L'Atomica e il suo disinnesco

giugno 28, 2008


Pubblicato In: Giornali, Il Riformista

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Caro Direttore,

nel tuo editoriale di ieri, indichi i “buchi logici” nelle analisi della vicenda politico-giudiziaria di Berlusconi condotte con gli strumenti dei sacri principi dello stato liberale e della separazione dei poteri. E in primo piano metti il buco (logico o nero?) della realtà del nostro sistema giudiziario, tra inefficienza, politicizzazione, inquinamento mediante rilascio di intercettazioni.

Ma c’è una categoria ancora più generale in cui comprendere questi errori logici: quella di confondere l’astratto con il concreto, il generale con il particolare. Cioè, per venire a noi, la magistratura con il magistrato, la “verità” acclarata in tre ordini di giudizio con gli effetti hic et nunc della singola sentenza.

Siamo sempre al solito punto: non si coglie la realtà del problema del processo Mills se lo si colloca nel mondo di Montesquieu o di Tocqueville. Così come non si coglie la “anomalia” del fenomeno Berlusconi se non lo si colloca all’interno della anomalia (senza virgolette) del Paese occidentale con il più grosso partito comunista, e con il “gramscismo realizzato attraverso la società civile nelle istituzioni” (Gianni Baget Bozzo, La Stampa 26 Giugno).

In concreto, la condanna di Berlusconi avrebbe come conseguenza o un Governo fortemente ingessato, per diversi anni, nei suoi poteri effettivi, o una nuova campagna elettorale, condotta tutta sul tema della magistratura. In concreto, il giudice del caso Mills si trova nelle mani l’atomica che può produrre questo disastro. “Dura lex, sed lex”: perfetto, ma la lex sono i tre gradi di giudizio, mentre qui la bomba deflagrerebbe già al primo grado.
E poi c’è da chiedersi: la durezza della legge riguarda solo l’imputato o anche il magistrato? Possiamo chiedere a quest’ultimo di essere del tutto impermeabile alle conseguenze che la sua sentenza avrebbe per il popolo italiano, quel popolo che la Costituzione dichiara sovrano, quindi sovraordinato anche a lui? Dobbiamo chiederglielo? Si può passare alla storia condannando Berlusconi, riuscendo cioè là dove non ce l’hanno fatta centinaia di magistrati, in diecine di processi e migliaia di udienze: ma lo si può fare anche per i motivi opposti, resistendo alle lusinghe dell’ambizione, e assolvendolo nell’ultimo (?) dei suoi processi. Ma perché un magistrato deve essere tentato di passare alla storia? Perché deve esserne quindi “oggettivamente” sospettato?

Il lodo ex Maccanico ex Schifani ora Alfano sulla sospensione dei procedimenti che riguardano le più alte cariche dello Stato risponde a ragioni non solo di riconoscimento della sovranità popolare, e di stabilità istituzionale, ma a ben vedere anche di libertà della magistratura. Solo in astratto, se ci sono due strade, c’é libertà di scegliere: concretamente la libertà è condizionata dalla consapevolezza delle conseguenze che derivano dalla scelta. Non ci sarebbe bisogno dei tre gradi di giudizio se non ci fosse la preoccupazione per la possibilità di errori: e quando l’errore può produrre conseguenze così sproporzionatamente gravi, è doveroso applicare il principio di precauzione. Ci sono condizioni che legittimano che il processo sia spostato di sede, il lodo riconosce che esistono condizioni per cui esso deve esser spostato nel tempo.

Quello che lascia attoniti è il percorso con cui si è arrivati a imboccare la strada della ragionevolezza, i danni nel frattempo provocati alle istituzioni, le macerie lasciate sul terreno della politica. Stupisce che quelli che Berlusconi chiama, in documenti della massima ufficialità, “ i miei avvocati”, non avessero previsto le conseguenze delle loro azioni, e non avessero colto, fin da subito dopo le elezioni, la necessità di porre il problema nella sua dimensione politica. E sì che alcuni di essi siedono in Parlamento.
Il Presidente Berlusconi si lamenta del numero di procedimenti di cui è stato fatto oggetto: ma questo “cursus” dovrebbe avergli dato opportunità di scegliersi i professionisti adatti. Magari destinando alla loro selezione una parte del tempo che dedica al casting di programmi televisivi. Si sarebbe evitato le distrazioni e le perdite di tempo che questi errori gli hanno causato: considerando la situazione del Paese, non è lui, siamo noi ad aver motivo di dolercene.

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