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→  luglio 7, 1996


Di fronte alla incredibile sparata sul matrimonio Rai-Stet di cui si è parlato al convegno Telecom di Napoli, si capisce l’imbarazzo di Maccanico: «Non sono cose che deve fare un Ministro», ha osser­vato il titolare del dicastero delle Poste.
Le due aziende di stato, Stet e Rai, tentano, fondendosi, di su­blimare a un livello più elevato di complessità normativa e azien­dale i problemi che stanno loro di fronte: la Raí per le richieste di pluralismo e di una progressiva privatizzazione; la Stet per la sfida della liberalizzazione dei servizi imposta da Bruxelles e la necessa­ria conseguenza di accettare regole asimmetriche.

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→  ottobre 14, 1995


A essere pessimisti non si corre nessun rischio, a essere liberisti, nel nostro paese, sì. Questa è la considerazione che viene in mente leggendo il Geronimo di giovedì, quello su banche e fondazioni. Il nostro, sostiene pessimista Geronimo, non è un mercato: una Borsa asfittica, dove i piccoli risparmiatori sono taglieggiati, i fondi pensione non esistono, e scorrazzano le mani forti. Chi conta su un mercato siffatto per restituire alla proprietà privata le banche possedute da fondazioni non può non avere un altro disegno, quello di consentire a quelle stesse mani forti di impadronirsi prima delle banche e poi delle privatizzande Enel, Stet. Conclusione: il liberismo non fa per noi, lasciamo perdere le privatizzazioni: in queste condizioni sarebbero solo occasione per un «esproprio non proletario».

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→  giugno 4, 1995


La ripresa della domanda, scrive il governatore Fazio nelle sue considerazioni finali, conduceva alla riapertura dei margini fra prezzi di vendita all’interno e costi di produzione delle imprese industriali italiane», sicché i profitti industriali tornavano ai livelli del 1988-’89, e nel settore terziario toccava un massimo storico. Che si tratti di una constatazione e non di un richiamo pare ovvio: poco prima il governatore aveva ricordato che in passato le imprese assorbivano nei margini gli incrementi di prezzo a causa di «caduta della domanda interna, deterioramento del clima di fiducia delle famiglie, sottoutilizzazione degli impianti»: uno stato dell’economia non certo da rimpiangere.

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→  aprile 29, 1995


Ogni discorso sull’assetto da dare al sistema delle Tlc in Italia deve partire da queste considerazioni di base:
- nel 1998, per effetto del disposto comunitario, cadranno i vincoli alla liberalizzazione del settore;
- di tutti i servizi di pubblica utilità, questo è quello in cui non esistono ostacoli di principio per la realizzazione di un mercato contendibile;
- il disegno deve comprendere anche le nuove tecnologie, soprattutto quelle via cavo.

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→  marzo 16, 1995


Alla fine del secolo scorso, Camillo Olivetti si recava negli Stati Uniti insieme a Galileo Ferraris, di cui era assistente. La ricerca italiana nel campo elettrotecnico era allora all’avanguardia e proprio questo aveva spinto i due al lungo viaggio. Molte cose hanno imparato dagli Usa gli imprenditori dell’Italia che si andava industrializzando. Ma mentre alcuni della lezione americana recepivano soprattutto i metodi del taylorismo e del fordismo, che cosa impressiona di più il giovane Camillo Olivetti? Il fatto che in America la classe dirigente aveva una mentalità anticonservatrice, così diversa dall’abito curiale e notarile del ceto politico e dalla burocrazia italiana.

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→  marzo 9, 1995


Il fatto che Silvio Berlusconi «abbia un monopolio virtuale della televisione privata in Italia e, attraverso coloro che il suo governo, mentre egli ne aveva la guida, ha posto alla testa dei tre canali di Stato, abbia una considerevole influenza sul resto, sembrerebbe fuori luogo in Madagascar; in una moderna democrazia occidentale è bizarre». Chi legge abitualmente l’Economist ne avrà subito riconosciuto la precisione di sintesi e il gusto per l’understatement. Di questa ‘bizzaria’ abbiamo avuto un’altra prova ieri. Il giorno prima Prodi, sul Corriere, chiedeva a Berlusconi di chiarire la posizione per cui bisognerebbe andare subito a votare per evitare i referendum sulla Tv. Ieri, e qui sta la bizzarria, chi, sempre sul Corriere, risponde a Prodi? Non Berlusconi, che Prodi chiamava in causa, ma Fedele Confalonieri, il presidente della Fininvest.

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