Pompei muore? Affidiamola ai privati

marzo 7, 2012


Pubblicato In: Giornali, Vanity Fair


dalla rubrica Peccati Capitali

“Lentamente muore, Pompei”, scriveva due domeniche fa Alessandra Arachi sul Corriere della Sera: a veder le tessere dei mosaici sparpagliate in terra, il rosso pompeiano degli affreschi dilavato dalla pioggia, non si sa se essere più sconfortati o indignati. Il peggio è ciò di cui neppure si ha notizia, e non solo a Pompei.

Ad esempio ci sono in Italia 28.000 dimore storiche private “protette” dalle sovrintendenze. La maggior parte non rendono e manutenerle costa, un equilibrio precario che ora rischia di rompersi con la revisione degli estimi catastali: anche una riduzione dell’IMU sarebbe solo una boccata di ossigeno. Come sempre, non è solo questione di soldi. Perché a Ercolano sono arrivati finanziamenti privati (Packard junior ha dato 16 Mil in 10 anni) e oggi 2/3 dell’area è visitabile, mentre a Pompei si susseguono crolli e permangono disservizi? Ciò che rende unica l’Italia non sono solo scavi,  musei, monumenti famosi: è il tessuto stratificato nei secoli e diffuso in tutto il Paese, palazzi nei centri storici, ville nelle campagne, forti nelle vallate.

Twitter a Skype ci hanno abituati alla gratuità, pagata dalla notorietà o dall’immagine. Non c’è solo il Colosseo ad attrarre per i suoi valori di identità, e i casali del Chiantishire a prestarsi ad usi diversi da quelli storici. Il mercato ha più idee di quello che si riesce a immaginare, se non lo si frena e imbriglia. Da parte dei proprietari ci saranno inerzie da smuovere, resistenze psicologiche da superare. Ma anche da parte dell’amministrazione ci sono ruoli da reinterpretare: sovrintendere non è solo dire no, proteggere non è conservare un rudere finché non crolli.

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di Alessandra Aracchi – Il Corriere della Sera, 26 febbraio 2012

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