→ Iscriviti
→  ottobre 4, 2013


Il mondo fino a ieri
di Jared Diamond
Saggi Edizioni, 2013
pp. 520

Dai viaggi in aereo ai telefoni cellulari, dall’alfabetizzazione all’obesità, la maggior parte di noi dà per scontate alcune caratteristiche della modernità, ma per la quasi interezza dei suoi sei milioni di anni di vita la società umana non ha conosciuto nulla di tutto ciò. E se il baratro che ci divide dai nostri antenati primitivi può apparirci incolmabile, osservando le società tradizionali ancora esistenti, o esistenti fino a poco tempo fa, possiamo farci un’idea di com’era il nostro antico stile di vita. Società come quella degli abitanti degli altipiani guineani ci ricordano che, in termini evoluzionistici, le cose sono cambiate soltanto di recente, e questo libro ci offre un affascinante ritratto di prima mano di ciò che per decine di migliaia di anni è stata la vita dell’umanità, soffermandosi sul significato che le differenze fra quel passato ormai quasi scomparso e il nostro presente hanno per l’uomo di oggi.
Il mondo fino a ieri è il libro piú personale scritto da Jared Diamond, che attinge a piene mani a decenni di lavoro sul campo nelle isole del Pacifico e da testimonianze sugli inuit, gli indios dell’Amazzonia, i san del Kalahari e molti altri popoli. Diamond non idealizza romanticamente le società tradizionali: alcune fra le loro pratiche restano per noi inaccettabili, ma è importante riconoscere dove e quando le loro esperienze hanno fruttato dei passi avanti nella società e nel comportamento umani. Egli ci indica quindi motivi di ammirazione e lezioni degne di essere imparate, a partire dall’approccio tradizionale a questioni universali come il trattamento degli anziani, l’allevamento dei figli, la risoluzione delle controversie, la valutazione del rischio e la salvaguardia del benessere fisico e della salute.
L’uomo di oggi continua a vivere in un corpo piú adatto alle condizioni di vita tradizionali che a quelle della modernità, e osservando un ampio ventaglio di pratiche sociali Diamond mette in luce per noi molte e fondamentali lezioni, nonché decisioni esistenziali che potrebbero aiutarci a vivere piú a lungo e in modo piú sano, ad apparecchiarci una vecchiaia piú felice e a crescere figli piú autonomi e sicuri di sé.

→  giugno 2, 2013


After the music stopped. The financial crisis, the response, and the work ahead.
Alan S. Blinder,
The Penguin Press New York,
pagg. 476, $ 29,95


«Abbiamo bisogno di conoscere la storia dello storico per comprendere la versione che ci mette dinnanzi». Cade a proposito l’osservazione di Julian Barnes, quando la storia è quella della Grande Recessione e a darne la sua versione è Alan S. Blinder: professore a Princeton dal 1971, membro del Council of Economic Advisors del presidente Clinton, vicepresidente del Board of Governors alla Fed, Democratico, keynesiano pragmatico (senza premio Nobel, per intenderci), Blinder è figura di rilievo di quel mondo accademico – regolatorio – politico a cui appartengono anche coloro, nella Fed di Washington e di New York, al Tesoro e al Congresso, che di questa storia sono stati protagonisti. È per la sua storia personale se le sue coordinate di riferimento sono i rapporti politici, quelli interni al Congresso e alle sue commissioni, come quelli tra esecutivo e opinione pubblica; se le pagine più vivaci sono i resoconti delle riunioni del Comitato di Mercato Aperto della Fed, o degli incontri tra Tesoro, Fed e banchieri al culmine della crisi.

leggi il resto ›

→  aprile 7, 2013


Big Data: A Revolution That Will Transform
How We Live, Work, and Think

by Victor Mayer-Schonberger and Kenneth Cukier
Eamon Dolan/Houghton Mifflin Harcourt
2013, pp. 256


L’uomo lascia tracce. 40.000 anni fa erano incisioni su zanne di mammouth, come quelle attualmente in mostra al British Museum. Oggi sono le stringhe di 0e 1 conservate nelle memorie in un data center in qualche parte del mondo. Qualunque cosa facciamo, se vendiamo o comperiamo, se siamo sani o malati, se viaggiamo o camminiamo, se parliamo al telefono o interroghiamo Internet, lasciamo tracce. Sono digitali, archiviarle costa sempre meno, ritrovarle è sempre più rapido: benvenuti nel mondo del Big Data.

leggi il resto ›

→  marzo 3, 2013


Recensione a L’intelligenza del denaro di Alberto Mingardi

Si dice che Laplace, a Napoleone che gli chiedeva perché nella sua spiegazione dell’origine del sistema solare non fosse mai nominato Dio, rispondesse: «Je n’ai pas besoin de cette hypothèse». Quando James Buchanan afferma che il mercato «non è un mezzo per realizzare un determinato fine», dice in fondo una cosa analoga: non c’è bisogno di una spiegazione del mercato esogena al mercato stesso. Nel mercato, inteso come attività di scambio, si crea ricchezza, ma il mercato non ha lo scopo di creare ricchezza. Dal mercato trae normalmente profitto chi ha migliori attitudini, competenze, volontà, ma il mercato non è volto a premiare il merito.

leggi il resto ›

→  novembre 26, 2012


Integrazione europea senza illusioni
di Vàclav Klaus,
Università Bocconi Editore,
Pag 114, € 15,00


Ci sono gli euroscettici per ragioni economiche: ritengono che l’eurozona non sia un’area monetaria ottimale, che imponga politiche che alcuni trovano troppo severe e altri troppo permissive, che non possa esistere una moneta senza stato. E ci sono gli euroscettici per ragioni istituzionali, preoccupati dei rapporti tra stati nazionali e superstato europeo. Vaclav Klaus è di questi, e per più di una ragione: perché istituzionale è la carica che ricopre, presidente della repubblica Ceca per il secondo mandato; e perché il suo paese fa parte dell’Unione Europea, ma non ha adottato l’euro.

leggi il resto ›

→  luglio 29, 2012


Thilo Sarrazin
L’Europa non ha bisogno dell’euro.
Come un’illusione politica ci ha portato alla crisi.

DVA Verlag
Pagg 462

Europa braucht den Euro nicht.
Wie uns politisches Wunschdenken in die Krise gefuehrt hat

DVA Verlag
Pagg 462


Un milione e mezzo di copie, uno dei 10 libri più venduti in Germania nell’ultimo mezzo secolo. Ha avuto travolgente successo e critiche feroci Deutschland schafft sich ab (che potrebbe tradursi con La Germania si sta eliminando) il precedente libro di Thilo Sarrazin: la denuncia della perdita di identità di una Germania sempre più vecchia per la riduzione delle nascite, più piccola per l’immigrazione musulmana, più piatta per la dipendenza da sovvenzioni statali, gli è valsa la richiesta, poi rientrata, di espulsione dal partito socialdemocratico.

leggi il resto ›