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→  marzo 7, 2022


Il nome del leggendario capo della resistenza antirussa nel Caucaso

Caro Aldo,Shamil avevano chiamato i miei bisnonni il loro primo figlio, come il leggendario capo della resistenza antirussa nella guerra del Caucaso dell’800: i russi si impadronivano di fortezze e città, ma lui riusciva sempre a sfuggire. In Occidente era diventato il romantico combattente che lotta per l’indipendenza delle nazioni e la libertà dei popoli: dunque Shamil, nomen omen.
Oggi che sono gli ucraini le vittime dei russi, Zelensky sarebbe un nome ingombrante per un neonato, ma qualche coraggioso Shamil verrà certo fuori in questa tragedia.

→  marzo 4, 2022


L’avevano chiamato Shamil il loro primo figlio (che sarebbe poi stato mio nonno materno). Shamil, come il leggendario capo della resistenza antirussa nella guerra del Caucaso dal 1834 al 1859, che era morto l’anno prima, nel 1870. Stabilito uno stato indipendente nel Daghestan, Shamil organizzò e rafforzò le forze cecene e daghestane e le guidò in imponenti incursioni contro le posizioni russe. La spedizione organizzata dai russi nel 1838 non riuscì a catturarlo, e così neppure quelle successive: si impadronivano di fortezze e città, ma Shamil riusciva sempre a sfuggirgli. Tra la sua gente era diventato una leggenda, e anche in occidente era visto come un romantico combattente per la libertà, una sorta di alleato di Francia e Inghilterra, e quindi dei nostri bersaglieri, nella guerra di Crimea.

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→  ottobre 28, 2009

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da Peccati Capitali

Pare del tutto infondata l’accusa del Times, che l’Italia avrebbe pagato un capo talebano per non attaccare i nostri soldati: quel capo l’abbiamo fatto fuori noi con i Mangusta. Dato che è una bufala, approfittiamone per fare un discorso astratto, senza tirare in mezzo i ragazzi che combattono una guerra così giusta e così disperata. Chiediamoci: se non fosse una bufala, ci sarebbe da scandalizzarsi? Le guerre si combattono per ideali, ma si fanno per interessi. Con l’interesse si comprano spie, si rompe l’omertà di mafiosi e terroristi; su ricatti e riscatti si tratta per non dover continuare a pagare.
Assoldare capi tribù, usare la loro ambizione per controllare il territorio, lo hanno fatto tutti, Inghilterra e Italia compresi, all’epoca delle colonie: a maggior ragione dovrebbe essere una buona tattica oggi che l’obbiettivo non è dominare ma liberare. Certo meglio che arricchire i talebani lasciandogli il controllo della produzione di oppio a casa loro, e garantendogli alti prezzi con il proibizionismo a casa nostra. Ce la caveremo dicendo, come Roosevelt di Somoza, che i talebani sono tutti figli di puttana, ma che quelli sono i nostri figli di puttana?

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→  aprile 10, 2004

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Crisi Irak. La risposta di Franco Debenedetti a Peppino Caldarola

Caldarola sceglie di “cambiare idea” rispetto a quanto aveva sostenuto qualche settimana fa: e chiede di venir via subito dall’Irak.
La cosa sorprende, perché invece oggi la sinistra riformista può sostenere di restare in Irak senza “cambiare idea” sui fatti del 2003. Quella di oggi è infatti una situazione diversa rispetto a quella del 2003, e non ne consegue deterministicamente.

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→  aprile 9, 2004


Chi rema contro la soluzione della crisi irachena

Il peggio sarebbe se il caos in cui sta precipitando l’Iraq avesse l’effetto di dividere e contrapporre ancor di più l’Occidente contro l’Occidente. Mentre invece ci sono considerazioni su cui dovrebbe essere facile, perfino ovvio, concordare.

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→  novembre 19, 2003

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Sarebbe un ben sciagurato Paese quello che non sapesse comporsi nel dolore

Sarebbe un ben sciagurato Paese quello che non sapesse comporsi nel dolore, nella pietà per i morti e nella solidarietà con i vivi. Il pericolo c’era: la guerra in Iraq ha spaccato l’Italia come forse non era mai accaduto, i nostri soldati erano partiti accompagnati da vive polemiche. Forse per evitare questo rischio, si è dato campo libero alla spettacolarizzazione, del ritorno in patria, della camera ardente al Vittoriano, del «silenzio», dei funerali. Non c’è stato limite alla grande enfasi patriottico-militare; nessuna diretta televisiva, nessun talk show ci è stato risparmiato.

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