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Archivio per il Tag »formiche.net«

→  luglio 17, 2020


Intervista di Gianluca Zapponini a Franco Debenedetti

L’economista e scrittore a Formiche.net: Conte è il più grillino dei grillini, abbiamo affidato il destino di una multinazionale che fa strade in tutto il mondo a un tribunale del popolo. Follia togliere la concessione ad Aspi prima che la magistratura abbia fatto il suo corso. Non posso credere che Zingaretti appoggi la rinazionalizzazione della rete autostradale

Un Paese strano, l’Italia. Dove vicenda industriale, quale doveva essere Autostrade, assume i connotati di una partita politica, con tutte le conseguenze del caso: revoca della concessione sì, no, Benetton fuori o dentro. Sono in molti a ritenere che un ritiro della concessione alla società della galassia Benetton sarebbe un bagno di sangue, anche per lo Stato (7 miliardi di indennizzo sicuri, più la possibile sconfitta nel contenzioso). Lo ha detto, pochi mesi fa ma lo si è saputo solo oggi, l’Avvocatura dello Stato, spingendo persino il ministro dei Trasporti, Paola De Micheli a chiedere a Giuseppe Conte di provare transare prima di far calare la mannaia su Autostrade. Commettendo, dice a Formiche.net l’economista Franco Debenedetti, un errore madornale.

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→  marzo 13, 2020


Intervista di Gianluca Zapponini a Franco Debendetti

Il problema non è fare o non fare la banda ultralarga, ma a chi affidare il controllo della futura società. Difficilmente la telco guidata da Gubitosi e il campione pubblico rinunceranno alla guida. E del partner scelto da Tim, Kkr, non si può fare a meno. E allora, perché non fare due reti, magari in concorrenza tra loro?

Tim spinge forte sulla rete unica. Ma la partita con Open Fiber è apertissima. Ieri il ceo della compagnia telefonica, Luigi Gubitosi, ha presentato alla comunità finanziaria le linee strategiche aggiornate al 2022, imperniate sulla nascita di una società per la rete unica, con cui portare la banda ultralarga in tutto il Paese.

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→  ottobre 15, 2018


Il governo ha convocato alla cabina di regia per gli investimenti, oltre Cdp, solo le aziende di cui è azionista di riferimento, e di cui nomina i vertici. Quando lo Stato entra direttamente nella gestione di imprese, scatta il conflitto di interessi

C’era mezzo Governo – Luigi Di Maio, Paolo Savona, Danilo Toninelli, Barbara Lezzi, Giulia Buongiorno, Giancarlo Giorgetti – martedì scorso nella sala verde di Palazzo Chigi, ad ascoltare dalla viva voce del premier Conte quello che si sta facendo per favorire gli investimenti: codice degli appalti, riforma del fisco, riforma del codice civile, massiccio piano di semplificazione burocratica. A precisare l’entità degli Investimenti pubblici era Giovanni Tria medesimo: 15 miliardi nel triennio oltre ai 5,7 miliardi già stanziati, quindi in totale 20,7 miliardi.

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→  ottobre 4, 2018


Pensare alla lotta del populismo statalista contro le élite privatizzatrici è fuori luogo: queste in Italia non ci sono state in passato, e ancora oggi sono sostanzialmente marginali. Non c’è una rivolta del Lumpenproletariat contro le élite liberiste: quelle, se sono esistite, non sono mai state egemoni. Però è vero che nel breve arco di cinque anni, dall’avere la presenza dello Stato più grande che in qualsiasi altra economia occidentale, siamo passati a vincere l’Oscar delle privatizzazioni.

Che si tratti di Bekaert perché delocalizza la fabbrica o di Autostrade perché le crollano i ponti, la prima reazione dei gialloverdi e del M5S in particolare, è quella di mettere lo Stato al posto dei privati: una pulsione sottopelle che aspetta solo un fatto eclatante per trasformarsi in bubbone. Ma il tentativo di vederlo come un altro episodio della lotta del populismo statalista contro le élite privatizzatrici, è fuori luogo: queste in Italia non ci sono state in passato, e ancora oggi sono sostanzialmente marginali. Non c’è unas rivolta del Lumpenproletariat contro élite liberiste: quelle, se sono esistite, non sono mai state egemoni.

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→  settembre 12, 2018


Parla del Ponte Morandi, il ministro Toninelli in audizione alla Commissione Ambiente della Camera: e questa non è una notizia. Lo è invece che questa è stata l’occasione per adeguarsi a, e rafforzare, con il peso della sua autorevolezza, il nuovo corso di euro-rispetto che tanto successo ha riscosso a Cernobbio. “In questi minuti – ha detto ai deputati – è in corso un incontro a Bruxelles per verificare se si possa derogare al Codice degli Appalti perché si possa fare l’assegnazione immediata senza gara ad un soggetto pubblico come Fincantieri la ricostruzione del ponte”. Altro che il 3%, altro che Tria: al ministero delle Infrastrutture non muove foglia che Europa non voglia. Che lo si sappia e che cali lo spread.

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→  settembre 5, 2017


L’analisi di Franco Debenedetti

Commento di Franco Debenedetti sul paper “Market-based Lobbying: Evidence from advertisement spending in Italy” a firma di Stefano della Vigna, Ruben Durante, Brian Knight, Eliana La Ferrara e pubblicato da American Economic Journal: Applied Economics 2016, 8 (1) pp 224-256.

Oltre al lobbying classico, in cui il danaro fluisce direttamente dall’azienda al politico, esiste il market-based lobbying: una strategia che porta a finanziare il politico indirettamente, aumentando l’utile di un’azienda da lui posseduta, comperando in maggior quantità i suoi prodotti. Questo è avvenuto, vogliono dimostrare gli autori, per la pubblicità comperata da Mediaset (rectius, prima del 1996, da Fininvest), cresciuta, nei periodi in cui Berlusconi era al governo, soprattutto da parte di aziende regolate, che evidentemente si aspettavano di ricavarne vantaggi diretti. Il risultato è stato un aumento del profitto di Mediaset di oltre 1 miliardo di euro. Il fatto che in 9 anni si siano succeduti periodi in cui Berlusconi è stato primo ministro e periodi in cui è stato all’opposizione, offre un’occasione rara per studiare le correlazioni.

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