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→  aprile 14, 2018


“Lo Stato non sta prendendo il controllo di TIM. Riteniamo che una rete unica separata e neutrale corrisponda all’interesse generale. Pensiamo che un modello public company sia preferibile ad un controllo che ha mostrato limiti.” E’ perentorio, secco, sintetico il tweet di Carlo Calenda. Con l’occasione di precisare gli obbiettivi dell’intervento, annuncia un rovesciamento totale della politica governativa: finora costruire una seconda rete, adesso avere una rete unica.

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Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore
→  aprile 8, 2018


Caro Aldo,
naturale pensare che a indurre Cassa depositi e prestiti, i cui vertici sono, com’è noto, in scadenza, a un intervento così muscolare nella contesa tra due soggetti privati, ci sia il desiderio di disporre le vele per prendere il vento del nuovo clima politico che sta dilagando nel Paese. Se il risultato sarà separare la rete dell’«incumbent», e riunirla a «Open Fiber» sotto il controllo dello Stato, avremo ricostituito il monopolio, e ridotto Tim a una catena di negozi. Chi ha demonizzato quella della telefonia come la peggiore delle privatizzazioni, potrà essere fiero di ciò che ha ottenuto: la rete rinazionalizzata, e una delle nostre poche grandi aziende dissolta.


Pubblicato In: Corriere Della Sera, Giornali
→  aprile 7, 2018


Quello che più colpisce soni i tempi: CDP ha palesato il suo orientamento a rilevare fino al 5% di TIM mentre è in atto una contesa per la governance tra Vivendi, che ne detiene il 24%, e il fondo attivista Elliott, che sarebbe prossimo al 10%. L’intervento dello Stato altera evidentemente il rapporto tra due contendenti nel mercato, mentre proprio la Consob dichiara di non vedere ragioni per un suo intervento, essendo il giudizio civile la sede in cui le parti in causa devono risolvere le proprie controversie. Quale rischio corre “il sistema Italia” perché sia necessario l’intervento dello Stato per tutelarlo? Ma non c’era già il golden power? Se vince Vivendi, non cambia nulla rispetto a ora, se vince Elliott, c’è tempo quanto si vuole per intervenire ove mai si profilasse chissà mai quale pericolo.
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Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore
→  aprile 5, 2018


Un autorevolissimo lettore di IC ha scritto a Sergio Rizzo, vice direttore di Repubblica, per protestare contro le sue parole contro Israele a proposito della “marcia” organizzata al confine di Gaza dai terroristi di Hamas. Rizzo ha infatti risposto all’intervento di un ascoltatore che demonizzava Israele evitando di prendere posizione.
Questo il resoconto della trasmissione che il lettore di IC ha inviato a Sergio Rizzo, vice direttore di Repubblica.

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Pubblicato In: Giornali, Varie
→  marzo 29, 2018


Adesso che si è mossa la Federal Trade Commission, la vicenda Facebook si è istituzionalizzata e prende un indirizzo preciso. L’ufficio per la protezione dei consumatori ha reso noto che prende molto sul serio le notizie stampa che sollevano forti preoccupazioni su come Facebook protegge la privacy, e che ha iniziato un’indagine non pubblica sulle pratiche adottate dall’azienda. Sarà particolarmente severa, dato che a Facebook erano già stati imposti provvedimenti. Finora invece la vicenda era stata descritta nei modi più disparati. “Scandalo”, il più frequentato, una valutazione morale che nulla dice della causa. “Sfruttamento dei dati personali”, con riferimento alla polemica sul loro valore venale. “Pericolo per la democrazia” per il (reale? potenziale?) potere dei messaggi. “Fallimento”, come sulla copertina dell’Economist, per la perdita in valore delle azioni del gigante di Menlo Park. E l’onnicomprensivo “BAADD” (Big, Anti-competitive, Addictive and Destructive to Democracy), buono per tutti i BigTech. Adesso si sa di che si parla: di possibile lesione dei diritti di privacy dei consumatori, in questo caso di social media.

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  marzo 24, 2018


Grazie, signora Giulia. Non sa quante volte, l’ultima ieri pomeriggio, mi son detto “ma perché non avere la vecchia Rai Radio 5 e la sua musica?”: lei invece ha scritto “la rivoglio”. Avevo sospettato qualcosa un anno fa, cercando il palinesto (allora non conoscevo Shazam): l’avevano cambiato. Perché cambiare una cosa che funziona bene e a cui il cliente è abituato?

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Pubblicato In: Corriere Della Sera, Giornali