Il vero pericolo viene da destra

marzo 20, 1994


Pubblicato In: Varie


La lettera di Giovanni Pao­lo II ai vescovi italiani per un’Italia nuova, contiene ri­chiami morali e politici che si rivolgono a tutti gli italiani. Non solo ai cattolici pratican­ti e, soprattutto, non solo a formazioni politiche le quali ri­vendichino (del resto ormai in maniera molto problematica) la patente di «partito catto­lico».

Mi pare che, nella lettera al Pontefice, vada sottolineato soprattutto l’invito all’impe­gno per il rinnovamento socia­le e politico, rinnovamento per il quale la lettera offre anche indicazioni più specifiche, che escludono ogni cedimento al­la retorica del «nuovo ad ogni costo», di cui si è fatto grande spreco in questi ultimi tempi.

Non è autentico rinnovamen­to, dice il Papa, quello che si proponga di rompere, o anche solo di incrinare l’unità cultu­rale degli italiani, sia con pro­poste separatiste, sia anche con la promozione delle tante ten­denze corporative che serpeg­giano nella nostra società. L’unità nazionale non viene così rivendicata in termini gretta­mente nazionalistici, ma vista come supporto culturale di una larga solidarietà tra regioni, ce­ti sociali, categorie professio­nali, gruppi di età.

Segue di qui che non è vero rinnovamento quello che pre­tende di ispirarsi a una visione duramente concorrenziale, o addirittura darwiniana, della vita sociale. Mettere a frutto tutti i propri talenti, impegnar­si nel lavoro e anche nella po­litica non è un mezzo per prevalere sugli altri nel nome di una astratta meritocrazia o anche di un ideale puramente economico di efficienza pro­duttiva, bensì un modo concre­to di esercitare apertura al prossimo, solidarietà, disponi­bilità.

Non è difficile dedurre da queste indicazioni morali i principi per escludere dall’oriz­zonte delle possibili scelte elet­torali di un cattolico, tutte quelle formazioni, quei pro­grammi, quei candidati che fanno leva su retoriche separa­tiste, su ideali di rampantismo sociale che rifuggono anche dal solo nome della solidarietà o che si richiamano a modelli di società, come quella fascista, che l’Italia si è fortunatamen­te lasciata alle spalle.

Il Papa autorevolmente ri­chiama, nella sua lettera, i va­lori di solidarietà, di unità na­zionale, di ricerca della pace in un’Europa sempre più integra­ta, di efficienza intesa più co­me servizio del prossimo che come mezzo di promozione in­dividuale.

L’imminente competizione elettorale pone i cattolici, scar­tando il falso efficientismo del­la destra separatista, liberista, o decisamente filofascista, di fronte all’alternativa tra il po­lo progressista e il programma di centro del Patto per l’Italia e del Partito popolare che legittimamente si presentano co­me prosecuzione della miglio­re esperienza del cattolicesimo sociale, che è stato così deter­minante per la ricostruzione dell’Italia nel dopoguerra e per la difesa delle istituzioni demo­cratiche e della libertà di tutti.

Credo si debba riconoscere che il pericolo per i valori riaffer­mati così accoratamente dal Santo padre nella sua lettera, viene soprattutto di là, dal li­berismo individualista, dal separatismo, dal neo fascismo, alleati in una miscela che po­trebbe riuscire fatale al futuro della stessa democrazia ita­liana.

È allora ragionevole che i cat­tolici vi oppongano una poli­tica fondata sui valori della solidarietà, del rinnovamento, in definitiva dell’etica e senza di­menticare il pericolo che, nel nuovo sistema uninominale è rappresentato dalla dispersione del voto.

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