I “bond della morte” scommesse sulla vita

febbraio 10, 2012


Pubblicato In: Giornali, La Repubblica


I “bond della morte” (Stefano Rodotà, Repubblica, 8 febbraio) hanno un precedente, seppur di segno contrario, di cui parla Raghuram Rajan in Fault Lines. Poiché la monarchia francese nel XVIII secolo, pur di far cassa, aveva escogitato la vendita di rendite vitalizie, banchieri ginevrini pensarono di selezionare gruppi di donne “per la maggiore aspettativa di vita rispetto agli uomini” sui trent’ anni, in salute, di “impacchettarne” i vitalizi per diversificare rispetto al rischio di morte accidentale, e di rivenderne quote.

Ma venne il 1789, il governo rivoluzionario pagava con moneta svalutata, le annualità erano dovute nella ben più pregiata valuta svizzera, i banchieri falliscono: classico esempio di tail risk (eventi estremamente improbabili ma che, se si verificano, hanno conseguenze disastrose). Quella era una scommessa sulla vita. Scommesse sulla morte sono le assicurazioni sulla vita e i vitalizi, venduti da sempre da società che godono, normalmente, di buona salute: non mi sembra che siano da temere rischi, né di coda né di testa.

Quel sottile confine della dignità umana
di Stefano Rodotà
I colti riferimenti di Franco Debenedetti (ai quali potrei aggiungerne almeno una decina) non colgono la novità dei “bod morte”, di cui parlavo su Repubblica dell’8 febbraio. il nuovo fondo, chiamato “db Kompass Life 3″ era stato preceduto da un “db Kompass Life 2″ che aveva come riferimento le polizze assicurative che gli interessati vendevano ad istituti ed hedge founds, che al decesso incassavano il capitale assicurato. In questi caso si trattava di azioni che aveva come oggetto un “titolo” (con una qualche parentela con i casi ricordati da Debenedetti). I nuovi bond invece operano in presa diretta sulla vita delle persone, così parificate a un titolo astratto o a una delle tanti merci sulle quali si scommette attaverso i più vari strumenti finanziari. Si tratta, come si usa dire, di un vero cambio di paradigma qualitativamente significativo. Non a casa, sono stati gli stessi banchieri tedeschi a protestare contro quella iniziativa, nella quale hanno colto un degrado della loro professione. Vi sono confini, apparentemente sottili, che non possono essere superati senza negare ladignità delle persone.

ARTICOLI CORRELATI
Li mortacci e l’ignoranza economica
di Sandro Brusco – Noise from America, 10 febbraio 2012

Se le banche lanciano i bond della morte
di Stefano Rodotà – La Repubblica, 08 febbraio 2012

Invia questo articolo:
  • email



Stampa questo articolo: