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→  luglio 21, 2017


Il problema non sono i leader, ma il bagaglio (culturale, politico ed economico) del popolo della sinistra

È un vero peccato che su You Tube il video del discorso di Massimo D’Alema al 2° Congresso del PDS del febbraio 1997 al Palaeur di Roma risulti “bloccato dall’autore per motivi di copyright”. Peccato perché ricordo l’effetto che mi fece, diciamo pure l’entusiasmo che provai: e mi sarebbe piaciuto risentirlo dopo questi vent’anni. Mi sarebbe piaciuto paragonare le emozioni di allora con quelle provate a qualche Leopolda, e verificare se è vero quello che sovente mi vien di pensare: che il D’Alema di allora era il Renzi di adesso.

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→  maggio 9, 2017


Nella crisi Alitalia si è verificata una marcata discontinuità, che è importante rilevare per le conseguenze che avrà sul modo in cui essa verrà gestita.

Prima del referendum tra i dipendenti Alitalia del 24 Aprile, il presidente Gentiloni era stato esplicito: “non ci sono alternative, dovete votare sì al referendum”, li aveva ammoniti. Appena se ne conoscono i risultati, i ministri sono unanimi nell’esprimere rammarico e sconcerto. Ma è chiara la posizione: agli azionisti decidere che cosa fare, al governo ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori.

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→  marzo 15, 2017


Al Direttore.

I convegni politici, soprattutto quando vengono caricati di grandi aspettative, hanno un tema dominante: non fa eccezione Lingotto ’17, la tre giorni organizzata da Renzi per preparare la mozione da presentare al Congresso del PD. Con una singolarità: che mentre il tema dominante di solito lo è per la sua presenza, questa volta lo è stato per la sua assenza. Dominante, dopo la bocciatura del 4 Dicembre, è il tema del sistema elettorale ma, che io ricordi (e sono stato quasi continuamente presente), non è stato neppure nominato fin quasi alla fine. Solo domenica verso la chiusura, è stato prima evocato da Piero Fassino (la vocazione maggioritaria indispensabile per essere polo aggregante di un campo più grande), e poi nominato da Matteo Renzi nel discorso conclusivo. Il quale, avvertito, bontà sua, che “non sappiamo quale legge verrà fuori”, e ammesso che “dopo il 4 Dicembre quel disegno è più debole”, ha affermato che è “la legge elettorale è un punto irrinunciabile”. Che irrinunciabile sia il suo essere maggioritaria, è tanto noto da lasciarlo sottinteso?

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→  marzo 4, 2017


Che intenzioni ha? Una volta erano le mamme a chiederlo alle figliuole, e si riferivano ai loro corteggiatori. Adesso invece tocca agli investitori essere indagati: chi supera determinate soglie di partecipazione in società quotate, dal 5% in su, dovrebbe dichiarare che cosa intende fare nel prossimo futuro, se fermarsi dov’è giunto, oppure procedere nella conquista del controllo.

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→  febbraio 17, 2017


I numeri con cui la Direzione del PD del 13 Febbraio ha approvato la mozione di Matteo Renzi, scrive Lina Palmerini, “raccontano solo in parte quello che si muove nel PD”: è questo che serve a capire quando si voterà e se Renzi resterà segretario. Ma oltre a “quello che si muove nel PD” c’è anche quello che Renzi ha detto nella sua relazione: ed è questo che serve a capire quale sarà il profilo politico del PD che si presenterà al giudizio degli elettori.

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→  gennaio 6, 2017


«La bella storia di Orlando innamorato e poi furioso»: il titolo del saggio di Panzini riaffiora dalle memorie adolescenziali con la suggestione di una parafrasi: “la storia di noi, di Renzi innamorati e poi furiosi”.

Perché “innamorati” lo fummo. Quando liberò il partito da retaggi culturali abiurati ma non abbandonati, da presenze marginalizzate ma ancora ingombranti. Quando eliminò l’antiberlusconismo come strumento della politica. Quando per la legge elettorale, suo primario compito, trasformò la pallida “vocazione” veltroniana in vibrante missione maggioritaria. Quando palesò l’ambizioso elenco delle riforme costituzionali – titolo V, Senato – e ordinarie – Pubblica Amministrazione, scuola, lavoro. Per un momento credemmo di essere tornati all’imponente programma riformatore del Prodi I (si licet parva) e della Bicamerale (absit injuria).

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