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Archivio per il Tag »lettere«

→  dicembre 9, 2018


Al direttore.

Giovedì sera Marco Travaglio, dalla posizione sovrastante di cui gode a “Otto e Mezzo”, pontificava con tono perentorio sull’inutilità della Tav – “passerà solo qualche treno merci semivuoto” – e quindi ne sanciva le definitiva cancellazione. Mi ha fatto tornare in mente le riunioni a Torino con Sergio Pininfarina senior, a quel tempo presidente della Trieste-Lione. Era il 1994, e anche allora c’era una vivace opposizione all’Alta velocità: sarà solo un treno per i ricchi, dicevano. Fu solo cambiando il progetto in “Alta velocità Alta capacità” che si riuscì a superare l’ostacolo: con un aumento di costo, dovendosi ridurre la livelletta e costruire svincoli, quali si vedono percorrendo in auto la Torino-Milano. Ma l’opera è stata fatta, e ha totalmente cambiato l’economia del paese e le possibilità – di lavoro e di svago – degli italiani in modi che, credo, neppure il suo artefice Lorenzo Necci poteva immaginare. Dà da pensare sentire qualcuno che, dall’alto del suo scranno, spaccia per comune buon senso l’angustia della propria visione.

→  novembre 19, 2018

Italy is, according to David Folkerts-Laundau (“Europe must cut a grand bargain with Italy”, FT November 13, 2018), a “frugal country”: and not because of its private savings, but because of its legacy debt predating the euro, and of its long history of primary budget surplus. Is it really?

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→  settembre 4, 2018


Al direttore.

Mariana Mazzucato (“La strada storta dello stato”, Repubblica 1° settembre) avanza la proposta che la Cassa depositi e prestiti, “attore pubblico autonomo dal potere politico ministeriale” e con “decennale esperienza nel settore infrastrutturale”, acquisisca “sul mercato la maggioranza del capitale azionario di Atlantia”, allo scopo di “migliorare il rapporto con le concessionarie”. A parte la sospensione del principio di non contraddizione inerente a “un attore pubblico autonomo dal potere pubblico”; a parte il contenuto della “decennale esperienza” che si può fare da socio di minoranza in Terna, Snam spa, Eni, Enel; a rendere perplessi è quel “migliorare il rapporto con le concessionarie”. Che il controllore si faccia controllato può far comodo al controllato; ma che il controllore debba spendere soldi per riuscire a fare il suo mestiere è clamoroso, e ancor più che a dirlo sia la paladina dello “stato imprenditore”. E non è finita: se “l’attore pubblico autonomo” vuol comperare sul mercato il 50 per cento del capitale, fa salire il valore del titolo: a meno che non vengano annunciati propositi espropriatori atti a farlo calare. In tal caso l’autonomia dell’“attore” riuscirebbe a evitare “al potere politico ministeriale” l’accusa di aggiotaggio? La strada storta dello Stato: non c’è che dire, titolo perfetto.

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→  giugno 23, 2018


Al Direttore.

Leggo la preoccupazione, di Pomicino e sua, per la “politica svuotata”, e mi prende il terrore retrospettivo per quello che sarebbe potuto succedere se fosse successo quello che in tanti auspicavano, prima che Renzi perentoriamente chiudesse ogni prospettiva di alleanza con il M5s. Sicuri che il PD sarebbe riuscito a riempire il vuoto della politica, “il cambiamento che rischia di mutare il profilo della nostra Repubblica, avvelenando i pozzi della democrazia”, e non l’avrebbe invece tacitamente legittimato, finendo per lasciarlo riempirsi “nel migliore dei casi dai mandarini, nel peggio dai poteri loschi”? Mi piacerebbe pensare che sia stata la nostra Dunkerque.

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→  giugno 21, 2018


Singolarità, nel campo dell’intelligenza artificiale, è il momento in cui quella delle macchine supera – o supererebbe – l’umana. Per analogia lo stesso termine potrebbe essere usato a proposito del nostro futuro politico: a indicare quando l’uscita dell’Italia dall’euro diventa –o diventasse – inevitabile. Come per la singolarità logica, anche per quella politica c’è chi pensa che non avverrà, e chi invece la ritiene inevitabile.

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→  maggio 22, 2018


Quanti saranno quelli che domenica mattina hanno perso il treno? Chi, per viale Monza o per Melchiorre Gioia andava verso il centro, trovava tutti gli accessi verso la Stazione Centrale bloccati da auto della Polizia municipale, a protezione di una fiumana di magliette verdi con la scritta PoliMIRun. Non so quelli che hanno svoltato: chi, come me, ha seguito verso Sud ha dovuto andare oltre il Politecnico. Già su «la» maratona di Milano ci sarebbe da ridire: quella però è una manifestazione sportiva ben nota. Ma è lecito infliggere a decine di migliaia di cittadini fastidi così rilevanti per consentire ad alcune centinaia di persone di trotterellare o di camminare stringendo in un cerchio il centro della città? Quali esternalità positive lo giustificano? Per quelle negative, esistono modi almeno per ridurle. Potrebbe essere un ottimo paretiano lasciare in funzione i semafori ad alcuni incroci: si consentirebbe ai mezzi l’accesso al centro cittadino, si offrirebbe ai “maratoneti” la pausa di cui evidentemente necessitano. Ci sono certo tecnologie per indicare tempestivamente le deviazioni necessarie, e alla peggio ci son sempre i vecchi cartelli gialli. La soluzione radicale sarebbe far svolgere la manifestazione in parchi ameni: minore visibilità, ma anche minore pubblicità negativa, proprio a quelle competenze ingegneristiche di cui abbiamo tanto bisogno.