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Archivio per il Tag »La Repubblica«

→  agosto 23, 2020


Caro Direttore,
che l’on.le Delrio ricordi con nostalgia “le esperienze” fatte durante il governo Renzi con il piano BUL (banda ultra larga) è comprensibile. Del tutto incomprensibile dedurne che “lo Stato debba avere il controllo completo della rete”: il piano BUL diceva infatti il contrario.

Diceva che lo Stato destina risorse economiche in zone a fallimento di mercato, poi identificate in aree disseminate in oltre 7000 Comuni, svincolandole dalla rete di TIM, ritenendo di usare i cavidotti Enel. C’è chi dice che i tre bandi di gara che seguirono fossero pensati per Enel-Open Fiber, che effettivamente li vinse. Numerosi gruppi privati espressero interesse e, se avessero vinto, ora ci troveremmo di fronte a una serie di reti private. Evidentemente la rete unica non era nei piani.

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→  novembre 23, 2019


“Il capitalista privato che spolpa Taranto ed esporta fondi neri” cosi Massimo Giannini su Repubblica di giovedì, con riferimento alla gestione dei Riva.
“Spolpa” Taranto? Con i Riva, Taranto produceva 8, perfino10 milioni di tonnellate di acciaio l’anno, dando lavoro a oltre 15.000 persone; oggi saremmo contenti con 5. “Esporta fondi neri”? Il 12 Novembre Ansa informava che la Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione del fascicolo ‘contenitore’ da cui sono nate le varie indagini sui Riva e sui professionisti che erano finiti indagati a vario titolo per bancarotta, appropriazione indebita, riciclaggio e reati fiscali. E il 5 luglio 2019 il Tribunale di Milano ha assolto in primo grado Fabio Riva dall’accusa di bancarotta fraudolenta dell’Ilva, perché il fatto non sussiste. Non si può non riflettere su quanto queste vicende abbiano prodotto, come afflizioni alle persone e come contribuito alla rovina dell’azienda.
I “fallimenti” hanno sempre una causa, ciascuna sua propria: mettere tutto insieme, il vero e il falso, il pubblico e il privato, gli errori e le colpe contribuisce alla crescita di quella mentalità anti-industriale, di quei pregiudizi anti-competenze che sono terreno di coltura dei fallimenti: quelli di cui parla Giannini, e quelli più generali che affliggono questo Paese.

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→  marzo 13, 2019


Caro Augias, nei riguardi delle diversità di cultura si possono assumere due atteggiamenti: chiudersi nelle proprie mura, o aprirsi al confronto e intensificare gli scambi, convinti che, per la sua capacità di relativizzarsi e per i vantaggi che ne conseguono, il proprio sistema di valori finirà per imporsi. Nell’ambito di un programma che prevede iniziative culturali verso l’Europa, l’Arabia Saudita ha definito con il sovrintendente Pereira una proposta in base alla quale l’Accademia della Scala riceverebbe l’incarico di creare una scuola di danza per bambini; l’Arabia verserebbe 15 milioni di euro in tre anni, acquisendo così la qualifica di socio fondatore, e potrebbe avere un posto nel CdA della Fondazione. In tema di diritti umani, in Arabia Saudita vigono leggi e costumi inaccettabili. Il teatro del Piermarini è il luogo emblematico della nostra cultura musicale, legato ai valori di libertà e dignità dell’uomo.

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→  febbraio 25, 2018


La vicenda Embraco conferma quanto diceva il Nobel Samuelson della teoria dei vantaggi comparati di David Ricardo, essere vera ma non banale: confermata da 199 anni, non è tuttora compresa anche da persone intelligenti. I Paesi, dice Ricardo, traggono vantaggio dallo specializzarsi nella produzione dei beni in cui sono più efficienti relativamente ad altri beni: dovrebbero vendere all’estero le eccedenze dei primi, e importare i secondi. Le multinazionali sono tali perché, a differenza dalle aziende puramente esportatrici, hanno messo in pratica la teoria di Ricardo. E sappiamo cosa ha significato questo per la povertà nel mondo. “Gioco al massacro, concorrenza distruttiva, gara al ribasso da cui usciamo tutti impoveriti”, come scrive Federico Rampini? (Embraco i veri padroni del gioco, la Repubblica, 20 Febbraio 2018). Non addossiamo alla vicenda Embraco, oltre alle colpe specifiche che possono esserci, anche quella di una lettura così paradossale, e datata, delle vicende del mondo.

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→  luglio 30, 2017


Intervista di Filippo Santelli

«La società unica delle reti mi sembra un puro “wishful thinking” da parte del governo». Franco Debenedetti, ex manager di Olivetti e per tre volte senatore, tra Pds e Ulivo, definisce una beata illusione l’ipotesi avanzata da Palazzo Chigi, per bocca del sottosegretario Giacomelli, di far confluire in un unico soggetto le infrastrutture di rete di Telecom e Open Fiber. «Sarebbe un male per Il Paese perche ci riporterebbe allo Stato padrone.”

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→  agosto 12, 2016


Caro Direttore,

“Il danaro non è solo un mezzo di scambio” scrive Mariana Mazzucato (Cinque medicine per curare la malattia delle banche, la Repubblica, 8 Agosto 2016). Per una volta sono d’accordo, ma per poco: già dissento su che cosa sia d’altro. Per lei, seguendo Hyman Minsky, il danaro “rappresenta la creazione del debito, motore centrale del processo capitalistico”. Per me, leggendo Mervyn King, il danaro consente di scambiare lavoro di oggi con generico potere di acquisto in futuro; in un mondo esposto a radicali incertezze, il danaro è ponte tra presente e futuro.

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