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Archivio per il Tag »Rai«

→  marzo 24, 2018


Grazie, signora Giulia. Non sa quante volte, l’ultima ieri pomeriggio, mi son detto “ma perché non avere la vecchia Rai Radio 5 e la sua musica?”: lei invece ha scritto “la rivoglio”. Avevo sospettato qualcosa un anno fa, cercando il palinesto (allora non conoscevo Shazam): l’avevano cambiato. Perché cambiare una cosa che funziona bene e a cui il cliente è abituato?

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→  marzo 26, 2016


Vivendi azionista di riferimento di Telecom e in amichevoli conversari con Mediaset; le misteriose opzioni di Neil; la partita brasiliana, già considerata una Stalingrado, che si apre; Renzi che, di fronte a una possibile fusione con Orange, dichiara di voler lasciare al mercato fare la sua parte: non c’è che dire, nel mondo delle TLC stanno avvenendo cose fino a poco tempo fa impensabili. L’unica di cui non si parla è la RAI: che non lo facciamo i protagonisti di queste vicende è comprensibile, non hanno tempo da perdere. Meno logico, per governo e contribuenti, è che non se ne parli affatto: non è la nostra maggiore industria culturale?

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→  dicembre 27, 2015


Ammontano a 100.000 unità le riduzioni di organico già annunciate dall’inizio del 2015 dalle undici maggiori banche europee e americane, scrive il «Financial Times» (14 Dicembre), ulteriori tagli di alcune migliaia sono previsti da BNP e Barclay’s. È dalla crisi del crisi del 2007 che è iniziato il processo che ha portato le grandi banche d’investimento a tagliare i loro costi tra il 10 e il 20 per cento.

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→  novembre 13, 2015


Per essere uno che ha investito un bel pacco di soldi in una nostra azienda, non si può dire che l’abbiamo accolto tanto bene, il signor Xavier Niel. Capisco la perplessità per i complicati strumenti finanziari che ha scelto per farlo. Capisco il dissimulato fastidio di Vivendi: voleva sistemarsi con calma e garbo nella posizione in cui era venuta a trovarsi, e si trova obbligata ad accelerare i tempi dell’acclimatazione. Capisco le preoccupazioni dei vertici aziendali: a cambiamenti nell’azionariato seguono di regola cambiamenti sul ponte di comando.

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→  agosto 7, 2015


Fatte le nomine, è iniziata la nuova serie di uno sperimentato genere letterario, i commenti sulle nomine: qualche new entry, SamuRai copyright Sechi, qualche répéchage, Raibaltoni, già attestato vent’anni fa. Trovo invece più interessante, e magari più utile (non si invecchia mai) ragionare, e ricordare, quanto è stato detto e scritto prima delle nomine, sul metodo e sui criteri con cui si sarebbe dovuto scegliere l’organo di governo della RAI: con rare eccezioni, stessi discorsi, stessi auspici, stessi lamenti, come se il tempo si fosse fermato, e si fosse ritornati a tanti anni fa, diciamo, per non andare troppo indietro, al 2004 della legge Gasparri.

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→  giugno 30, 2015


Al direttore.

Per il senatore Mucchetti, in “singolar tenzone” col professore Giavazzi, sarebbe stato “il duopolio Rai-Mediaset che in Italia ha imposto di non avere la tv via cavo”. In realtà, alle prime prove, la tv via cavo venne, letteralmente, abbattuta al suolo: la legge 14 aprile 1975 numero 103 consente al solo concessionario di stato la posa di ogni e qualsiasi rete di telecomunicazione; qualche apertura ai privati doveva venire dal decreto legislativo del 22 marzo 1991 numero 73, del quale però il ministero mai redasse il regolamento attuativo. Cioè non abbiamo la rete via cavo perché poteva posarla solo la Stet: che ritenne bene non posarla. Poco prima, il presidente della commissione Attività produttive del Senato, senatore Mucchetti, aveva affermato: “La Telecom non ha fatto molto bene, l’Italia ha un’infrastruttura debole, l’azienda è molto indebitata, e fatica a andare avanti”. Dipendenti, clienti, azionisti, mercato, siete avvertiti, non dite poi che non ve l’avevan detto: autorevolmente.

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