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→  marzo 19, 2012


Intervista di Roberto Bagnoli

«Nella ricerca del consenso ci si impantana»

E’ d’accordo con l’economista Francesco Giavazzi nel giudicare troppo lenta l’attuale azione di governo rispetto al blitz sulle pensioni e si schiera con gli imprenditori nel timore che la riforma del lavoro finisca con un compromesso al ribasso. Senza tralasciare una punzecchiatura al premier quando osserva che nella polemica dell’altro giorno «a volte l’ironia scivolava nel sarcasmo e la precisione nel puntiglio». Franco Debenedetti, per tre legislature senatore scomodo della sinistra (Pds e Ds), presentò in Senato nel 1997 la prima proposta di riforma dell’art. 18, pubblicò «Non basta dire no» contro la Cgil di Sergio Cofferati. Adesso teme che l’iniziale piglio riformatore del governo Monti si incagli nell’esasperata ricerca di «muoversi nel consenso».

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→  febbraio 21, 2012


“L’esistenza dell’articolo 18 è utile soltanto per impedire licenziamenti discriminatori che vanno comunque bloccati e sanzionati”, scrive Eugenio Scalfari (nel suo articolo di domenica). Ciò di cui da anni e particolarmente oggi si discute, però, é il licenziamento per giustificato motivo economico: qui l’articolo 18 protegge il lavoratore soltanto nel caso in cui il giudice ritenga che il motivo addotto dall’imprenditore non sia sufficiente, ma lascia il lavoratore con un pugno di mosche in mano quando invece il licenziamento sia ritenuto giustificato. La proposta di cui si discute è di prevedere invece un indennizzo automatico, sottratto alla decisione del giudice, e un trattamento di disoccupazione universale, più robusto e accompagnato da servizi di assistenza intensiva per la ricerca della nuova occupazione, responsabilizzando per questo anche l’impresa che licenzia.

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→  febbraio 14, 2012


Gentile Francesco Piccolo, strepitose le sue riflessioni a partire da «The Artist» sulla «Lettura» di domenica. Non ho visto il film; ora penso che, o non andrò a vederlo o, se ci andrò, avrò i suoi occhi, come si diceva una volta. Sono però incespicato sulla frase: «Bersani e Camusso difendono l’articolo 18». Controllare con sua zia le sarà facile, forse meno con Jonathan Franzen, ma in ogni caso sono molti a difendere quell’articolo, nel ceto medio riflessivo e tra gli intellettuali chiamati a rappresentarlo. E allora mi domando se, nel contesto del pezzo, non sarebbe stato appropriato rovesciare la frase. Nel senso che è l’art. 18 a difendere Pier Luigi Bersani e Susanna Camusso: gli «artisti» sono loro.

→  febbraio 7, 2012


dalla rubrica Peccati Capitali

La disoccupazione è il problema delle economie occidentali. Ciò che intuitivamente sembra che lo risolva, in realtà lo aggrava, e ciò che realmente lo risolverebbe è rifiutato come rischio, intollerabile pericolo. Anche la battuta di Mario Monti sulla monotonia del posto fisso riflette questa contraddizione: certo che un lavoro nuovo è più interessante, impegna di più, fa aumentare la produttività, ma per chi teme di restare senza lavoro ben venga la monotonia pur di portare a casa uno stipendio.

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→  gennaio 31, 2012


E’ tanto tempo che se ne parla che qualcuno è arrivato a dubitare perfino che esista il valore legale del titolo di studio. Due consigli dei ministri non sono stati capaci di decidere: ci si affiderà quindi a una “consultazione pubblica su internet”. Una procedura certo innovativa, che ricorda il deliberative polling che suscitò un fugace interesse qualche anno fa. Ma soprattutto un precedente non bello, in vista dei tanti scogli disseminati sulla rotta del Governo. Vedremo.

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→  ottobre 28, 2011



Il lavoro perduto e ritrovato
a cura di Gianni Vattimo, Pasquale Davide de Palma, Giuseppe Iannantuono
Edizioni Mimesis, 2012
pp. 259



Intervento di Franco Debenedetti

E’ opinione corrente che il contesto in cui opera l’industria della conoscenza sia caratterizzato da un aumento della complessità, in misura tanto cospicua, qualitativamente e quantitativamente, da rappresentare una discontinuità rispetto al passato; e che questa discontinuità debba essere affrontata con una corrispondente discontinuità nei metodi di gestione dell’impresa. Nella lettura che qui si propone, è rispetto al proprio presunto ordine, che le organizzazioni percepiscono come disordine, l’irrompere dei lavoratori della conoscenza. Invece di scrivere un altro capitolo di luoghi comuni delle teorie gestionali, si delinea una prospettiva che usa la conoscenza stessa per superare la complessità.

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