Finanziaria: le ragioni di un giudizio negativo

novembre 20, 1994


Pubblicato In: Varie


La legge Finanziaria è al centro del­l’attività parlamentare e del dibattito politico di fine anno, dibattito che a volte viene anche sovraccaricato di significati oltre la portata della legge stessa: che ha i limiti di un bilancio di previsione, e che di solito esce dalla discussione in aula assai diver­sa da come vi era entrata.

Per questo si ritiene opportuno riportare gli elementi fondamentali della manovra, quale essa fu inizial­mente presentata. Non si può parla­re di manovra economica senza ricordare la situazione da cui si parte: i 2 milioni di miliardi di debi­to, pari al 125% del PIL, e la spesa per interessi che ne deriva. Questa degli interessi è la voce assoluta­mente rigida del bilancio, perché dipende dai tassi internazionali e dalla nostra credibilità. I mercati ci applicano tassi dì interessi, rispetto alla Germania, superiori di 3 punti (e di 6 sui decennali). Tre punti fanno 60.000 Mld. Siccome l’inflazione pare sotto controllo, e la lira non è certo sopravvalutata, questa somma la paghiamo solo per il rischio-paese, il rischio cioè che lo stato non riesca a far fron­te ai propri impegni. Ridurre que­sto rischio e questo costo è quin­di l’obiettivo primo di ogni manovra responsabile.

É alla luce di questo fatto fonda­mentale che la finanziaria deve essere analizzata in merito a queste domande: è adeguata? è credibile? è praticabile?

È adeguata?
Ciò equivale a chiedersi se è corret­to porsi un obiettivo di deficit di 136.000 Mld. Il disavanzo che man­tiene invariato il rapporto debito/ PIL, cioè che non provoca l’avvita­mento del debito, è dato dal debito moltiplicato il tasso di aumento del PIL. Con un aumento del 5%, e un debito di 1.900 mila miliardi, il defi­cit dovrebbe essere contenuto entro 95.000 Mld.: tuttavia una manovra così severa potrebbe strozzare la ripresa, e ridurre quindi il previsto aumento del PIL.

La finanziaria si caratterizza per questi elementi:

  • · per la prima volta in 20 anni il fabbisogno statale diminuisce (di 20.000 Mld) rispetto all’anno precedente, stimato questo in 160.000 Mld
  • · si conferma la politica di genera­re avanzi primari
  • · la crescita della spesa è nei limi­ti del tasso di inflazione pro­grammato
  • · si stabilizza il rapporto tra debito pubblico e PIL.

I mercati finanziari hanno giudica­to la manovra quantitativamente appena adeguata: i progressisti, che hanno condotto la loro cam­pagna elettorale all’insegna del rigore, dovrebbero concordare su questo giudizio, tenendo tuttavia presente:

  • Aleatorietà dei tassi di interesse, e quindi della spesa per questa voce: attualmente lo stesso Dini prevede uno sforamento di almeno 15.000 Mld per il 1995.
  • Peggioramento del consuntivo 1994: rispetto ai 154.000 Mld si deve ritenere che il consuntivo 94 sarà di 160.000 Mld, e che quindi il 1995 parte con uno scostamento negativo di 6.000 Mld rispetto alle previsioni.

È credibile?
Assai diverso è invece il giudizio più analitico:

  • In primo luogo saranno fatte cor­rezioni, nel senso di un peggiora mento del deficit, per le difficoltà già incontrate per resistenze politi­che e sociali.
  • Ma soprattutto la manovra si basa su poste a carattere non ricorrente: cioè entrate straordi­narie. 13.000 Mld dei condoni e 9.000 Mld di tagli sono in realtà dei rinvii: 22.000 Mld che non realizzano misure strutturali ad effetto perdurante. Cioè questa manovra non affronta nessun problema, ma si limita a tampo­nare la falla con misure straordi­narie, non

È praticabile?
E qui veniamo al nocciolo del pro­blema. Se il nostro debito si stabiliz­zasse sul 125% del PIL, con un tasso dell’8%, l’onere per interessi sarebbe del 10% del PIL. Oggi la pressione fiscale è già del 42,3% del PIL, dunque difficilmente aumentabile. Quindi si profila per gli anni a veni­re un conflitto tra chi ha prestato i propri soldi allo Stato e chi con le proprie imposte deve far fronte all’onere per gli interessi; cui si aggiunge il conflitto intergenerazio­nale a causa del debito pensionisti­co che, come è noto, non è contabi­lizzato tra i debiti dello Stato. Questi conflitti sono i problemi che staranno di fronte ogni possibile Governo: e solo con un fortissimo senso di equità si riuscirà ad evitare che esso non degeneri nella spaccatura della società

Perché è una finanziaria inaccettabile
L’equità non è una categoria mora­le, un obiettivo etico: è la condizio­ne di praticabilità di qualsiasi politi­ca di risanamento.
Invece questa manovra:

  • si basa su sostanziali condoni, che sanano a stralcio e senza che siano introdotti provvedimenti che portino ad una più corretta osservanza degli obblighi tributa­ri. Si presenta perfino la prospet­tiva corporativa di concordati di massa trattati con le associazioni di categoria. Il concetto stesso di concordato implica una trattativa con gli uffici che, oltre ad imma­ginabili inconvenienti, di fatto annulla l’obbligo di dichiarazio­ne veritiera che era stato intro­dotto dalla riforma Visentini.
  • Mentre le ritenute sul lavoro dipendente costituiscono già il 70% del gettito IRPEF, ora il lavo­ro dipendente viene colpito anche con i provvedimenti sulle pensioni.
  • Continua a non essere affrontato il problema della tassazione dei titoli pubblici anche nei confronti delle persone fisiche .

Non si scioglie cioè l’inaccettabile iniquità che dal ’74 in avanti vede chi è soggetto al regime di sostitu­to d’imposta fare il proprio dovere, mentre le altre categorie, quelle per le quali si impedì nel 1985 il passaggio a regime del sistema basato su accertamenti induttivi e forfettari proposto da Visentini, continuano a dare gettiti risibili: ora in più godono del condono.
Si sancisce così un inaccettabile e secondo me impraticabile, dualismo sociale: è difficile immaginare una politica più classista di quella che questa finanziaria ci propone. Se a questo si aggiunge che la soluzione di fondo passa anche attraverso la riqualificazione della spesa, e quindi la riforma della PA, che questa non sarà possibile in un clima di divisioni e di conflitti sociali, il giudizio su questa finanziaria non potrebbe essere più negativo.

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