Banche, una legge per privatizzare bene

settembre 13, 1995


Pubblicato In: Giornali


MILANO – Un progetto di legge sulla privatizzazione delle banche controllate da fondazioni o associazioni sarà presentato oggi a Milano da Franco Debenedetti, Alessandro De Nicola, Francesco Giavazzi e Alessandro Penati. La manifestazione sarà presieduta da Ennio Presutti, presidente dell’Assolombarda, e sarà ospitata dal Consiglio di Borsa, presso Palazzo Mezzanotte.

Il 56 per cento dei flussi creditizi in Italia è inter-mediato da banche controllate da fondazioni o associazioni. Se anche la direttiva Dini trovasse piena attuazione – e questo è improbabile visto che, a un anno dalla sua emanazione, non si sono ancora visti segni di una sua applicazione – tra cinque o sette anni la maggioranza del sistema bancario italiano sarebbe ancora controllata (il 49 per cento previsto dalla direttiva è più che sufficiente) dalle fondazioni. E fino a quando manterranno il controllo delle banche, le fondazioni non potranno focalizzare le loro risorse allo sviluppo dell’attività no-profit, unanimemente considerata la loro vera vocazione.
La proposta che avanziamo per la privatizzazione delle banche controllate da fondazioni e associazioni ha le seguenti caratteristiche, ognuna delle quali è stata più volte auspicata nel dibattito su questo argomento:
1. è praticabile in tempi certi;
2. non richiede interventi da parte degli organi di controllo e di governo, altro che per le funzioni di vigilanza;
3. mette al centro della privatizzazione il mercato dei capitali;
4. promuove la diffusione della proprietà azionaria e lo sviluppo degli investitori istituzionali;
5. preserva il patrimonio delle fondazioni e i loro legami storici e culturali con le realtà locali nelle quali hanno tradizionalmente operato;
6. dà impulso all’efficienza del sistema bancario italiano, favorendo l’aggregazione attorno a banche forti e indipendenti;
7. evita eccessive concentrazioni di potere economico.
Alle fondazioni vengono prospettati tre percorsi per la dismissione della loro partecipazione nelle banche: uno volontario, uno automatico e uno residuale. Durante il primo percorso, che dura 18 mesi, le fondazioni possono utilizzare, a loro piena discrezione, gli strumenti della trattativa diretta, dell’offerta pubblica di vendita, o dell’asta pubblica. per ridurre la partecipazione nella banca controllata a un massimo del 15 per cento. Qualora diverse fondazioni abbiano conferito l’azienda creditizia a una società di partecipazione, la quota complessiva di tutte le fondazioni nel capitale di questa società non potrà eccedere il 15 per cento. Durante questo periodo sono possibili aggregazioni bancarie e qualsiasi altra operazione sul capitale.
Trascorsi i 18 mesi, per tutte le banche (o società di partecipazione) in cui le fondazioni avranno un peso superiore al 15 per cento, scatta il percorso automatico. Le fondazioni distribuiscono buoni di acquisto per le azioni delle banche (o società di partecipazione) controllate. I buoni sono riservati ai dipendenti, ex dipendenti e a tutte le persone fisiche che, a una data prefissata, intrattengono qualsiasi tipo di rapporto con la banca, o con una società di servizi finanziari controllata dalla banca: un conto corrente, un mutuo, una quota di un fondo di investimento. Ogni persona fisica riceve un buono, indipendentemente dalla consistenza del suo rapporto. In questo modo, decine di milioni di italiani risulterebbero assegnatari dei buoni.
In deroga alle normative vigenti, i buoni sono automaticamente quotati, trattati per un periodo di tre mesi e vige l’obbligo della concentrazione delle transazioni in Borsa. Al termine dei tre mesi, i detentori dei buoni possono acquistare dalla fondazione azioni della banca a un prezzo pari a tre volte a quello medio al quale il buono è stato scambiato sul mercato nei precedenti due mesi. A esempio, se il mercato ritenesse che la banca vale 4 mila lire per azione, il prezzo (medio) al quale il buono verrebbe scambiato sarebbe pari a mille lire e la fondazione incasserebbe 3 mila lire per ogni azione venduta. I destinatari dei buoni, pertanto, o godono di uno sconto del 25 per cento sul prezzo di acquisto, oppure, se decidono di vendere il buono, incassano un ammontare equivalente. Con questo meccanismo le azioni della banca vengono offerte in prelazione ai suoi dipendenti e ai suoi clienti, vale a dire, nella maggioranza dei casi, a individui che risiedono nelle Regioni in cui le fondazioni hanno le loro radici storiche.
Per assicurare un ampio mercato dei buoni, e quindi prezzi significativi, è consentito, in deroga alla legge sull’Opa, un numero illimitato di rilanci nei tre mesi del percorso automatico. Sempre per assicurare la significatività del prezzo, la Consob stabilisce soglie minime per i volumi di scambio su ogni titolo, e può anche estendere il periodo di negoziazione per ulteriori tre mesi nel caso di Opa o di un volume di negoziazioni insufficiente.
Se alla fine di questi due percorsi la Fondazione non ha trovato compratori per la banca controllata – né tramite trattativa diretta, né tramite il mercato dei buoni – si ha un’indicazione chiara che il mercato considera la banca non interessante a qualsiasi prezzo, e cioè che questa versa in condizioni di dissesto strutturale. La fondazione viene sciolta e il ministero del Tesoro invia un proprio commissario con il mandato di trovare una soluzione in tempi prestabiliti.
In conclusione: per privatizzare tutte le banche pubbliche ci vuole un mercato dei capitali efficiente, che però in Italia oggi non esiste.
La nostra proposta consente, attraverso il meccanismo dei buoni, quella diffusione del possesso azionario che molti individuano come l’ostacolo maggiore alla privatizzazione. Il collocamento in pochi mesi di un numero così elevato di banche è la garanzia migliore che il loro controllo non venga concentrato.
Questa proposta è soltanto un primo passo, perché non interviene nella definizione dei compiti delle fondazioni; è però preliminare a qualsiasi idea volta a sviluppare l’attività no-profit di queste istituzioni

Franco Debenedetti
Alessandro De Nicola
Francesco Giavazzi
Alessandro Penati

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