Forza Italia, Silvio Berlusconi informa i vertici Mediaset: “Sulla legge di stabilità ritorniamo all’opposizione”

novembre 23, 2013


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di Alessandro De Angelis

“Io voglio tornare all’opposizione sui temi dell’economia e delle tasse, quelli che stanno a cuore agli italiani. Non sulla decadenza, come vorrebbe il Pd”. È la legge di stabilità il terreno scelto da Berlusconi per il ritorno all’opposizione. È contro “il governo delle tasse” che vuole alzare il volume di fuoco più che contro il “governo delle manette”. E non è un caso che sul tema abbia informato i vertici delle sue aziende. Negli ultimi giorni ha sentito Fedele Confalonieri e Ennio Doris, i veri capi del partito filogovernativo. Stavolta i due hanno avuto l’impressione che il Cavaliere sia davvero determinato e che la scelta sia definitiva. Soprattutto perché, a questo punto, appare quasi obbligata.

Ecco, è questa la sensazione che ne hanno ricavato. È sul “come” preparare la grande rottura la discussione nella war room del Cavaliere. Perché il calendario ormai assomiglia a una trappola. È praticamente impossibile evitare che la decadenza venga calendarizzata per il 27. Anche se non è stata ancora approvata la legge di stabilità. Ed è su questo che l’ex premier ha pronunciato parole dure su Schifani e Alfano. La “clausola”di salvaguardia – che prevede il voto sulla decadenza solo una volta approvata la legge di stabilità – vale come un patto scritto sull’acqua. Perché fa fede il calendario della capigruppo. E il calendario può cambiare di settimana in settimana.

La sensazione del Cavaliere è che sia iniziata una partita a scacchi con palazzo Chigi. Ora che ha la sicurezza dei numeri è Letta che sta orchestrando il modo per certificare la nuova maggioranza. La sua manovra è tesa a costringere Berlusconi a rompere sulla decadenza, per poi certificare sulla legge di stabilità la nuova maggioranza con Alfano. Il calendario che hanno in mente Letta e Franceschini consiste nell’avviare la discussione sulla legge di stabilità all’inizio della prossima settimana senza chiuderla prima del 27. Così in quella data Alfano&Co possono manifestare tutta la loro solidarietà al Cavaliere contro le perfide toghe e fare un po’ di “dovuto casino”. Poi, cacciato il Cavaliere, si procede all’approvazione della legge di stabilità su cui nasce la nuova maggioranza autonoma e autosufficiente rispetto a Berluconi. Non è difficile, a quel punto, accusarlo di aver “rotto” pensando solo ai suoi guai giudiziari.

È questa manovra che l’ex premier vorrebbe far saltare. Ecco l’ordine dato ai suoi di trasformare la capigruppo di venerdì 22 novembre in una linea del Piave. Con l’obiettivo di provare a posticipare la decadenza. E non solo per l’ovvia ragione che guadagnare tempo sul dossier è un successo in sé. C’è anche la ragione tattica. Solo una inversione dei tempi consentirebbe di rompere sulle “tasse” e non sulle “manette”. E consentirebbe di coprire dietro la retorica dei problemi degli italiani i problemi di uno solo. Anche perché, sulla legge di stabilità, la separazione col governo si è già consumata: “Siamo al buio – dice un ex ministro azzurro – e non sappiamo neanche quello che c’è dentro. È Letta che già si muove considerandoci all’opposizione, rifiutando il confronto con noi”.

Il capogruppo pro-tempore Paolo Romani ha spiegato al Cavaliere che il provvedimento non recepisce nessuna istanza di Forza Italia: cuneo fiscale, Imu, uso del contante. Il risultato è che Forza Italia si trova davanti a un “prendere o lasciare” su un provvedimento invotabile. E i margini per cambiarlo – si ragiona nella war room – sono ridotti visto che Letta è al lavoro su un maxi emendamento su cui porre la fiducia senza ascoltare i rilievi che arrivano dai gruppi. Spiega Maurizio Gasparri: “Resta un clima d’indecisione e d’incertezza che rende in salita il cammino anche della legge di stabilità. Temiamo che il governo voglia ridursi agli sgoccioli magari per costringerci a un prendere o lasciare che non potremmo avallare”.

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