La stagnazione italiana da burocrazia in eccesso

maggio 28, 2016


Pubblicato In: Giornali, Il Sole 24 Ore


Dovesse Trump diventare presidente degli Stati Uniti, gli altri Paesi della Nato dovranno “pagare quanto devono “ e se non lo fanno “dovranno difendersi da soli”. Gli USA spendono per la difesa il 3,5% del PIL, i Paesi europei in media 1,4%, l’Italia lo 0,95%. Quasi nessun Paese d’Europa riuscirebbe a far fronte a spese di questa entità rispettando i vincoli di bilancio, dovrebbe intervenire Bruxelles: e c’è da chiedersi se i Nato-bond varranno a superare i veti che finora hanno bloccato gli eurobond. Per stimolare investimenti, meglio i soldi dell’Unione spesi per comprare gli elicotteri o i soldi della BCE sparsi dagli elicotteri?

In ogni caso sta il fatto che, pur con tassi così bassi, pur con i bond sovrani a 50 anni sotto al 3%, sembra non ci siano investimenti che inducano i privati a puntare i propri risparmi perché vengano realizzati. Sono le incertezze del futuro a non attrarre, o sono le certezze del presente a frenare? Negli anni ’80, quella della prima informatizzazione, Robert Solow aveva enunciato il suo paradosso, secondo cui i computer erano ormai dappertutto tranne che nelle statistiche della produttività: e gli economisti si affannarono per trovare una spiegazione. Oggi, nell’economia della rete, non c’è bisogno di statistiche, ciascuno può constatare quante più cose possiamo fare, quanti più mezzi abbiamo a nostra disposizione. Questi guadagni di produttività, attuali e prospettici dovrebbero aumentare la convenienza a investire.

E invece non è così. La ragione è che mentre da un lato aumenta la facilità di svolgere certe attività, dall’altro aumenta il numero dei compiti che ci viene richiesto di fare per poterle svolgere. Basta parlare con un banchiere o un assicuratore per avere un’idea del tempo e dell’attenzione che i consigli di amministrazione devono dedicare, al numero di persone che si devono impiegare semplicemente per l’osservanza alle norme che si producono. E lo stesso dicasi per le attività industriali o commerciali: a ognuno la sua complicazione regolamentaria. Siccome questi costi non sono inerenti all’attività d’impresa, riducono direttamente il margine lordo, hanno lo stesso effetto di un prelievo fiscale: deprimente. Per le attività nascenti, che ancora non producono cash flow, è ancora peggio: l’onere regolamentario aumenta la barriera d’ingresso, opera una selezione in base a criteri che non hanno nulla a che fare con la bontà del progetto o la capacità dell’imprenditore. Per un verso o per l’altro, finisce che, pur con tassi così bassi, conviene più tesaurizzare che investire.

Nel mondo, forse, c’è la stagnazione secolare. Da noi ce ne è una dovuta a una causa specifica: la proliferazione di norme senza alcuna relazione ragionevole con lo scopo di proteggere salute, ambiente, (per non parlare della privacy), e neppure con quello di garantire dalla “finanza” depositanti e assicurati, come anche le recenti vicende bancarie hanno dimostrato. E’ il modo di funzionare delle nostre istituzioni a produrre il “Paese con le mani legate” che descrive Sabino Cassese. Un Paese in cui la funzione amministrativa è stretta da un lato da un legislatore che, temendo che la sua norma cada vittima del sabotaggio burocratico, fa norme sempre più dettagliate e minuziose, nell’illusione che la norma produca immediatamente la sua applicazione. Dall’altro lato dall’ordine giudiziario che, anche quando non si proclama magistratura costituzionale con “il ruolo strategico di vigilare sulla lealtà costituzionale delle contingenti maggioranze politiche di governo” (come sostiene il Procuratore di Palermo Roberto Scarpinato su Repubblica), di fatto rende ogni decisione grande o piccola passibile di finire oggetto di attenzione. In questa situazione, la stessa riforma della pubblica amministrazione, tante volte invocata e da cui tutti ci aspettiamo miracoli, viene ad agire su una funzione, quella amministrativa, il cui spazio è costretto da un lato dall’invadenza del legislatore, dall’altro dal timore del procuratore. Difficile curare i ritardi della pubblica amministrazione quando sui suoi atti incombe la lentezza delle decisioni di giudici civili e penali. Difficile curare l’ottusità burocratica quando leggi minuziosamente prescrittive levano spazio alla flessibilità nell’applicarle.

La bassa crescita, da cui si son prese le mosse, ha sicuramente cause proprie, generali di questa fase economica, specifiche dell’Europa e dell’Italia. Ma se non affrontiamo il problema tra le istituzioni, l’onere normativo che esso produce, gli stimoli keynesiani, ammesso che siano mai serviti, non verranno neppure utilizzati. Con le mani legate non si guidano gli elicotteri.

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