Le nostalgie stataliste di Delrio

agosto 23, 2020

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Pubblicato In: Giornali, La Repubblica


Caro Direttore,
che l’on.le Delrio ricordi con nostalgia “le esperienze” fatte durante il governo Renzi con il piano BUL (banda ultra larga) è comprensibile. Del tutto incomprensibile dedurne che “lo Stato debba avere il controllo completo della rete”: il piano BUL diceva infatti il contrario.

Diceva che lo Stato destina risorse economiche in zone a fallimento di mercato, poi identificate in aree disseminate in oltre 7000 Comuni, svincolandole dalla rete di TIM, ritenendo di usare i cavidotti Enel. C’è chi dice che i tre bandi di gara che seguirono fossero pensati per Enel-Open Fiber, che effettivamente li vinse. Numerosi gruppi privati espressero interesse e, se avessero vinto, ora ci troveremmo di fronte a una serie di reti private. Evidentemente la rete unica non era nei piani.

Successivamente OpenFiber decise anche di cablare con tecnologia FTTH anche le zone nere dove TIM forniva la tecnologia FTTC. Sostenere, con Franco Bassanini, l’equivalenza BandaLarga – FTTH e OpenFiber- rete unica, è un sofisma linguistico: non esiste monopolio dei nomi. Intanto TIM e Fastweb procedono anche loro a collegare con FTTH, a oggi 3 milioni di unità immobiliari.

Vediamo i risultati. Nelle aree bianche, OpenFiber ha promesso quasi 8 milioni di unità immobiliari in FTTH in 7682 comuni; terminati a marzo scorso 26 comuni. Nelle aree nere dice di avere passato 9 milioni di abitazioni (ma 1,5 milione ereditato da Metroweb): smentita da AGCOM che ne attribuisce a tutti gli operatori circa la metà. Il numero degli utenti attivi sono solo 1,34 milioni, circa un terzo delle linee costruite. Il pregiudizio ideologico del fallimento di mercato impedì di vedere la carenza di domanda di servizi e di competenze digitali.

Sostenere che “tutte le reti devono essere pubbliche” appartiene a una stagione politica passata, in Italia e nella sinistra; anche l’on.le Bertinotti concordò di vendere Stet con la sua rete. L’on.le Delrio può essere di opinione diversa, ma questo non fa bene, nè all’Italia nè alla sinistra.


Delrio: “Tutte le reti devono essere pubbliche. Tim non può fare da sola”

di Conchita Sannino, La Repubblica – 21 agosto 2020

Intervista al capogruppo alla Camera del Pd

«La banda larga? Spero che di tutto questo, intanto, si possa discutere in Parlamento. Com’è giusto che sia. Per me, la nuova società non può essere controllata da un privato. Sono princìpi importanti, io non ho cambiato idea, non c’entrano governi o alleanze, è sempre stata questa la mia posizione».

Presidente Delrio, anche lei quindi pensa che la Rete unica non debba essere in mano a un azionista verticalmente integrato.
«Ma sì. Io pensavo sei anni fa e continuo a ritenere oggi che le reti principali, specialmente quelle su cui viaggiano i dati sensibili, devono essere di proprietà e di pertinenza dello Stato».

Non è certo una carezza a Tim, quella che con rituale compostezza assesta ieri Graziano Delrio – ex ministro di Trasporti e Infrastrutture, ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio e oggi capogruppo Pd alla Camera – sul tema della Rete Unica, dopo l’intervista a Repubblica con cui l’ad del colosso delle comunicazioni, Luigi Gubitosi, aveva esplicitato il fronte del conflitto con Open Fiber e col suo presidente, Franco Bassanini. «Tim darà la banda ultralarga a tutta Italia, con Open Fiber o senza», aveva detto Gubitosi, provocando l’ira del ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli. Che all’ad aveva replicato gelido: «La rete unica la fa lo Stato». E anche l’irritazione del viceministro Buffagni, che ieri sul nostro giornale aveva ribadito che «Gubitosi sbaglia», scongiurando peraltro il rischio di esuberi o pesanti debiti a fronte di «una scissione disegnata bene». Posizioni diverse dall’orientamento del titolare del Mef Roberto Gualtieri. Ennesimo guazzabuglio in cui prova a far chiarezza Delrio, a margine del Meeting Cl di Rimini, nell’unica giornata più densa di dibattiti e titoli, e di big della politica dal vivo, (un po’) come ai vecchi tempi.

Insomma sorpresa, presidente Delrio. Lei è molto più sulla posizione del Movimento Cinque Stelle…
«Nessuna sorpresa, direi. Ripeto che non ho cambiato idea. Lo dico con assoluta serenità, come sempre nel rispetto delle posizioni. Per me è una questione di criteri da seguire. E anche di esperienze che abbiamo fatto».

Ma, scusi la sintesi, la sua posizione è molto più vicina a quella di Patuanelli, Buffagni e Bassanini, che a quella del “suo” ministro dem Gualtieri.
«Certo, sono d’accordo con Patuanelli e Buffagni. Ma mi lasci la battuta che sono loro, forse, vicini a quello che andavo dicendo e andavamo disegnando sei anni fa. Mi fa fare una premessa?»

Ovviamente.
«Noi (governo Renzi, ndr) nel 2014-2015 abbiamo lavorato a tre grandi Piani per questo Paese. Il piano sull’edilizia scolastica, il piano per il dissesto idrogeologico e il piano per la banda ultralarga».

Il piano Bul…
«Ecco, erano tre asset totalmente sotto finanziati o non finanziati. Dal 2015, il Piano Bul è diventato operativo, poi si è deciso di dare vita a una rete sostanzialmente pubblica, che fosse quella di Open Fiber per avere cablaggio anche delle aree cosiddette grigie, o bianche. Io continuo a rimanere dell’idea che lo Stato deve avere il controllo completo della rete».

Quindi niente mano libera a chi, come Tim, essendo già operatore di servizi, diventi anche operatore e controllore della Rete.
«Ecco. Non può esserci il controllo da parte dell’operatore verticalmente integrato. Ma questo lo dimostra anche l’esperienza sulle reti infrastrutturali. La rete ferroviaria deve essere, per varie questioni, di pertinenza e proprietà dello Stato».

Ma il 31 agosto dovrebbe nascere questa nuova società.
«Che questa società possa avere il 90 per cento di pubblico e il 10 di privato, ok. Ma ripeto, le reti, specie quelle dover scorrono dati sensibili, devono restare in mano allo Stato».

E come la mette col ministro del suo partito, Gualtieri, che appare molto meno netto su questo punto?
«Adesso discuteremo con il ministro Gualtieri, vedremo. Certo che io vorrei che parlassimo anche in Parlamento di tutto questo».

Intanto, l’appello di Conte all’alleanza Pd-5S è sepolto?
«No, continueremo a lavorare, non darei nulla per scontato».

Come finirà alle regionali?
«Vinceremo noi 4 a 3».

Ha aggiunto la Val d’Aosta
«Sì. Io ho molta fiducia nei nostri candidati, e nelle nostre proposte». Sorride. «Anche Tajani qui dava la stessa previsione, però per lui, La verità poi la conoscono solo gli elettori».

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