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→  aprile 7, 2013


Big Data: A Revolution That Will Transform
How We Live, Work, and Think

by Victor Mayer-Schonberger and Kenneth Cukier
Eamon Dolan/Houghton Mifflin Harcourt
2013, pp. 256


L’uomo lascia tracce. 40.000 anni fa erano incisioni su zanne di mammouth, come quelle attualmente in mostra al British Museum. Oggi sono le stringhe di 0e 1 conservate nelle memorie in un data center in qualche parte del mondo. Qualunque cosa facciamo, se vendiamo o comperiamo, se siamo sani o malati, se viaggiamo o camminiamo, se parliamo al telefono o interroghiamo Internet, lasciamo tracce. Sono digitali, archiviarle costa sempre meno, ritrovarle è sempre più rapido: benvenuti nel mondo del Big Data.

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→  marzo 3, 2013


Recensione a L’intelligenza del denaro di Alberto Mingardi

Si dice che Laplace, a Napoleone che gli chiedeva perché nella sua spiegazione dell’origine del sistema solare non fosse mai nominato Dio, rispondesse: «Je n’ai pas besoin de cette hypothèse». Quando James Buchanan afferma che il mercato «non è un mezzo per realizzare un determinato fine», dice in fondo una cosa analoga: non c’è bisogno di una spiegazione del mercato esogena al mercato stesso. Nel mercato, inteso come attività di scambio, si crea ricchezza, ma il mercato non ha lo scopo di creare ricchezza. Dal mercato trae normalmente profitto chi ha migliori attitudini, competenze, volontà, ma il mercato non è volto a premiare il merito.

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→  febbraio 4, 2013

Il problema di chi entra in politica è la definizione della propria identità. Nel pensiero di Mario Monti è presente una singolare rappresentazione, per cui sarebbe preferibile se le forze politiche si allineassero secondo la loro maggiore o minore propensione alle riforme piuttosto che sull’asse tradizionale destra-sinistra. Di questa semplificazione il Professore si serve per far coincidere la difesa delle azioni del suo governo passato con l’adozione dell’”agenda Monti”, il programma della sua coalizione. Ma se un programma lo può scrivere chiunque, l’identità politica, in base a cui si formano le volontà dei cittadini, non si può improvvisare. Franco Debenedetti individua nel proposito di Monti di cambiare radicalmente il discorso politico in Italia il suo vero Peccato Capitale, e lo mette a nudo in questo libro. Per comprendere la radice ideologica di questo peccato l’autore ripercorre la vita e le opere di Monti e del suo governo nel 2011-2012 in relazione a fenomeni più complessi e alle loro radici storiche: l’Europa, origine e fine del governo Monti; l’ambivalenza che noi europei sentiamo tra libertà e giustizia, tra democrazia e vita morale; la contrapposizione tra euroentusiasti ed euroscettici, i quali, con grossolana approssimazione, vengono fatti coincidere con i sostenitori e gli avversari del governo Monti; una ricostruzione inedita del vertice di Bruxelles di giugno 2012, l’episodio più significativo di politica europea del governo Monti.

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La presentazione del libro di Franco Debenedetti
07 febbraio 2013

La presentazione del libro a Zapping 2.0
12 febbraio 2013

L’astratta rigidità dell’utopia europea
di Angelo Panebianco – Il Corriere della Sera, 06 febbraio 2013

La rivoluzione del mandarino Monti
di Marco Valerio Lo Prete – Il Foglio, 06 febbraio 2013

Perché le élite italiane temono la “meritocrazia elettiva” di Monti
di Marco Valerio Lo Prete – Il Foglio, 12 febbraio 2013

Come Monti ha stravolto (in negativo) il rapporto tra élite e democrazia
di Paolo Cirino Pomicino – Il Foglio, 14 febbraio 2013

Altro che risanatore il Prof sa solo tassare. Parola di Debenedetti.
di Franco Debenedetti – Il Giornale, 17 febbraio 2013

Bipolarismo vista Monti
di Stefano Folli – La Domenica del Sole 24 Ore, 17 febbraio 2013

Franco Debenedetti: tasse, “Il peccato del prof. Monti”
blitz quotidiano, 18 febbraio 2013

Il peccato capitale di Mario Monti
di Federico Rampini, La Repubblica, 21 febbraio 2013

L’Europa nella crisi alla prova della democrazia
di Tonia Mastrobuoni, La Stampa, 21 febbraio 2013

Il peccato capitale di Monti (secondo Franco De Benedetti)
di Gianfranco Sabattini, Pensalibero, 17 marzo 2013

→  dicembre 20, 2012


Contributo di Franco Debenedetti a:
Pensare la sinistra.
Tra equità e libertà

di Pietro Reichlin, Aldo Rustichini
Editori Laterza, 2012
pp. 279


Constatato che nell’ultimo trentennio “le scelte pubbliche hanno sacrificato la crescita economica e l’equità intergenerazionale, provocato una lievitazione incontrastata della pressione fiscale e prodotto una crisi del patto sociale” (pp. 5-6), Pietro Reichlin e Aldo Rustichini chiedono alla sinistra di riconoscerlo e di tornare “a discutere di come migliorare le politiche e le istituzioni pubbliche” (p. 6).

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→  novembre 26, 2012


Integrazione europea senza illusioni
di Vàclav Klaus,
Università Bocconi Editore,
Pag 114, € 15,00


Ci sono gli euroscettici per ragioni economiche: ritengono che l’eurozona non sia un’area monetaria ottimale, che imponga politiche che alcuni trovano troppo severe e altri troppo permissive, che non possa esistere una moneta senza stato. E ci sono gli euroscettici per ragioni istituzionali, preoccupati dei rapporti tra stati nazionali e superstato europeo. Vaclav Klaus è di questi, e per più di una ragione: perché istituzionale è la carica che ricopre, presidente della repubblica Ceca per il secondo mandato; e perché il suo paese fa parte dell’Unione Europea, ma non ha adottato l’euro.

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→  ottobre 1, 2012


Prefazione di Franco Debenedetti a:
La mente servile.

Come la democrazia erode la vita morale

di Kenneth Minogue
IBL Libri, 2012, pp.470
ISBN: 978-88-6440-081-5
Prezzo: 24,00€
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Book Republic


È raro che un ponderoso saggio di politica diventi attuale come un instant book: due anni dopo la stesura originale, la traduzione italiana esce nel momento in cui la crisi della democrazia europea sembra giunta al suo acme. È singolare che il libro di un filosofo della politica, che espone tesi così esplicitamente conservatrici, così marcatamente britanniche, contenga riflessioni pertinenti a un dibattito sorto e sviluppato su un terreno culturale affatto diverso, sul tema di una moneta che l’Inghilterra non ha voluto far propria. Se lo si dice, non è per aggiungere una ragione di interesse al libro, che non ne ha bisogno tanto è ricco di idee, di provocazioni, anche di arguzie; al contrario, è per indicare come gli strumenti che il libro ci offre possano servire per leggere la crisi in cui si trovano le istituzioni europee, per vedere i pericoli a cui stiamo andando incontro, per allargare la visuale a possibili alternative.

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