Il Corriere e Lorsignori

novembre 24, 2006


Pubblicato In: Varie

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Caro Direttore,

chi scrive non fa i titoli dei suoi pezzi, figurarsi quelli degli articoli altrui. Però li può immaginare: a me, leggendo il commento di Rinaldo Gianola a “Il baco del Corriere” di Massimo Mucchetti (L’Unità del 17 novembre) è venuto in mente un titolo alla Fortebraccio, del genere “Spie al giornale di lorsignori”.

Mucchetti si domanda –l’interrogativo attraversa il libro dall’inizio alla fine – chi, per conto di chi, per quale scopo, ha cercato di violare il suo computer. Gianola ha la risposta: “noi dell’Unità possiamo confermare, per esperienza diretta, che certo esiste una relazione tra le battaglie finanziarie e di potere degli ultimi anni, lo spionaggio è il tentativo di controllare l’informazione da parte dei grandi potentati economici”. Mucchetti è ancora lì, dopo 170 pagine, a chiedersi se c’è relazione? Esiste certo. Possiamo confermare. Per esperienza diretta.
E poi, Mucchetti sarà anche uno bravo, “un bresciano testone con la fama del rompiballe per il mondo delle aziende, perché ha la passione di indagare nelle pieghe dei bilanci e nelle confraternite del Corriere.(…). Un giornalista di un certo livello, ma non ha responsabilità di direzione e di organizzazione. Insomma siede in panchina”. Ha l’ambizione di suggerire un progetto di “autoriforma della compagine azionaria del Corriere (…): un’illusione, non succederà nulla (…). Lo chiameranno per un paio di dibattiti, ci sarà qualche articolo. Poi tutto tornerà alla feroce tranquillità dei patti di sindacato”.
“Utile idiota”: a Gianola, gli è evidentemente restato nella penna.

Anch’io, caro Direttore, penso che la “battaglia finanziaria di potere” abbia una relazione con il “tentativo di controllare l’informazione da parte dei grandi potentati economici” (anche se io li chiamo in altro modo). Anch’io credo che si debba far chiarezza sul ruolo che potrebbe aver avuto lo spionaggio. Anch’io credo – e lo scrissi a suo tempo – che la scalata di Ricucci sia stata enfatizzata strumentalmente, e che su di essa si sia innestata un’operazione politica a danno dei DS. Anch’io credo – lo sostenni pubblicamente – che la vicenda Unipol BNL non presenti profili di illiceità e che sia stata una ingiusta distorsione della realtà farne il doppione, anzi l’altro pilastro della vicenda Fiorani Antonveneta. Anch’io ho qualcosa da dire sui patti di sindacato e non condivido la soluzione proposta da Mucchetti.
Ma c’è una differenza di fondo: Gianola sta da una parte e pensa di avere in mano verità e soluzione; dall’altra, nel loro “ambientino”, mette “lorsignori”, tutti in un mucchio con i loro spioni e i loro servi sciocchi. Io invece, quello è il capitalismo del mio Paese, le tante cose che non condivido e quelle che esplicitamente contesto le sento come un torto fatto alla mia idea di un capitalismo moderno e di capitalisti coraggiosi. Io sto con loro e in mezzo a loro. E quanto al Corriere, preferisco dire che è il giornale dei proprietari e dei direttori protempore, e che chi la pensa diversamente e propone e analizza taglientemente come Massimo lo fa perché non ha perso l’idea che così facendo si lavora a direttori e proprietà migliori, E’ il mio modo di stare a sinistra.

“Mucchetti, commenta Gianola, scrive con coraggio, fuori linea […]. Tanto che qualche lettore potrebbe chiedergli: ma perché resti lì?”. Da parte politica opposta, me la sono sentita fare diverse volte, questa domanda. Restiamo lì perché lì c’è qualcosa da capire – e questo è il caso di Mucchetti; perché lì c’è qualcosa che può cambiare – e questa è la mia fiducia. Lo era quando scrivevo proposte di legge ed emendamenti, lo è oggi che scrivo articoli di giornale. Non si comprende nulla e non si cambia nulla pensandosi fuori, come se esistesse un’altra parte, da cui stare a guardare come e per che cosa si combattono “lorsignori”. Ma questo l’Unità – e Gianola – lo sanno benissimo. Lo sanno e – ormai- lo praticano pure. E proprio per questo motivo ho pensato di scriverle, caro Direttore: perché l’atmosfera che avvolge quell’articolo mi è sembrata cupamente datata. E mi ha fatto risentire la domanda “ma perché resti lì?” E, caro Direttore, ho fatto come sempre, un’alzata di spalle e via.

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