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Archivio per il Tag »Il Sole 24 Ore«

→  giugno 24, 2018


La vera concorrenza.

“Per favore, sa indicarmi la strada per la Facoltà di Giurisprudenza?” La giovanetta a cui faccio la domanda, prima mi guarda tra il sorpreso e il diffidente, e poi: “in fondo a questa strada, giri a sinistra….saranno cinque minuti”. Sono a Trento per il Festival dell’Economia, un susseguirsi fitto di incontri, tra auditorium, teatri, università: e avevo dimenticato lo smartphone in albergo. Quest’anno il tema era le nuove tecnologie: non c’è stato uno degli eventi a cui ho assistito, in cui, parlandosi di Big Data, mancasse qualcuno che tirava fuori il solito refrain dei dati che ci vengono presi (sottratti, rubati, scippati….) e venduti. Una fallacia, come questo apologo può dimostrare.

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→  giugno 1, 2018


Le accuse contro i big del web devono trovare risposta, ma senza interrompere la marcia verso il futuro

“Apocalittici e integrati”: allora divisi sulla cultura di massa, oggi sulla rivoluzione digitale; per questi, componente essenziale della nostra vita, per quelli, minaccia al funzionamento del sistema capitalistico e delle democrazie. Più che vedere se gli “apocalittici” abbiano ragione o torto, è importante che gli “integrati” abbiano le idee chiare sulle accuse mosse ai GAFA (Google, Apple, Amazon, Facebook). Queste appaiono essere i due tipi: l’una contro la rivoluzione digitale stessa, l’altra contro la struttura produttiva che ne è emersa; l’una luddista, antitecnologica, mossa dal timore per il potere disruptive dell’economia digitale; l’altra strutturale, contro il gigantismo dei protagonisti ed il potere, non solo tecnico, ma economico e politico di cui dispongono.

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→  maggio 4, 2018


Che posizione prenderà oggi CDP all’assemblea TIM di oggi la Cassa Depositi e Prestiti? Il suo acquisto di un 5% circa di TIM è stato un fatto unico nella storia di un Paese che pure, quanto a interventi dello Stato nell’economia, non se ne è fatta mancare nessuna. Però non era mai accaduto prima che intervenisse nel pieno di una gara per il controllo tra due soggetti privati. L’assemblea di domani potrebbe essere l’occasione per dare a questa iniziativa un senso che vada oltre a quello, dichiarato, di partecipare al processo di consolidamento del mercato della fibra ottica, e si passi invece a quello di esercitare la funzione di braccio dello Stato per favorire lo sviluppo di un’azienda centrale per lo sviluppo del Paese. Con la moral suasion, ed eventualmente in futuro anche con una propria persona nel consiglio di amministrazione della società.

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→  aprile 14, 2018


“Lo Stato non sta prendendo il controllo di TIM. Riteniamo che una rete unica separata e neutrale corrisponda all’interesse generale. Pensiamo che un modello public company sia preferibile ad un controllo che ha mostrato limiti.” E’ perentorio, secco, sintetico il tweet di Carlo Calenda. Con l’occasione di precisare gli obbiettivi dell’intervento, annuncia un rovesciamento totale della politica governativa: finora costruire una seconda rete, adesso avere una rete unica.

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→  aprile 7, 2018


Quello che più colpisce soni i tempi: CDP ha palesato il suo orientamento a rilevare fino al 5% di TIM mentre è in atto una contesa per la governance tra Vivendi, che ne detiene il 24%, e il fondo attivista Elliott, che sarebbe prossimo al 10%. L’intervento dello Stato altera evidentemente il rapporto tra due contendenti nel mercato, mentre proprio la Consob dichiara di non vedere ragioni per un suo intervento, essendo il giudizio civile la sede in cui le parti in causa devono risolvere le proprie controversie. Quale rischio corre “il sistema Italia” perché sia necessario l’intervento dello Stato per tutelarlo? Ma non c’era già il golden power? Se vince Vivendi, non cambia nulla rispetto a ora, se vince Elliott, c’è tempo quanto si vuole per intervenire ove mai si profilasse chissà mai quale pericolo.
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→  marzo 24, 2018


Proibire raccolta e analisi dei dati è come un attacco alla libertà individuale

La prima volta, nel 1994 con i Progressisti, le elezioni nel Collegio Torino Centro le vinsi con i tradizionali manifesti. Nel1996 con l’Ulivo avevo un avversario temibile: ricordatomi della regola nr. 1 del candidato, mai parlare ai convinti, elaborai una strategia che, non disponendo di un Bannon, mi parve raffinata. Ed ebbi il premio.

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