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→  novembre 15, 2012


Intervista di Luigi Chiarello

Altro che patrimoniale. All’Italia «serve una riforma hard delle tasse», che tagli l’imposizione fiscale «su imprese e lavoro». Perché è l’unica riforma che può «cambiare immediatamente le convenienze degli operatori».

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→  giugno 27, 2012


“La disoccupazione giovanile è una brutta cosa, ma non così brutta come ce la raccontano” : il titolo dell’articolo di Steven Hill sul Financial Times di lunedì è esplicito. Dipende dalla definizione statistica, che non conteggia gli studenti, e quindi riduce il denominatore della frazione.

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→  giugno 25, 2012


by Steven Hill

Hardly a day goes by without a new headline screaming about the scandal of youth unemployment, which has been pinned at the outrageous levels of 50 per cent in Spain and Greece and above 20 per cent in the eurozone.

There’s just one problem – those numbers are derived from a flawed methodology, which misrepresents the true level of unemployment among young people, making it look far worse than it is. Indeed, the same methodology is also used to measure adult unemployment rates and probably underestimates that figure. The way we estimate unemployment is giving us a skewed view of reality.

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→  giugno 22, 2012


Negli anni 80 si discusse a lungo come insegnare l’informatica nelle scuole: chi sosteneva che era una nuova “materia”, da insegnare in aule appositamente attrezzate; chi invece uno strumento che le altre “materie” dovevano usare e fare usare, ciascuna nel modo a sé più acconcio. Mi sono ricordato di quelle discussioni – allora ero in Olivetti – leggendo che il decreto sviluppo prevede la creazione dell’Agenzia per l’Italia digitale, così dotandosi di un “national champion” digitale, come vuole il commissario Kroes, e pure risparmiando con la fusione di due o tre enti preesistenti.
Nel caso della scuola, trent’anni dopo, troviamo social network alle elementari, Wikipedia come bignami alle medie, motori di ricerca al liceo per trovare Cicerone tradotto, e Skype per tutti: i ragazzi hanno risolto il dilemma adottando spontaneamente strumenti sofisticati che interessavano loro.

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→  aprile 17, 2012


dalla rubrica Peccati Capitali

“Ma se vi abbiamo dato il sistema tedesco?” chiude brusco l’autorevole interlocutore a cui cerco di spiegare perché quella dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori è una riforma mancata. Evidentemente non conosce la storia del signor S.P.

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→  marzo 23, 2012


A contare, nel “vecchio” articolo 18, non sono stati gli effetti visibili; a contare sono stati quelli che non si sono potuti vedere. Se si guarda alle poche migliaia di licenziamenti individuali e alle poche centinaia di reintegrazioni ordinate dal giudice, alla relativa facilità con cui si sono fatte “ristrutturazioni” industriali e messi lavoratori “in mobilità” si può anche dire che in fondo è costato poco. Se si considerano le opportunità precluse a lavoratori e imprenditori, i costi dell’opporre la rigidità alla variabilità dei cicli economici e tecnologici, è costato tantissimo. Fa un certo effetto parlarne al passato.

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