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→  settembre 14, 2014


House of Debt
How They (and You) Caused the Great Recession, and How We Can Prevent It From Happening again

by Atif Mian e Amir Sufi
The University of Chicago Press, Chicago and London,
pagg. 220

La Grande Recessione come crisi bancaria: è la spiegazione standard. Che variamente combina eccesso di mutui garantiti dal Governo, cartolarizzazione che riduce il premio al rischio, tassi di interesse troppo bassi, mancato salvataggio della Lehman; e, per i moralisti, avidità dei banchieri e conflitto di interesse delle agenzie di rating.

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→  luglio 13, 2014


Michael Lewis,
Flash Boys,
W.W. Norton and Company,
New York, pagg. 288.


Nathan Rothschild aveva un’informazione privilegiata: sapeva che Wellington aveva vinto. Ma qualunque cosa avesse fatto, comperare o vendere, sarebbe stata anch’essa un’informazione, che altri avrebbero sfruttato, erodendo il valore della sua. Così quella mattina in Borsa andò al solito posto vicino a una colonna, senza che nulla potesse trasparire dal suo comportamento: quello che poi avvenne fa parte delle leggende della finanza.

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→  maggio 20, 2014


Thomas Piketty
Le Capital au XXIème siècle
SEUIL, 2013


Alcune delle formule che hanno cambiato il nostro modo di capire il mondo sono semplici e compatte: quella di Einstein dell’equivalenza di massa ed energia, quella che definisce l’entropia, che Planck scrisse sulla tomba di Blotzmann. La formula della “diseguaglianza fondamentale”, che “in un certo senso riassume la logica complessiva” del lavoro di Thomas Piketty, quanto a compattezza è imbattibile imbattibile: “r>g”. Ma che sia la legge bronzea che spiega il funzionamento del “capitale del XXI secolo” è tutto da vedere.

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→  maggio 12, 2014


Stephen D. King
Quando i soldi finiscono
La fine dell’abbondanza in Occidente
Fazi editore, 2014


Quando i soldi finiscono è solo un gioco di parole, scrive Stephen D. King a proposito del titolo che ha dato a questo suo libro: ovvio, finché c’è una banca centrale disposta a stamparli i soldi non finiscono mai. Ma può finire la fiducia, e senza di essa la società finisce per disintegrarsi.

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→  dicembre 22, 2013


Recensione a
La fin du rêve Européen
François Heisbourg
ediz. Stock, pagg. 194


Non vuole essere confuso con gli eurofobi di destra e di sinistra. Ha votato sì a tutti i referendum europei. È federalista convinto. François Heisbourg, presidente dell’International Institute for Strategic Studies di Ginevra, lo dice chiaro: Fin du rêve Européen, titolo del suo ultimo libro, non è un auspicio, è una constatazione.

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→  novembre 23, 2013


Recensione a
The Pity of It All: A History of the Jews in Germany, 1743-1933
di Amos Elon
Metropolitan Books/Henry Holt & Company
446 pp.


Due anime in un solo corpo: dai poeti ai rivoluzionari, un’identità tormentata. La storia di un’assimilazione, prima del diluvio.

È il 1933: Hannah Arendt, detenuta e rilasciata dalla Gestapo, decide di lasciare la Germania della barbarie. È senza documenti, il treno corre verso il confine con la Cecoslovacchia. Va nella direzione opposta a quella che, 190 anni prima, aveva seguito il quattordicenne Moses Mendelssohn andando dalla nativa Dessau verso la Berlino dell’illuminismo. “Oggi sono passati sei buoi, sette maiali e un ebreo” annotava nel suo registro il custode della porta di Rosenthal. La Ahrendt, la sera prima di partire aveva recitato poeti greci cenando sul Kurfuerstendamm con Kurt Blumenfeld. Il giovane Moses, malnutrito, sapeva solo l’ebraico e lo Judendeutsch: tedesco, latino, greco, francese, inglese li avrebbe imparati da solo e in segreto, agli ebrei era proibito. Con Mendelssohn, “Socrate tedesco”, “Lutero ebraico”, filosofo e scrittore noto in tutta Europa, ammirato da Goethe e da Herder, amico di Lessing e di Wieland, iniziava “la lunga fila degli ebrei tedeschi assimilati che adoravano la cultura e la civiltà tedesca”; Amos Elon inizia da lui per narrare la storia dell’assimilazione degli ebrei tedeschi. È un processo che riguarda tutti gli ebrei europei: ma solo in Germania essa “riflette la complessità di un rapporto che alla fine diventò una sorta di identità […]; il dualismo di tedeschi ed ebrei, due anime in un solo corpo, sarà la preoccupazione e il tormento degli ebrei tedeschi per tutto l’800 e i primi decenni del 900. In nessun altro paese dell’Europa occidentale questo dualismo fu così profondo e alla fine così tragico”.

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