Gianni Letta rilancia la privatizzazione della Rai. Debenedetti: «Al lavoro»

aprile 10, 2002


Pubblicato In: Giornali, Il Foglio


Tutti alla Rai sembrano occupar­si delle nomine in arrivo. Ma l’assetto del sistema e la privatizzazione di viale Mazzi­ni sono improvvisamente usciti dal magaz­zino oggetti dispersi, grazie alle dichiara­zioni rese da Gianni Letta. Intervenendo a un convegno dell’Isimm, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio prima ha trac­ciato un quadro storico del trentennale ritardo della legislazione italiana in materia di telecomunicazioni e televisione, utile a ricordare che il duopolio della tv in chiaro è figlio della miopia dei legislatori e non vi­ceversa (la nascente tv via cavo, per-esem­pio, fu bloccata dalla politica nel 1973 per difendere il monopolio Sip e Rai).

Venendo all’oggi, ha invocato una legge di sistema capace di aprire tlc e tv a multime­diale e digitale, superando quindi le eredità del passato con la cultura “dei tetti e dei vincoli” disegnata dalle leggi Mammì e Maccanico. E, soprattutto, ha rilanciato in gran­de la privatizzazione della Rai, dicendosi “favorevole all’iniziativa del senatore Franco Debe­nedetti, che aveva ipotizzato la creazione di una commissione tra mag­gioranza e op­posizione, che potesse studiare la questione con serietà professionale”. La proposta, lanciata dal senatore diessino dopo la conferenza stampa di fine anno, in cui Silvio Berlu­sconi aveva annunciato l’impegno a cedere una o due reti Rai sul mercato, aveva trovato eco nelle dichiarazioni del presidente del Se­nato Marcello Pera all’atto della nomina del nuovo consiglio d’amministrazione della Rai. Ma poi non si era più saputo nulla.

Come vanno giudicate le parole di Letta?
“Io i miei passi li ho fatti”, ci dice l’ideato­re della proposta, il senatore diessino Debenedetti, “parlandone, oramai più di due mesi fa, sia con esponenti del mio schiera­mento politico, sia della maggioranza”.

Ci siamo, allora?
“Le parole di Letta possono essere considerate in due modi. Se si trat­tasse di un altro, si potrebbe credere a una formula di cortesia. Provenendo da chi da sempre misura con cura toni ed espressio­ni, lo considero invece di un mezzo impe­gno”.

Anche il presidente del Senato si era impegnato.
“E’ diverso. Il presidente Pera non poteva fare più di quel che ha fatto. Rendere noto in interviste di aver chiesto ai nuovi vertici Rai di esaminare la que­stione della privatizzazione. Oltre Pera non può andare, perché la fonte di nomina del consiglio d’amministrazione non ha nessun potere di indirizzo. Per palazzo Chigi è di­verso. E’ il governo, l’azionista della Rai. Non si tratterebbe di una preghiera, ma di un indirizzo da perseguire”.

Anche per svelenire il clima. Tuttavia Letta ha accennato alla sua pro­posta, più che a un’iniziativa del governo.
“Se è un modo per affrontare comunque la questione, allontanando dal premier l’om­bra del conflitto d’interessi, la mia opinio­ne è che non bisogna tirarsi indietro. Però solo un’iniziativa del governo può superare lo scontro generalizzato che si è creato in questi mesi tra maggioranza e opposizione, e che investe anche la Rai. Forse la filoso­fia della mia proposta si presterebbe a sve­lenire il clima”.

In che senso?
“L’idea era di una commissione bipartisan di pochi membri, scelti tra competenti del settore e, soprattutto, della realtà del mercato italia­no ed europeo”.

Lo scontro è tutto politico, e lei pensa a dei tecnici?
“Non mi illudo sulla neutralità dei tecnici. Ma se partiamo dalla politica tutto resta com’è. L’idea sa­rebbe invece di confezionare proposte vol­te a individuare con precisione quali ca­ratteristiche debba avere la parte di Rai da privatizzare, in maniera che sia appetibile ai compratori e possa sopravvivere sul mercato. Definire che patrimonio dovrebbe avere, quali impianti, quanti dipendenti e costi fissi per puntare a una certa redditi­vità, e così via. Naturalmente, significhe­rebbe eguali affollamenti pubblicitari ri­spetto ai privati, nonché l’impossibilità di cedere una o due reti se a un concorrente ne restano tre, visto che nessuno compre­rebbe per non poter combattere ad armi pari. Definite queste ipotesi, la commissio­ne avrebbe espletato il suo lavoro e spette­rebbe alla politica decidere. Ma finché non si fa questo, continueremo a parlare di pri­vatizzazione intendendo tutto e il contrario di tutto”.

E’ uno schema che troverebbe so­stenitori nell’opposizione?
“Il partito Rai c’è nell’opposizione e nella maggioranza. Lo ha ammesso lo stesso Letta. Ma stando fermi l’intero settore resta ancora più in ri­tardo sugli sviluppi europei e mondiali, tut­ti perdono e nessuno ci guadagna”.

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