Nel portafoglio della Cassa 20 miliardi di nuove attività

aprile 12, 2011


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di Isabella Bufacchi

La mission della Cassa depositi e prestiti è rimasta invariata dal 1850, anno della fondazione, a oggi: l’istituto di via Goito opera da sempre senza deviazioni nell’interesse generale pubblico, per il bene del Paese e della comunità, a sostegno dello sviluppo e dell’economia. Attinge storicamente e prevalentemente dal bacino del risparmio postale, attorno ai 200 miliardi, e quindi da sempre è prudente negli investimenti e negli impieghi, guardiana del capitale dei risparmiatori. È quindi difficile tracciare una netta linea di demarcazione tra la “vecchia” e la “nuova” Cassa, perché non c’è: persino nell’ultima modifica allo statuto, quella apportata ieri che le consente di acquisire direttamente o indirettamente capitale di rischio in società di «rilevante interesse nazionale», nella grande novità permane l’intramontabile principio di mettere il denaro in investimenti solidi e redditizi.

Le cosiddette “nuove” attività con marchio Cdp, finanziate con risparmio postale e raccolta sui mercati, ammontano già a circa 20 miliardi tra impegni ed erogazioni (si veda il grafico qui in alto tabella). Sono decollate dal 2003 con l’uscita della Cassa dal perimetro della pubblica amministrazione e l’ingresso di 66 fondazioni nel capitale (30%). I nuovi compiti sono in crescita ed entro il prossimo triennio è previsto che i loro flussi supereranno i vecchi mutui agli attori della Pa. Le principali novità in via Goito spaziano in lungo e in largo: credito a tassi convenienti alle Pmi sane tramite le banche; export banca con Sace per internazionalizzare le imprese; social housing con le fondazioni tramite fondi immobiliari; finanziamento di progetti privati per opere pubbliche e infrastrutture promossi dagli enti pubblici; crescita dimensionale delle Pmi tramite un fondo ad hoc di private equity; partecipazione in fondi di private equity internazionali come Marguerite e Inframed, per le infrastrutture europee e nel Mediterraneo e tra i principali impegni del presidente Franco Bassanini.

Lo strumento principe della Cassa, il mutuo a enti locali, territoriali e pubblici accordato senza valutazione del merito di credito, continua stancamente al passo di 6 miliardi l’anno: così è stato negli ultimi tre anni, così è previsto nei prossimi tre anni dal piano industriale 2011-2013 approvato di recente sotto la guida dell’amministratore delegato Giovanni Gorno Tempini. Gli enti sono vincolati dai paletti del patto di stabilità interno e stentano a indebitarsi per nuovi investimenti: anche per questo la Cassa si è rinnovata in nuovi lidi per sostenere lo sviluppo.

Il contesto è stato rivoluzionato e la Cdp ha subìto continue metamorfosi, ampliando la gamma degli strumenti d’intervento. Fino al 2003, la Cassa ha concesso mutui agli enti locali, territoriali e agli enti pubblici per finanziare investimenti (soprattutto infrastrutture) con il solo risparmio postale: lo stock di questi impieghi orbita attorno agli 80 miliardi. Dal 2003, uscendo dalla Pa e divenendo un investitore-creditore privato, la Cassa è più attenta alla sostenibilità economico-finanziaria dei progetti finanziati e all’affidabilità creditizia delle sue controparti debitrici. Risk management e analisi del merito di credito entrano in via Goito.

La Cdp, definita anni fa dal ministro Tremonti un «gigante addormentato», prima di svegliarsi e mettersi a correre transita per una fase in dormiveglia. Stenta a decollare il finanziamento di privati su progetti promossi da enti pubblici e l’export banca ha bisogno di continue messe a punto: ma va a gonfie vele la liquidità messa a disposizione delle Pmi per 8 miliardi, con importi già contrattualizzati per circa 7 in due anni. Un centinaio di nuove assunzioni sono previste tra il 2011 e il 2013, un bel salto su uno staff di poco più di 400 (estremamente contenuto rispetto alla concorrenza estera): i nuovi arrivi saranno prescelti per aumentare expertise e know-how. Finora la Cassa ha operato attraverso le banche e l’esperienza di players specializzati: in futuro, dovrà fare sempre di più in casa.

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