E adesso al lavoro con obiettivi e tempi

luglio 21, 1993


Pubblicato In: Giornali, La Stampa


Caro Sindaco, oggi, con l’ingresso in Sala Rossa, inizia di fatto il tuo mandato. I momenti di inizio non sono solo ritualità simboliche, hanno una loro funzionalità precisa: sono i momenti in cui si confermano le intese, in cui si rinnovano le promesse; sono soprattutto i momenti di massima concentrazione delle volontà. Le accuse che già a lume di buon senso paiono infondate, l’uso ostruzionistico della procedura per riprodurre vecchi sistemi che gli elettori sapranno giudicare e ricordare, hanno già privato Torino di non pochi giorni di lavoro: con gli auguri che oggi facciamo al primo sindaco che abbiamo eletto direttamente vorremmo anche recuperare, a te e alla città, i valori di entusiasmo e di determinazione che devono accompagnare l’inizio di ogni impresa.

La tua vittoria ha avuto un valore politico, oltre l’ambito municipale. Grazie ad essa Torino ha recuperato un ruolo centrale sulla scena politica nazionale. Del meccanismo per l’elezione diretta del sindaco, la campagna elettorale è momento essenziale: è durante la campagna che si forma quella maggioranza assoluta dei consensi che costituisce la dote politica del sindaco; lì si instaura quel patto tra elettori ed eletti che ne è la vera novità. Adesso sono finiti gli incontri con la gente, il calore delle strette di mano, delle promesse e dei progetti: adesso all’entusiasmo delle speranze succede il realismo del day after. Il nuovo metodo elettorale ti conferisce un mandato eccezionalmente forte: è un patrimonio prezioso, forse l’ultimo che Torino possiede. Tu certo sentì questa responsabilità: sappi che noi saremo eccezionalmente esigenti.
E Io saremo da subito. Votando un sindaco nuovo non abbiamo solo voluto un ricambio di classe dirigente: vogliamo una diversa angolazione nel guardare ai problemi, un ritmo nuovo nell’affrontarli. Il vecchio non è solo nelle persone, è nelle cose, in un sistema di leggi e regolamenti che non è stato aggiornato per adeguarlo ai nuovi poteri, e responsabilità, del sindaco e della sua squadra.
Ogni giorno ciascuno di noi viene in contatto con l’amministrazione e con i servizi che essa ci dovrebbe offrire. Vogliamo comportamenti diversi incominciando da quelli dei suoi funzionari (vigili urbani compresi). Vogliamo sapere gli obiettivi e i tempi che ti dai: se meta e tappe saranno chiare, non ti mancherà la tradizionale pazienza della nostra gente. Un mese fa, ricordi, ti chiesi se eri disposto a prendere a scatola chiusa un obiettivo di riduzione dei costi di gestione del 20%. Se penso alle incrostazioni che la prassi partitica deve avere depositato sulla macchina comunale, per non dir di peggio, questo continua a sembrarmi un obiettivo assolutamente ragionevole.
Noi siamo impazienti di parlare: dopo tanti anni di separatezza, di beghe imperscrutabili di corrente di cui Torino stava morendo, vogliamo che si crei un canale di comunicazione continuo tra cittadini ed amministrazione. Vogliamo reimpossessarci della città, e sperimentare di nuovo la politica.
Il numero dei consensi espressi a tuo favore, maggiori di quelli di qualsiasi parlamentare o ministro con cui avrai a che fare, ti conferiscono un potere negoziale che andrà giocato con autorevolezza, verso i poteri locali come verso quello centrale, e per promuovere l’idea di Torino all’estero.
Noi ci aspettiamo che anche tu sia esigente: di fronte ai problemi attuali di Torino, e nella prospettiva delle modifiche future della sua struttura produttiva, di cui incerti rimangono solo tempi e modalità, si confrontavano due posizioni, una di gestione politica della crisi, l’altra di una sua gestione progettuale; una che vede i mutamenti strutturali come un pericolo da contenere, l’altra come un’opportunità da affrontare. Coerentemente con la scelta fatta dalla città, dovrai chiamare tutte le forze che ti hanno sostenuto alla responsabilità di trovare le risorse di volontà e di creatività per innescare una nuova fase di sviluppo, intorno ad un’idea di città che dia prospettiva alla quotidiana fatica dei problemi.
I grandi leader, è stato detto, non danno soluzioni ai problemi, ma fanno sì che la gente veda la propria situazione in un modo diverso: ti chiediamo che tu ci dia la visione di una città che vuole reiventare il proprio futuro; puoi pretendere che ti assicuriamo le risorse di iniziativa e di volontà per costruirlo.

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