Il 27 marzo con i progressisti

marzo 1, 1994


Pubblicato In: Varie


Intervista

Franco Debenedetti, 61 anni, ingegne­re, creatore e amministratore di impre­se, presidente della Fondazione Olivetti ha accettato la candidatura al Senato offerta da Alleanza Democratica nelle file dei Progressisti. “Non è più tempo di prudenti attese – dice – D’altra parte una ragionevole assunzione di fischi è la caratteristica di un imprenditore”.

Come vede lei il problema del lavoro che interessa tanto la nostra città?

Il problema della disoccupazione è al primo posto nell’agenda politica dei governi e di tutti i paesi europei. Lo è quindi anche in Italia e in particolar modo a Torino dove proprio in questi giorni il ministro Giugni, sindacati e Fiat hanno discusso di come trovare soluzione al pro­blema delle eccedenze.

E quali pensa che siano le misure immediate da prendere a Torino?

Le discussioni mirano a risolvere il pro­blema contingente. Si tratta non solo di trovare misure che rendano meno dram­matica e penosa la situazione di tanti lavoratori e famiglie, ma anche di evitare che un capitale umano e sociale di compe­tenze e capacità venga distrutto e diventi inutilizzabile al momento della ripresa in cui tutti speriamo. E si tratta di prendere misure che rendano possibili altre attività produttive. Ma deve essere chiaro che il problema della disoccupazione non è con­giunturale e tanto meno esclusivamente torinese. E’ un problema strutturale ed europeo come hanno recentemente rico­nosciuto Delors e Ciampi nella conferen­za sui problemi dell’occupazione a Roma.

Può dire in modo più particolareggia­to quali potranno essere le prospettive per il mondo degli imprenditori e del lavoro?

Il paese industrializzato che ha la più alta disoccupazione è la Spagna con un tasso del 25 per cento, l’indice più basso si ha, invece, negli Stati Uniti. La Spagna è il paese con la massima rigidità normati­va nel mercato del lavoro, gli Stati Uniti con la minima.

E’ quindi chiaro che esiste una correla­zione tra rigidità del mercato del lavoro e disoccupazione. In secondo luogo il costo de lavoro in Germania è 18 volte maggiore di quello della Cina. Se, per ipotesi, i lavoratori accettassero una riduzione del 10 per cento dei loro salari il rapporto sarebbe di 16 a 1 e il problema non cam­bierebbe. Non è quindi per questa strada che si risolvono i problemi strutturali del mercato del lavoro.

Infine negli ultimi venticinque anni in Europa i posti di lavoro sono aumentati di poco più di tre milioni. Negli Stati Uniti di 29 milioni. La soluzione sta quindi da un lato nell’introdurre maggiore flessibi­lità nel mercato del lavoro, dall’altro nell’orientare lo sviluppo verso nuovi mestieri, verso le nuove tecnologie che sole ci permetteranno di mantenere il livello di vita e la sicurezza sociale su cui si basa la società europea e di cui andiamo giustamente orgogliosi.

E adesso la domanda di rito: quali sono i motivi di fondo che l’hanno spin­ta ad aderire al polo progressista?

Sono con i progressisti prima di tutto in quanto imprenditore. Il compito che abbiamo davanti a noi è di ricostruzione istituzionale, morale, economica. Non si ricostruisce dividendo, approfondendo le distanze tra Nord e Sud, tra chi ha lavoro e chi non ce l’ha, tra chi è protetto e chi non lo è. La ricostruzione si farà solo con l’impegno di tutti, con la disponibilità di tutti ad affrontare dei sacrifici. Anche nell’industria la qualità, l’innovazione, la rapidità di adattamento ai mercati sono realizzabili solo con il coinvolgimento intelligente e con la partecipazione di tut­ti. Sono con i progressisti perché ritengo che chi sostiene che è possibile un mira­colo inganna la gente, che la ricostruzione comporterà dei sacrifici, ma che uno Stato che non sia giusto non è legittimato a chiedere dei sacrifici.

Con quali argomenti intende sostene­re la sua candidatura a Torino?

Il 27 marzo per la prima volta i cittadini italiani voteranno innanzitutto le persone. Io agli elettori sottopongo la mia storia, le mie competenze, il mio spirito di servizio. I futuri parlamentari saranno figure diver­se dal passato, rappresenteranno diretta­mente la città. E questo io farò se sarò eletto: starò a Roma, ma con la testa e il cuore a Torino e alle sue prospettive.

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