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Archivio per il Tag »Alessandro Penati«

→  dicembre 4, 2020


di Franco Debenedetti e Alessandro Penati

Analisi paradossale e sarcastica di due economisti

Il piano di Mustier è stato finalmente smascherato. E ora è possibile il passo avanti che sani il vulnus delle privatizzazioni e del mercatismo all’origine di tutti i problemi dell’economia italiana – stagnazione, disoccupazione, debito pubblico, diseguaglianze e disagio sociale. Mercato e capitalismo hanno fallito. Fortunatamente lo Stato ha resistito alle pressioni di chi voleva costringerlo a vendere ai privati gioielli come Eni, Snam, Saipem, Terna, Fincantieri, Finmeccanica, Italgas, Enel, Rai, Fs, Anas, o come tutto il patrimonio delle aziende ex municipali per fortuna rimaste nelle mani degli Enti Locali, e che costituiscono la punta di diamante della nostra green economy quali Iren, A2A, Acea Acsm-Agam, Hera, Ascopiave.

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→  settembre 17, 2012


di Alessandro Penati

Qualche settimana fa, Bill Emmott, ex direttore dell’ Economist, ha dichiarato sull’ Espresso: «La principale domanda che gli investitori stranieri hanno posto per un decennio è stata: perché gli italiani votano Berlusconi? La domanda che si pongono ora è: perché Sergio Marchionne, che a Detroit è considerato un eroe, è così detestato in Italia?». Un quesito ancora più rilevante dopo il j’ accuse di Della Valle: non tanto per il gesto o per gli argomenti dell’ accusa pubblica, quanto per l’ attenzione che ha ricevuto. Gli stranieri attribuiscono tanta importanza a Marchionne, secondo Emmott, perché «la diffusa opinione negativa che in Italia si ha sulla sua persona, in particolare tra i media delle èlite, per i tedeschi, britannici, e americani è il sintomo di qualcosa che potrebbe dimostrarsi molto pericoloso: che agli italiani non interessi veramente la crescita economica».

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→  settembre 15, 2012


di Alessandro Penati

Il fondo Salva-Stati (Esm) viene presentato come un passo fondamentale per superare la crisi dell’ euro. Per questo si è atteso con ansia il sì della Corte Costituzionale tedesca. Ma a guardarlo con attenzione, l’ Esm sembra (per quanto sia incredibile) un veicolo di finanza strutturata, analogo a quello delle cartolarizzazioni che hanno innescato la crisi finanziaria negli Usa. Da qui, i dubbi sulla sua reale efficacia.

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→  aprile 2, 2011


Un intero Paese si mobilita solo perché una sua azienda, che produce latte, viene comprata da una che produce formaggi, di un Paese limitrofo, con il quale ha creato un mercato unico e condivide la moneta. Voi pensate: (1) è un Paese molto fortunato perché non ha problemi più seri a cui pensare; (2) hanno scoperto come trasformare il latte in arma di distruzione di massa; (3) è un Paese che assomiglia a un circo, governato da pagliacci che credono di essere domatori.

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→  gennaio 29, 2011


di Alessandro Penati

La proposta è partita da Amato: una patrimoniale per ridurre il debito pubblico. Veltroni l’ha ripresa. Pellegrino Capaldo l’ha rilanciata sul Corriere della Sera, come imposta sulle plusvalenze immobiliari (è la stessa cosa). Fortis l’ha evocata sul Sole-24 Ore, indicando la ricchezza degli italiani come panacea contro una crisi del debito pubblico: se gli investitori esteri scappano dai Btp, gli italiani sono abbastanza ricchi per comprarseli, indirettamente, pagando una patrimoniale. Risolvere la crisi del debito pubblico, scaricandolo sui privati cittadini è un’ idea insensata: non risolve i problemi alla base della crisi della finanza pubblica; è inefficiente; ed è iniqua, a dispetto degli slogan.

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→  dicembre 15, 2010


Lettera a Repubblica

“Costretta”, costretta a vendere per smontare il monopolio dell’energia elettrica, e quindi a trovare altri settori in cui investire per “mantenere dimensioni adeguate”. Così rispondendo ad Alessandro Penati, l’Ufficio relazioni con i media dell’Enel ammette le resistenze opposte alla volontà politica del suo azionista, rappresentato per l’occasione dal premier Prodi e dal Ministro Bersani, di liberalizzare il mercato, l’insofferenza esibita verso l’Autorità di regolazione all’uopo istituita dal Parlamento, le ambizioni coltivate prima in telefoni e acqua per diventare una multiutility, poi in altri Paesi per diventare una multinazionale. E giustifica con quella “costrizione” iniziale i deludenti risultati che ne sono seguiti. Insolito trovare in un organo aziendale un tale rispetto per la verità storica. Complimenti!

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