Due populismi, due diversi no al Mes. E al centro c’è sempre l’euro

luglio 2, 2020

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Pubblicato In: Giornali, Il Foglio


Al direttore.

In tanto keynesismo dilagante, sarebbe il caso di ricordare a Conte il suo apologo del concorso di bellezza. Quindi chiedersi che cosa pensano i mercati di un paese che non accetta il Mes nel timore di rivelare in tal modo la propria debolezza ai mercati. E cioè che si illude di avere qualcosa che in tanto disastro sia ancora da rivelare.

La risposta del Direttore

La titubanza è un problema, ovvio, e il dibattito sul Mes, da molti punti di vista, è semplicemente senza senso: se hai bisogno di soldi e quei soldi te li danno con condizioni persino meno stringenti rispetto a quelle che una banca ti pone quando ti concede un mutuo si capisce facilmente che il dibattito è senza senso. Però, vista la fragilità della maggioranza, partendo dal presupposto che quello che abbiamo oggi al tavolo, vista la qualità degli ingredienti, è il miglior minestrone possibile, su una cosa dovremmo essere d’accordo: i mercati potrebbero osservare con preoccupazione il nostro passo incerto (cosa che al momento non sembra) ma osserverebbero con ancora più preoccupazione il cedimento di questa maggioranza sapendo che il M5s non vuole il Mes per paura di contraddire se stesso mentre la Lega non vuole il Mes (e anzi lo vorrebbe proprio abolire) per ragioni diverse: per permettere ai suoi campioni antieuro di continuare a dire che uscire dall’euro si può. E negli ultimi due anni, a proposito di spread, la prospettiva di un governo antieuro ha preoccupato i mercati più della pandemia.

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