Privatizzazione dell’Ina

giugno 21, 1994


Pubblicato In: Giornali, La Repubblica


Lettera al Direttore

Giovedì scorso, in Commissione Industria, ho votato contro gli emendamenti al decreto sulla privatizzazione dell’Ina, a favore della tesi del Governo ed in modo difforme da Lega, Pds e Rifondazione. Credo di dovere spiegare a chi ha contribuito alla mia elezione la logica di tale  comportamento.

Il prezzo di cessione dell’Ina verrà stabilito giovedì 23 e sarà influenzato in modo determinante dalla sicurezza che su Ina non graveranno oneri derivanti dalla passata gestione: perché gli investitori ne abbiano certezza è necessario che il decreto sia approvato entro tale data anche dal Senato.

La Lega ha presentato emen­damenti: apprezzabili nelle intenzioni, discutibili quanto a strumento proposto, obbligato però ad un percorso parlamen­tare a tappe forzate, dunque non senza rischi (approvazione al Senato mercoledì mattina, rilettura alla Camera nel pomerig­gio). Si trattava quindi di sce­gliere tra miglioramenti che il governo può sempre attuare, tra l’altro in modi assai più empirici, sol che lo voglia; e quello di correre il rischio di un danno pa­trimoniale non recuperabile.

Ho ritenuto che l’esigenza di proteggersi dal rischio dovesse avere la priorità, ed in tal senso ho votato. Quanto al resto, attenderemo l’esecutivo alla pro­va della sua volontà e capacità di attuare provvedimenti coerenti, proprio con il liberiamo e la trasparenza che proclama.

Ben strana cosa sarebbe se per obbligare l’esecutivo a nor­mali azioni di «buon governo» dovessimo correre il rischio di subire un danno patrimoniale. E neppure credo che i dissensi (tra Lega e Forza Italia) intenti alla maggioranza debbano essere giocati su un provvedimento così significativo ed importante.

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