L’onda lunga della stretta tedesca sulle partecipazioni statali

dicembre 20, 2013


Pubblicato In: Giornali, Huffington Post


“La commissione di monopoli in Germania – copio integralmente dal Corriere della Sera – ha invitato lo stato a disfarsi della partecipazioni in Deutsche Telekom per evitare un conflitto di interessi. Secondo la commissione il governo, che detiene il 30% è in conflitto di interessi perché controlla quote della società e nello stesso tempo deve garantire una giusta concorrenza”.

Quante volte l’abbiamo ripetuto che finché lo stato detiene una partecipazione in un’azienda, non si può parlare di privatizzazione, ma di risparmio privato rastrellato vendendo azioni senza diritto di voto; che la semplice presenza dello stato in un’azienda altera la concorrenza; che l’apertura del CdA a consiglieri di minoranza non riduce ma moltiplica i conflitti di interesse. Che, e mi è sempre parsa l’obiezione più valida, lo stato è molto più forte nell’esigere il rispetto degli interessi generali da un’azienda dove non è insieme giudice e parte in causa. Come diceva Lord Lawson, cancelliere dello scacchiere della signora Thatcher, “the business of government is not the government of business”. Nel caso specifico delle telecom poi, noi abbiamo fatto meglio di loro, perché Ciampi, Telecom Italia l’ha venduta (praticamente) tutta.

La Germania non è solo la più grossa economia dell’UE, è anche il Paese della “economia sociale di mercato”. Anche se l’interpretazione non è storicamente giusta, di fatto quello è diventato il riferimento per i fautori dell’economia mista, per chi crede nella virtuosa cooperazione tra pubblico e privato. Per questa ragione, il verdetto dell’Antitrust tedesco avrà conseguenze anche da noi. Tanto per dirne una: diventerà molto più difficile per il Governo “privatizzare” Poste mantenendo la proprietà di una parte.

Nella sentenza si parla di controllo e questo vale sia quando esso è diretto sia quando lo è attraverso un’entità a sua volta controllata dallo stato, come lo è la Cassa Depositi Prestiti: è un’intera politica economica che dovrà essere rivista. In CDP non solo sono state parcheggiate partecipazioni (ENI, Enel, Terna ecc) per aggiustare i saldi di finanza pubblica, ma presenza sua, o delle finanziarie da lei controllate, sono state viste come il mezzo per garantire l’italianità di un’azienda. O magari, tanto per parlare di un argomento attuale, di un pezzo di azienda, magari di una rete telefonica.

Il sillogismo non lascia scampo: se lo stato proprietario produce conflitti di interessi; se la difesa dell’italianità la offre solo lo stato proprietario; la difesa dell’italianità produce conflitto di interessi.

All’interno dello spazio economico europeo basato sul libero mercato, il nazionalismo aziendale è una contraddizione. Per questo c’è da aspettarsi che l’onda lunga della sentenza dell’Antitrust tedesco prima o poi arrivi anche da noi. Ma questa volta non date la colpa alla Merkel: l’abbiamo sempre saputo.

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