La scommessa sulla consulta

agosto 25, 2012


Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore


C’è il vorticoso agitarsi dei leader politici, la smania di spostarsi da una capitale all’altra, la frenesia di incontrarsi a due, a tre, a tutti, l’ansia di avanzare proposte: per mostrare con evidenza catodica ai loro elettori (e magari per costatare con compiacimento essi stessi) che stanno nel fuoco dei problemi, e che li stanno gestendo. Ma c’è anche un sentimento degli elettori, che si sta diffondendo, una richiesta di assicurare stabilità ai valori costitutivi della nazione, una volontà di rappropriarsi del potere che le costituzioni democratiche attribuiscono al popolo. Si riscopre l’importanza dei principi costituzionali per una società libera.

Questo è particolarmente evidente in Germania. Il 12 Settembre, la Corte Costituzionale (Bundesverfassugsgericht) dirà se l’ESM e il fiscal compact sono compatibili con la legge fondamentale. Tutti i paesi dell’eurozonasono in attesa per le conseguenze economiche e politiche che quella sentenza avrà sulle loro economie. Diverso è il modo in cui guardano a Karlsruhe i cittadini tedeschi. A loro preme sapere se i fondamenti su cui è basata la loro società non sono minacciati, e aspettano che sia la Corte a dirglielo: perché di tutte le istituzioni, è quella in cui ripongono la fiducia di gran lunga maggiore. La Corte è il baluardo, il Bollwerk, come titola la Frankfurter Allgemeine del 22 Agosto l’analisi che Renate Koecher fa di questo rapporto, di come si è formato e del ruolo che esso ha oggi ha nell’opinione pubblica, e che appare tanto singolare alla nostra mentalità.

Con una serie di sentenze, sulle leggi del lavoro, sul diritto di voto, sulla conservazione dei dati personali, sul dispiegamento delle forze armate su territorio nazionale, la Corte ha delimitato lo spazio della politica. Che il suo potere sia molto aumentato negli anni, che essa sempre più sovente arrivi ad annullare decisioni del Parlamento, o a dare indicazioni su come legiferare, lo riconosce ormai la larga maggioranza. Ma contrariamente a quello che accade in questi casi, l’aumento di potere non è visto con sospetto, anzi uno stupefacente 82% trova che questo in generale è un bene. Nel caso specifico dell’ESM, il 68% è favorevole e solo il 17% è contrario a che ne sia valutata la costituzionalità, e che sia la Corte a farlo. Il 60% trova giusto che, resistendo a chi sosteneva con toni drammatici l’urgenza, si sia presa il tempo necessario per deliberare: solo il 28% pensa che si sarebbe dovuto decidere nei tempi stretti della crisi. Due terzi della popolazione sentono disagio per il continuo estendersi delle garanzie tedesche ai paesi dell’eurozona. Angela Merkel continua a godere di ampia fiducia, ma dopo 2 anni e mezzo di tentativi di risolvere la crisi, la stragrande maggioranza dubita che ne abbia i mezzi (o la capacità) e teme l’accelerazione verso un’unione fiscale.

Non si tratta di un atteggiamento nazionalistico o tanto meno di xenofobia populista. Metà dei tedeschi è filoeuropeo e sono meno di un terzo quelli che vorrebbero l’uscita dall’euro. Ma per il 78% dei tedeschi, la loro Costituzione è ciò in cui hanno fiducia sopra ogni altra istituzione o persona; e questo senza che si siano firmati appelli, lanciati movimenti, attaccati manifesti per “salvarla”, come noi invece ben ricordiamo. L’esperienza degli ultimi anni ha reso i tedeschi scettici verso una più ampia integrazione, e la Corte appare il solo “baluardo” capace di impedire che la Costituzione venga progressivamente svuotata delle garanzie per gli interessi nazionali e che ci si allontani dai principi di ordinamento politico e sociale che vi sono contenuti. Se si tratta di cessione di sovranità, il 71% vuole che sia la Corte a decidere, si fida solo di lei. In generale la fiducia nella Corte è salita in 7 anni dal 66 al 75%: Governo e Parlamento sono fermi al 40%, la Commissione Europea si deve accontentare di un 22%, solo un 17% ai partiti (a confermare che anche i tedeschi sono umani). Nella prima metà degli anni ’90 solo il 48% aveva un atteggiamento positivo verso la corte, oggi è il 64%. A differenza di allora, oggi due tedeschi su tre sono convinti che la Corte e le sue decisioni rispecchino la scala di valori condivisi dalla maggioranza dei cittadini.

I rapporti di fiducia sono bilaterali, riceverla impegna a meritarsela. Ancor più quando questa fiducia si è costruita negli anni, sentenza dopo sentenza. Per la Corte, c’è la responsabilità per le conseguenze economiche delle proprie decisioni, ma c’è anche quella verso chi si fida. In modi diversi, anche in alti Paesi cresce la richiesta della gente di dire la sua quando si tratta di valori nazionali profondi. Sono patrimoni anche questi, anche se non compaiono nelle contabilità degli Stati. Non é sbagliato uno schema che obbliga a contrapporre interessi nazionali e interessi comunitari, per cui le scelte sono sempre binarie, o di qua o di là,. o vincoli sempre più stretti o rovinosa deflagrazione? L’urgenza non è tempo sottratto alle valutazioni? Dopo tutto, quando la Corte si è presa tempo per decidere, sembrava cadesse il mondo, e il mondo è ancora dove l’avevamo lasciato.

Invia questo articolo:
  • email
  • LinkedIn



Stampa questo articolo: