di perderci, se il mondo non diventa anche più trasparente, e qualcuno ci rende possibile trovare, sapere, avere quello che cerchiamo.
L’albero della conoscenza, di cui abbiamo mangiato, è anche l’albero del bene e del male. Acquisito il bene come nuovo diritto universale, è sul male che si esercitano le Cassandre. Non solo il male che è possibile fare deliberatamente, usando le potenzialità di questo (come di ogni altro) nuovo strumento. Ma il male che deriva intrinsecamente dalla sua fruizione: il maggior tempo che dedichiamo, il maggior numero di persone che incontriamo, la maggiore quantità di risorse che spendiamo, perfino il maggior numero di parti cesarei che le donne preferiscono nel garantire la sopravvivenza di questo pianeta.

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→  settembre 4, 2018


Al direttore.

Mariana Mazzucato (“La strada storta dello stato”, Repubblica 1° settembre) avanza la proposta che la Cassa depositi e prestiti, “attore pubblico autonomo dal potere politico ministeriale” e con “decennale esperienza nel settore infrastrutturale”, acquisisca “sul mercato la maggioranza del capitale azionario di Atlantia”, allo scopo di “migliorare il rapporto con le concessionarie”. A parte la sospensione del principio di non contraddizione inerente a “un attore pubblico autonomo dal potere pubblico”; a parte il contenuto della “decennale esperienza” che si può fare da socio di minoranza in Terna, Snam spa, Eni, Enel; a rendere perplessi è quel “migliorare il rapporto con le concessionarie”. Che il controllore si faccia controllato può far comodo al controllato; ma che il controllore debba spendere soldi per riuscire a fare il suo mestiere è clamoroso, e ancor più che a dirlo sia la paladina dello “stato imprenditore”. E non è finita: se “l’attore pubblico autonomo” vuol comperare sul mercato il 50 per cento del capitale, fa salire il valore del titolo: a meno che non vengano annunciati propositi espropriatori atti a farlo calare. In tal caso l’autonomia dell’“attore” riuscirebbe a evitare “al potere politico ministeriale” l’accusa di aggiotaggio? La strada storta dello Stato: non c’è che dire, titolo perfetto.

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→  agosto 29, 2018


Al direttore.

Incivilirli, come vorrebbe Orsina, o cacciarli, come esorta a fare Panebianco? Quello che fanno – e quello che non fanno – non può che portare a un deterioramento della condizione economica del paese: grave, ma insufficiente a cacciarli e incapace di incivilirli. Quello che inevitabilmente farebbero per nascondere il loro fallimento, questo sì che sarebbe veramente terribile. E poiché può accadere molto presto, non resta che cacciarli prima che succeda. Il Pd è quello a cui guardano sia Panebianco sia Orsina: chiami a raccolta quanti, con la loro inventiva e il loro lavoro, tengono ancora in piedi questo paese. Abbandonare senza rimpianti e con intransigenza quanti pensano che i Cinque stelle covino ideali comuni alla sinistra (la teoria della costola-della-sinistra 2.0) è la parte facile; quella difficile è liberarsi dell’antiberlusconismo (e del berlinguerismo di cui è la reincarnazione). Ma se non si incomincia da lì, tutte le geremiadi sull’assenza di un’opposizione sono puro flatus vocis.

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→  luglio 28, 2018


Al direttore.

Quali possono essere le ragioni della perdita di 120 miliardi di $, la più grande in un giorno nella storia di Wall Street, che ha subito giovedì il titolo Facebook?

Ci saranno di certo quelli che vi avranno la “giusta punizione” per il comportamento incauto (o doloso) con cui Facebook si appropria dei nostri dati e li vende a chi ne approfitta per farci  comprare cose di  cui non abbiamo bisogno e farci esprimere valutazioni politiche che mai avremmo liberamente prese. Ma si dovranno rassegnare: dopo il tonfo di  giovedì, la quotazione di Facebook ha recuperato tutta la perdita seguente allo “scandalo” di Cambridge Analytica, ed è più alta dell’85,% degli ultimi 12 mesi.

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→  giugno 23, 2018


Al Direttore.

Leggo la preoccupazione, di Pomicino e sua, per la “politica svuotata”, e mi prende il terrore retrospettivo per quello che sarebbe potuto succedere se fosse successo quello che in tanti auspicavano, prima che Renzi perentoriamente chiudesse ogni prospettiva di alleanza con il M5s. Sicuri che il PD sarebbe riuscito a riempire il vuoto della politica, “il cambiamento che rischia di mutare il profilo della nostra Repubblica, avvelenando i pozzi della democrazia”, e non l’avrebbe invece tacitamente legittimato, finendo per lasciarlo riempirsi “nel migliore dei casi dai mandarini, nel peggio dai poteri loschi”? Mi piacerebbe pensare che sia stata la nostra Dunkerque.

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→  giugno 21, 2018


Singolarità, nel campo dell’intelligenza artificiale, è il momento in cui quella delle macchine supera – o supererebbe – l’umana. Per analogia lo stesso termine potrebbe essere usato a proposito del nostro futuro politico: a indicare quando l’uscita dell’Italia dall’euro diventa –o diventasse – inevitabile. Come per la singolarità logica, anche per quella politica c’è chi pensa che non avverrà, e chi invece la ritiene inevitabile.

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