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Archivio per il Tag »Il Sole 24 Ore«

→  luglio 5, 2019


«Il liberalismo è obsoleto» ha detto Vladimir Putin nell’intervista al Financial Times del 26 giugno. Vero o non vero, la corte del Cremlino non è qualificata per emettere simili verdetti.

Non lo è in punto di economia: il Pil della Russia solo nel 2020 raggiungerà quello della Germania, che non ha le sue risorse minerarie, e che avrà una popolazione di 83 milioni di abitanti, contro 144 della Russia. La crescita, da quando Putin è tornato al Cremlino, è dell’1,1% annuo, da 5 anni il reddito delle famiglie è in calo.

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→  giugno 26, 2019


Come si sceglie il sovrintendente di una grande istituzione culturale? La Scala è un elemento portante della Milano che mai come oggi sa attrarre intelligenze e capitali; la qualità del suo prodotto e il buon funzionamento della sua organizzazione contribuiscono all’immagine positiva dell’Italia. Andrebbe quindi scelto come si fa col capoazienda di una grande impresa: considerando i risultati del passato e chiarendo che cosa si vuole per il futuro. E poi, se del caso, chiedendo a un cacciatore di teste di individuare candidati coerenti con un certo profilo.

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→  maggio 31, 2019


C’è grande attesa per vedere quali saranno, dopo le elezioni, i rapporti tra Lega e Movimento5Stelle: se continuerà la conflittualità esasperata, la rottura del “contratto” e nuove elezioni, o se si troverà un nuovo equilibrio che traduca i rapporti rivelati dalle urne in pesi nelle decisioni governative. Il compito di fornire qualche segnale di quello che ci aspetta è toccato al disegno legge di conversione del decreto legislativo “sblocca cantieri”.

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→  aprile 16, 2019


Tutte le formazioni politiche che si presenteranno alle elezioni di maggio hanno «Europa» nel loro programma. I seguaci di Emma Bonino l’hanno perfino nel nome, “Più Europa”, secco, senza condizionali. Gli altri invece vogliono l’Europa sì, «ma un’Europa diversa», differenziando, secondo la propria natura, le auspicate “diversità”.

I gialloverdi al governo, in tema di Europa, hanno molto da far dimenticare. Per cui i “piani B” sono stati riposti nei cassetti e le simulazioni che vorrebbero dimostrare il vantaggio di un’uscita dall’euro sono stati declassati a studi accademici, anche se personaggi con ruoli istituzionali continuano imperterriti a sostenerlo. E poi, replicano, si sa che questa eventualità non è nel programma: che volete di più? C’è un’ulteriore ragione per i gialloverdi di calcare la mano sulla «Europa diversa»: perché quanto più diverso è ciò che vogliono, tanto più giustificate sono le critiche che hanno mosse e muovono all’Europa che c’è. E al contrario, tanto più diverso è quel che vogliono e tanto più possono indicare ai loro elettori la causa delle critiche in arrivo da Bruxelles: ci attaccano solo perché noi vogliamo cambiare!

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→  febbraio 27, 2019


Dare al Consiglio Europeo il potere discrezionale di disattendere le decisioni della Commissione: la proposta del ministro delle Finanze francese Bruno Le Maire parve dettata da risentimento per lesa maestà. Come osava la Commissione Europea bocciare il progetto, sponsorizzato dai rispettivi governi, di fondere le attività ferroviarie di Alstom e Siemens? Ma quando dopo soli 15 giorni, la proposta la si ritrova nel Manifesto franco-tedesco per una politica industriale europea adatta al 21esimo secolo è chiaro che essa fa parte di un progetto più ampio, concordato con il collega tedesco, volto a “modificare le regole della concorrenza per consentire alle imprese europee di competere su scala mondiale”. Con il che passano in secondo piano i principi che consideravamo consustanziali all’idea stessa di unione sovranazionale, fare dell’Europa uno spazio economico aperto alla concorrenza, avendo il beneficio per il consumatore come metro di giudizio.

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→  dicembre 27, 2018


È naturale che, come scrive Franco Bassanini (Il Sole 24 Ore, 21 Dicembre 2018), “molte disposizioni del nuovo Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche tendano a favorire investimenti nelle infrastrutture di tlc di ultima generazione”. Però esso preserva il principio della neutralità tecnologica, le autorità nazionali non possono discriminare tra tecnologie. Per il consumatore quello che conta, più del punto di arrivo, è il transitorio: quanto tempo? quanti soldi? chi paga? Dipende da politiche fiscali, di competenza degli stati sovrani, non della Commissione. I nostri vicini europei intendono effettuare il passaggio alla rete tutta ottica con gradualità (2025 – 2030): per Deutsche Telekom la copertura universale FTTH a breve nel Paese sarebbe impossibile, costerebbe €70 mld; il Presidente Macron ha rivisto il piano FTTH del precedente governo aprendo a tutte le tecnologie d’accesso. Esclusa la Spagna (dove i cabinet non esistono, i cavi in rame sono interrati in trincea) l’Italia è l’unico Paese dell’Europa Occidentale ad aver dichiarato di voler realizzare una copertura FTTH «universale»; gli altri per ora prevedono di accelerare i collegamenti a 100 Mbit/s e la predisposizione di connessioni FTTH per utenti affari e pubblica amministrazione e per le stazioni radio del futuro sistema 5G. I molto citati casi di passaggio diretto dal rame a FTTH hanno tutti motivazioni specifiche: in Giappone le linee sono aeree e le interferenze elettromagnetiche non consentono altro mezzo; in Corea FTTH è usato nei condomini delle tre più grandi città (quasi l’80% della popolazione); altrove si usa il rame potenziato su rete esistente rinunciando alla rete tutta ottica subito, quindici anni fa obiettivo del governo.

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