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Archivio per il Tag »Alberto Mingardi«

→  agosto 12, 2016


articolo collegato di Alberto Mingardi

Those British libertarians who went for Brexit were somehow disappointed by Theresa May easily winning the contest for Tory leadership. It’s quite easy to understand why: in her inaugural speech, she longed for an “industrial strategy” for post-Brexit Britain. See Mark Littlewood here.

Of course Mariana Mazzucato, though an advisor to Jeremy Corbyn, has commented in favour of this “idea” (in actual fact, nothing more than a rough sketch) of Mrs May. Mazzucato wrote a piece in the Financial Times which is no different than what she wrote before – but a prolific author never publishes just once, and being a prolific author myself, who am I to criticize her? You can read the thing yourself and make up your mind.

I’d just like to make a perhaps tangential point. Mazzucato is as ideological a thinker as anybody else. In her “The Entrepreneurial State”, she says, very clearly, that she sees herself as engaged in a “discursive battle” against those who want to reduce government spending by claiming its inefficiency. There is nothing necessarily wrong with that: strong disagreements, and passion, are what make the world of ideas engaging.

But in this last FT piece, she claims with some nonchalance that “the argument ought not to be about whether the state should not be involved in driving growth but how it can do this in the best way” and subsequently, “we do not need false or ideological choices between market and state”.

Ok, so, if you want to let the price system work to try to solve problems whose solutions is still unknown to us, you’re an ideologue. If you want a club of enlightened bureaucrats to step in, you’re not.

I find this way of arguing most disappointing – and I find disheartening that some people are apparently persuaded by it.

I think it’s safe to say that we’re all biased, but reality doesn’t necessarily confirm our biases. The public debate should be some kind of test of our prejudices, which need empirical grounding to be more than, well, prejudices.

But I do not quite get why it should be “ideological” to wait and see how markets develop, whereas going for government intervention when we don’t really know what to wish for is not.

I think the best reply to Professor Mazzucato was penned long ago by Bertrand Russell, in his “Skeptical Essays”:
I wish to propose for the reader’s favourable consideration a doctrine which may, I fear, appear wildly paradoxical and subversive. The doctrine in question is this: that it is undesirable to believe a proposition when there is no ground whatever for supposing it true.

→  luglio 31, 2014


Stop all’austerità, sì alla crescita: è il motto dei referendum per abrogare parti della legge che attua il principio costituzionale del pareggio di bilancio. Iniziativa per più versi singolare: non è impresa da poco raccogliere le firme; è controverso che sia “referendabile” una legge approvata con speciali modalità; il pareggio di bilancio è da sempre una bandiera della destra e tra i proponenti ci sono persone che della destra sono stati esponenti di rilievo.

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→  aprile 5, 2014

Modera Antonio Masala (IMT Institute for Advanced Studies). Con Franco Debenedetti (Istituto Bruno Leoni), Giovanni Orsina (LUISS), Maurizio Sacconi (Fondazione Magna Carta) e Raimondo Cubeddu (Fondazione Magna Carta). Conclusioni: Alberto Mingardi (Istituto Bruno Leoni).

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→  marzo 3, 2013


Recensione a L’intelligenza del denaro di Alberto Mingardi

Si dice che Laplace, a Napoleone che gli chiedeva perché nella sua spiegazione dell’origine del sistema solare non fosse mai nominato Dio, rispondesse: «Je n’ai pas besoin de cette hypothèse». Quando James Buchanan afferma che il mercato «non è un mezzo per realizzare un determinato fine», dice in fondo una cosa analoga: non c’è bisogno di una spiegazione del mercato esogena al mercato stesso. Nel mercato, inteso come attività di scambio, si crea ricchezza, ma il mercato non ha lo scopo di creare ricchezza. Dal mercato trae normalmente profitto chi ha migliori attitudini, competenze, volontà, ma il mercato non è volto a premiare il merito.

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→  maggio 6, 2012


Recensione di Alberto Mingardi

Le linee di faglia sono quelle fratture che rivelano il movimento fra le due masse tettoniche che separano. Lo sforzo di questo libro di Raghuram Rajan è proprio quello di non fermarsi al racconto del terremoto, ma di ripercorrere i movimenti delle zolle. Uscito nel 2010, Fault Lines si è conquistato il plauso quasi unanime dei recensori. La crisi finanziaria aveva già movimentato l’industria editoriale: il lavoro di Rajan era il saggio più complesso, più generoso nelle sfumature, più ambizioso nel tentativo di superare spiegazioni unilaterali e semplicistiche. Chi lo leggesse con la mente aperta non ripeterà più la bestialità per cui la crisi non si dovrebbe ad altro che all’avidità degli attori di mercato. L’edizione italiana è corredata di una nuova introduzione, scritta ad hoc, e da una postfazione che risale alla ristampa del 2011.

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→  marzo 20, 2011


di Alberto Mingardi

Minogue rilancia la battaglia contro le pretese della politica

In inglese, “liberalism” è una parola ambigua, evoca una certa tradizione politica e il suo contrario. Già Schumpeter notava che ad appropriarsi dell’etichetta erano stati proprio i più accesi nemici del libero mercato. Per Giovanni Sartori, “un liberale americano non sarebbe chiamato liberale in nessun Paese europeo; lo chiameremmo un radicale di sinistra”. Nel 1963, Kenneth Minogue provò a dare un senso a questa polisemia in un libro che è un piccolo classico, “The Liberal Mind”, ora meritoriamente tradotto per i tipi di Liberilibri.

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