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→  aprile 22, 2020


di Franco Debenedetti, Fabrizio Davide, Francesco Vatalaro e Alessandro Vizzarri

L’idea della app sul modello Singapore non è male, ma il nostro stato è all’altezza? Dubbi e spunti

Il tracciamento dei contatti e l’analisi dei dati promette di essere uno strumento efficace nel contenimento della pandemia di coronavirus. Sta contribuendo positivamente in Estremo Oriente e, in particolare, il modello sviluppato a Singapore ha attirato in Occidente l’attenzione per le sue proprietà che bilanciano efficacia e rispetto della privacy. Diversi Paesi europei stanno lavorando per procurarsi una soluzione tecnologica in tempi brevi ed è certo una buona notizia che anche l’Italia abbia imboccato con decisione questa strada. Per il successo di questa iniziativa, tuttavia, non solo si richiede un notevole sforzo organizzativo delle pubbliche amministrazioni, ma anche l’adesione convinta dei singoli cittadini e l’impegno di imprese e organizzazioni private. Non ci si può permettere di sbagliare: il senso civico, dimostrato in modo così sorprendente in tutto il Paese, pur scosso da questa grande tragedia, volgerebbe facilmente in sfiducia proprio nel momento in cui c’è bisogno di rimettere in moto le energie di tutti per la ripresa economica e la ricostruzione del tessuto sociale. E’ in questo spirito che si fanno le considerazioni che seguono.

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  aprile 17, 2020


di Franco Debenedetti e Natale D’Amico

Senza indicare un criterio la scelta delle data per la fine del lockdown sembra un’estrazione casuale priva di ogni ragionevolezza.

Perché il 4 Maggio? Immagino che il Presidente Conte abbia chiesto ai suoi consiglieri tecnici quando si poteva rischiare un rilassamento delle costrizioni; avrà fatto presente le necessità degli operatori economici (e del nostro PIL), il rischio di un’insofferenza della popolazione. I consiglieri avranno indicato una data in cui ritengono che la probabilità di contagio si sarà ridotta in modo da non rischiare ricadute. E l’avranno fatto nella motivata previsione che alcuni dati avranno stabilmente raggiunto entro il 4 maggio quei valori che consentono la parziale riapertura . Quali sono questi dati e quale la soglia attesa? Il numero dei nuovi contagi o la loro diminuzione media giornaliera? Il numero di ricoverati in terapia intensiva, quello dei cittadini testati, o a cosa altro? La risposta non arriverà, ma la verità la sappiamo: quei numeri non sono stati enunciati perché mancano i dati, a partire da quello fondamentale, cioè il numero di asintomatici e di quanti hanno la malattia in incubazione o non sono stati dichiarati. Il 23 marzo scorso rivolgemmo un accorato appello ai decisori politici affinché raccogliessero, elaborassero, mettessero a disposizione di tutti un maggior numero di dati, e di migliore qualità, intorno alla evoluzione della epidemia. Non siamo stati i primi a porre la questione, altri hanno seguito: tra tutti, Giorgio Alleva e Alberto Zuliani, ex presidenti dell’ISTAT, decani della scienza statistica italiana, fiancheggiati da numerosi loro colleghi.

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  aprile 10, 2020


La pandemia limita, fin quasi ad annullarli, diritti che riteniamo intangibili: muoversi nel territorio del Paese, incontrarsi con altre persone. Se lo sopportiamo, tutto sommato con straordinario civismo, è perché sappiamo che è per il bene nostro e del Paese. Questo non può dirsi per le norme sul golden power annunciate ieri sera dal primo ministro Conte: ledono il diritto di proprietà, per giunta quando disporre della propria ricchezza potrebbe essere più necessario. E sono di danno per il Paese, quando si tratterà di ricostruire i danni di questa “guerra”. Con la differenza che i diritti di circolazione e di riunione verranno (forse perfin troppo presto) ripristinati, le lesioni a quello di proprietà rischiano di lasciare cicatrici permanenti.

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Pubblicato In: Corriere Economia, Giornali
→  aprile 7, 2020


Al direttore.

A quando la fase due? Ce lo chiediamo compulsando ansiosamente ogni sera numeri e curve. Ma rischiamo di andare incontro a una tremenda delusione: perché il buon andamento dei numeri è solo condizione necessaria per poter parlare di fase due, che però non potrà e non dovrà arrivare se non abbiamo approvati, provati, funzionanti e pronti gli strumenti sufficienti per poterla iniziare. Secondo il Nobel Paul Romer (in un webinar consultabile su bcf.princeton.edu) gli strumenti sono due. Non sono cose nuove, nuova è la (facile) formuletta per indicare la quantità di esami necessaria per ottenere che R diventi minore di uno, e così bloccare la diffusione.

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  aprile 1, 2020


È una fortuna che il Governo goda di un giudizio positivo, anche se purtroppo non se lo merita. Dati, imprese, soluzioni. Idee per evitare che l’Italia guarisca morendo.

Sarà perché siamo tutto il giorno su Internet, sarà perché tutti siamo concentrati a cercar risposte agli stessi interrogativi, ma sembra che sia aumentata la velocità di circolazione delle idee: ancora pochi giorni fa erano quelle sui dati per conoscere il presente, adesso son quelle sul “dove stiamo andando” per evitare di perdere il futuro. C’è una logica comune tra la strategia per quali e quanti dati raccogliere, e quella per evitare che il Paese “muoia guarito”, per mutuare la frase di Renaud Girard, il grande cronista di guerra del Figaro. E ciò, com’è ovvio, chiama in causa il Governo, la sua strategia, la sua capacità di far ripartire il Paese. E il giudizio, come si vedrà, è del tutto diverso da quello che ci raccontano le analisi demoscopiche: giudizio sia su quello è stato fatto, sia su quello che ci si dovrebbe preparare a fare per riportare le aziende a produrre e la gente a lavorare; e sulle le ragioni culturali e politiche che ne sono alla base.

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio
→  marzo 30, 2020


Cosa vuol dire essere realisti davanti all’emergenza del coronavirus? Da mesi il Foglio aveva organizzato per il 28 marzo, a Milano, il Festival del Realismo. Doveva essere un’occasione di confronto tra economisti, politici, manager, rappresentanti delle istituzioni, collaboratori e giornalisti del Foglio sui temi dell’attualità politica ed economica e sulla sfide che attendono il nostro paese. L’emergenza coronavirus e le misure di lockdown decise dal governo hanno obbligato a cancellare l’evento pubblico. Da qui l’idea di trasformarlo in un “smart happening”. Due giornate di riflessione su quello che è l’Italia oggi e su quella che dovrà essere l’Italia del futuro. Gli ospiti sono intervenuti attraverso dei video.

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Pubblicato In: Audio/Video