«Il vero ostacolo è non agevolare solo i ricchi»

giugno 7, 2018


Pubblicato In: Corriere Della Sera, Giornali


Intervista di Andrea Ducci a Franco Debenedetti.

L’ennesima uscita di Matteo Salvini sulla fiat tax innesca una disputa sull’evidenza che una misura fiscale del genere favorisca più che altro i ricchi. «Staremo a vedere», dice Franco Debenedetti, presidente dell’Istituto Leoni, certo è che «presenta più di un problema».

A quali difficoltà si riferisce?

«Tutte le proposte politiche, e massimamente quelle di grande portata,vanno giudicate nell’ambito del progetto complessivo di cui sono parte. E il mio giudizio su quanto esposto in campagna elettorale, quindi composto in un “contratto”, è nettamente negativo».

Salvini insiste che con la fiat tax a guadagnarci saranno tutti, sia coloro che guadagnano di meno sia chi guadagna di più.

«Intanto a quel che si legge, così come configurato pare un meccanismo attraverso il quale i redditi più alti verrebbero tassati di meno. La qual cosa potrebbe anche essere vantaggiosa per la collettività, se chi ne beneficia spendesse in investimenti quanto risparmiato in tasse. Ma la decisione dipende in modo cruciale dalle aspettative, e quindi dal clima generale di fiducia nel Paese, in primo luogo in tema di euro. Non è che basti che il presidente del Consiglio affermi che l’eventualità di uscita non esiste».

Laddove si presenti con la caratteristica di sole due aliquote non va ad intaccare il principio di progressività?

«Non è la sola e neppure la maggiore difficoltà. Se è per questo la progressività c’è solo nella fascia dei redditi medio bassi di dipendenti e pensionati. Inoltre non capisco come questo progetto, ancor più se preso a sé stante, possa superare le difficoltà sul piano dell’accettabilità politica. Per non parlare poi della sostenibilità economica».

Lei è comunque favorevole e l’Istituto Leoni ha formulato una proposta di flat tax.

«Andiamoci piano con gli accostamenti. Intanto del nostro progetto si sa tutto: implica il ridisegno non solo delle entrate, ma anche delle spese e del funzionamento della macchina che amministra le une e le altre. Di quello del governo si sa poco, ma di certo che è tutt’altra cosa, in una visione dei rapporti sociali ed economici completamente diversa».

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