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→  giugno 22, 2011


La proposta di portare il numero delle deleghe da tre a cinque sta diventando l’argomento più importante dell’assemblea straordinaria di BPM di sabato, perfino più del maxi aumento di capitale da 1200 milioni di €. A ragione, perché quella norma rimanda direttamente alla governance della Banca, e quindi alla causa prima dei suoi problemi congiunturali e strutturali. E’ per ragionare su questo tema che mi rivolgo ai soci di BPM. Lo faccio quale unico consigliere indicato da Assogestioni. Questa rappresentanza, viene asserito, sarebbe testimonianza di una “speciale attenzione” verso gli investitori istituzionali: un’attenzione che quindi va usata.

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→  giugno 1, 2011


Come pochi giorni fa l’applauso scrosciante di Confindustria, anche quello che ieri all’assemblea di Banca d’Italia ha accolto le ultime “considerazioni finali” di Mario Draghi, esprimeva, oltre agli auguri, la soddisfazione e l’orgoglio per la sua nomina al vertice della BCE.

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→  maggio 7, 2011


Assumere donne al Sud, ridurre la burocrazia degli appalti e portarla a zero nei distretti turistici, dare a tutti una carta d’identità elettronica, incentivare la ricerca commissionata alle università: anche se tutte le semplificazioni semplificheranno e tutti gli incentivi incentiveranno, la “fantasia positiva” (copyright di Alberto Orioli sul Sole 24 Ore di ieri) del decreto sviluppo non è l’equivalente di una politica.

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→  aprile 28, 2011


Lettera di Maurizio Crippa al direttore
La testa di Fiat resta a Torino, la testa di Parmalat resta a Parma. E’ il culo, che lo diamo un po’ all’estero.
Maurizio Crippa


Replica di Franco Debenedetti
A Maurizio Crippa vorrei ricordare che a contare non è dove restano le teste di Fiat e Parmalat, ma in che verso guardano per trovare il loro piacere. Quelli che hanno dietro, mi pare, sono sindacati e politici.

→  aprile 28, 2011


di Lina Palmerini

L’Opa Lactalis non azzera la strategia di Giulio Tremonti messa sul tappeto – politicamente – soprattutto dalle parole del premier su Parmalat. Quella difesa a un’Opa «non ostile» e alle regole del mercato ha messo in allarme non solo il ministro dell’Economia ma il suo potente alleato leghista sul fatto che adesso – fallita la difesa dell’italianità a Collecchio – possa saltare il decreto sul fondo presso la Cassa depositi e prestiti a sostegno delle imprese italiane nei settori strategici. È quella la frontiera su cui adesso si batterà il Carroccio portandosi anche un pezzo di Pdl vicino all’idea tremontiana.

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→  aprile 28, 2011


di Morya Longo

C’è chi non ne vede i motivi, come il presidente della Vitale e Associati Guido Roberto Vitale: «L’ingresso della Cassa depositi e prestiti con una quota del 10% nel capitale di Parmalat sarebbe del tutto inutile: i francesi avranno sempre la maggioranza». C’è chi appare più possibilista, come il presidente dell’Abi e amministratore delegato del Montepaschi Giuseppe Mussari: «La Cassa è un soggetto a natura mista, per cui se ritiene utile investire in Parmalat fa bene a farlo». C’è chi ne vede i risvolti politici, come il numero uno di Antares private equity Stefano Romiti: «Se così fosse, francamente mi sembrerebbe una forzatura. Sarebbe una soluzione più politica che di mercato, credo che i soldi potrebbero essere destinati altrove». C’è chi, come il gestore di un hedge fund italiano che preferisce restare anonimo, si dichiara decisamente contrario: «La Cdp deve fare altro, un’operazione del genere è assurda».

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