Tre irritualità, due discorsi e un serissimo monito

giugno 1, 2017


Pubblicato In: Varie


Ogni anno, allo stesso giorno (se non è festivo), alla stessa ora, nello stesso salone di Palazzo Koch, davanti allo stesso parterre di autorità e di personalità: la Relazione annuale in cui il Governatore di Banca d’Italia rende le sue Considerazioni finali sono un rito della Repubblica. Ma quella di quest’anno verrà ricordata per alcune singolarità. La legge sul risparmio del 2005 definisce la durata in carica, che prima era vita, in 6 anni, rinnovabili una volta sola. Il mandato di Mario Draghi terminò anzitempo per la nomina alla Bce. Il primo mandato di Ignazio Visco scade a novembre. Il rito prevede che, terminata la cerimonia, i convenuti si intrattengano a scambiarsi commenti, su contenuti della relazione, su tono della voce, perfino su singole parole (memorabile la “parresia” di Antonio Fazio), Quest’anno invece le “Considerazioni” che tenevano banco finivano tutte su una domanda: sarà lui o un altro a officiare la prossima cerimonia? E questo è la prima volta che accade.

Nel rito delle Considerazioni finali le irritualità sono rare e non di grande rilievo. Anche in questo senso quelle del 2017 sono un unicum, perché di irritualità ce ne sono state almeno tre. E tutte venivano commentate con riferimento a quella domanda: sarà lui o un altro il prossimo governatore? Perfino una clamorosamente fake, quella relativa alla presunta presenza del Capo dello Stato: sarebbe stato un fatto straordinario se non fosse una bufala nata da un giornalista che si è fatto ingannare dall’omonimia del cognome, e che il Quirinale, generosamente, non ha ritenuto necessario smentire. Ma poiché nulla accade per caso, anche l’errore del giornalista nasce dalla pervasività della domanda: perché se viene, è un segnale.

Arrivato a pag. 22 delle sue Considerazioni, il governatore ha interrotto la lettura e ha voluto rendere alcune riflessioni fuori dall’ufficialità del testo. Anche Mario Draghi intercalava commenti fuori testo parlando a braccio, e a braccio ha iniziato anche Ignazio Visco, lamentando le ingiuste accuse di cui Banca d’Italia, come istituzione e come persone che vi lavorano, è stata oggetto in relazione alle vicende bancarie. Solo che poi ha preso a leggere un ampio testo scritto, quasi una seconda versione dei temi trattati delle precedenti 10 pagine, ricostruendo il contesto e indicando le responsabilità. Una notevole irritualità, destinata anche questa a essere risucchiata dalla grande domanda: l’ha fatto per difendersi o per accusare, per spianare la strada alla sua rinomina, o per ristabilire la verità sul suo operato? È un segno di debolezza o di forza, la forza di chi non teme di esporsi al sospetto di debolezza pur di adempiere il compito primo di chi è a capo di un’istituzione, e cioè quello di consegnare al proprio successore la carica nell’integrità del potere e della dignità?

Anche la terza singolarità è stata una prima volta: la presenza al centro della prima fila di Mario Draghi. E anche questa ha a che fare con la nomina (o la riconferma) del Governatore, non, ovviamente, nel senso di un volgare endorsement, ma in quello di un serissimo monito: ricordare che la Banca d’Italia, come sta scritto sulla targa in bronzo all’ingresso di Via Nazionale, è componente del Sistema delle Banche Centrali Europee. La “sovranità” più che ceduta è stata scambiata, e il Governatore è membro del Consiglio di cui Draghi è il presidente, e, insieme ai governatori dei paesi dell’eurozona, prende parte al processo decisionale ed attuativo della politica monetaria della Bce. La nomina del Governatore è un fatto tutto italiano: disposta con decreto del presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia. Ma il contesto in cui egli svolgerà la più importante delle sue funzioni è europeo. Dipenderà anche dalla sua interazione con gli altri membri del Consiglio se l’euro non sarà, come non è, una moneta straniera.

Leggi l’articolo su Huffington Post.

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